
People of the world
Spice up you life!
Siamo nell’ottobre 1997: con un nuovo album in uscita e un film all’orizzonte, le Spice Girls dominano il mondo. Il video musicale del loro nuovo singolo, Spice Up Your Life, dipinge un’immagine iperbolica, ma non troppo lontana dalla realtà: all’interno di uno scenario distopico stile Blade Runner, le cinque ragazze hanno preso il controllo di una metropoli futuristica, con immensi schermi che proiettano continuamente le loro immagini, imponenti insegne con i più celebri marchi che prendono il loro nome e cartelloni pubblicitari che celebrano il loro impero pop. Le Spice Girls ironizzano sulla mole di partnership pubblicitarie che le hanno viste protagoniste negli ultimi mesi: la loro band si sta trasformando sempre più in un brand, con crescenti critiche da parte di media e pubblico. Spice Up Your Life è una perfetta rappresentazione del picco massimo della loro egemonia culturale, un attimo prima dell’inevitabile crollo.
Ma come siamo arrivati fin qua?
Come hanno fatto queste cinque ragazze a conquistare il mondo, diventando un fenomeno mediatico senza precedenti?

Le copertine dei due album che le Spice Girls hanno pubblicato nel loro periodo di massimo successo: Spice (1996) e Spiceworld (1997).
Le Spice Girls sono cinque, come le lettere che formano la parola Spice, tanto che nelle copertine dei loro primi due album ognuna di loro occupava una lettera. Proviamo allora a raccontare il fenomeno con 5 parole chiave le cui iniziali vanno a formare la parola “SPICE”:
Sorellanza
Potere alle ragazze
Individualità
Controllo
Esuberanza
Tenete a mente queste cinque keywords mentre passiamo in rassegna la loro conquista del mondo in 5 punti.

Sugar & Spice
What are little girls made of?
Sugar and spice, and everything nice.
That’s what little girls are made of

Sulla rivista Smash Hits, nel numero di luglio 1996, appare un’inserzione pubblicitaria che sembra quasi un annuncio di reclutamento:
CERCASI – chiunque abbia senso del divertimento, libertà e avventura, tenetevi forte, preparatevi, il girl power sta arrivando dritto verso di voi.
In poche parole, la pagina presenta il mondo delle Spice Girls, chiamando a raccolta i futuri fan in vista dell’uscita di Wannabe, il primo singolo della band. Circa due anni prima, le stesse Spice Girls avevano risposto a un annuncio che cercava ragazze fra i 18 e i 23 anni per una girl band.
Era il febbraio 1994.
Dopo una complessa selezione, emerge la formazione definitiva: Emma, Geri, Mel B, Mel C e Victoria sono le componenti di una band inizialmente chiamata Touch. Le cinque ragazze trovano subito una grande sintonia: nei successivi 12 mesi vivono insieme, esercitandosi nel canto e nel ballo e cominciando a scrivere e registrare le loro prime canzoni.
Una di queste, Sugar and Spice, è ispirata alla tradizionale filastrocca inglese che illustra “di cosa cosa sono fatti i bambini” e “di cosa sono fatte le bambine”. Per quanto riguarda i maschietti, gli ingredienti sono “snips, snails and puppy-dogs’ tails”, ossia “rimasugli, lumache e code di cagnolino”, elementi pensati per descriverli come rumorosi, disordinati e inclini a giocare all’aria aperta. Le femminucce, invece, sono descritte come più dolci e mansuete, visto che sono fatte di “sugar and spice, and everything nice”, ossia “zucchero, spezie e tutte le cose belle”. Sebbene questi versi riflettano un’immagine tradizionale nell’ottica dei ruoli di genere, quel tocco di spezia contrasta la potenziale stucchevolezza dello zucchero, suggerendo una femminilità briosa, sfacciata e un po’ piccante. È proprio su questa idea che le cinque ragazze decidono di puntare nel momento in cui cambiano nome, da “Touch” a “Spice”.
Uno dei trailer di Spice World (1997) presenta le Spice Girls da piccole in un flashback ambientato nel 1978: mentre prendono il tè, le bambine recitano proprio la filastrocca “What little girls are made of”, ridicolizzando la concezione che le bambine siano fatte di “everything nice”.
Sembra sia stata Geri ad avere avuto questa intuizione durante una lezione di aerobica. Visto che il nome “Spice” era già stato preso da un rapper americano, la band opta per “Spice Girls”. Già da tempo gli addetti ai lavori tendevano a riferirsi a loro, con una punta di scherno, come “the Spice girls”, evidenziando la connotazione dispregiativa storicamente legata al termine girl.
1991, RIOT GRRRL ma anche reevalutation of all things girly
psicologa Carol Gilligan team di ricercatori dell’univ di harvard in articolo sul new york times reported that, contrary to pop belief, little girls were more confident, more assertive and had greater self-esteem than their grown-up counterparts. in fact, it was the process of becoming women that seemed to be stripping girls of their strength and courage. crisis of self esteem during puberty never recover from.
Nei primi anni ’90, a dominare la scena musicale erano gli uomini, sia ai piani alti delle case discografiche sia ai vertici delle classifiche, con le boy band a fare la parte del leone. Nessuno pensava che una girl band potesse avere successo. Le Spice Girls si rendono presto conto di questa realtà.
Come ha spiegato Mel C all’evento di AIM’s Women In Music nel 2018:
«Ci dicevano che le ragazze non vendono. Andavamo nelle redazioni delle riviste e i redattori ci dicevano: “Non possiamo mettervi in copertina perché non venderemmo abbastanza copie”. Questo ci ha davvero fatto arrabbiare ed è stato allora che abbiamo cominciato a parlare di Girl Power. Ci siamo rese conto di avere qualcosa di davvero importante da dire. Questo ci ha reso ancora più determinate a farcela perché abbiamo capito fin dall’inizio che non lo stavamo facendo solo per noi stesse e l’una per l’altra, ma per tutte le ragazze».
Le Spice Girls si riappropriano della parola “girl“, aggiungendola senza remore al nome della loro band, e popolarizzano il termine “Girl Power”, che diventa il loro inno. Il concetto di Girl Power nasce nel 1991 a Olympia (Washington), negli Stati Uniti, all’interno del movimento delle Riot Grrrl, composto da gruppi di giovani band punk-femministe. L’intento era proprio quello di riscattare il termine “girl” da ogni connotazione sessista, liberando le ragazze da quello stato di inferiorità fisica e mentale che la società storicamente attribuisce loro. Tuttavia, nell’adottare il termine “Girl Power”, le Spice Girls non hanno volto lo sguardo oltreoceano, ma si sono ispirate alle Shampoo, un duo di ragazze britanniche come loro.
Nel 1995, le Shampoo hanno pubblicato il singolo Girl Power, palesemente ispirato alle Riot Grrrl. Il testo del brano è un perfetto manifesto del Girl Power a cavallo fra le Riot Grrrl e le Spice Girls:
I don’t wanna be a boy, I wanna be a girl
I wanna do things that’ll make ya hair curl
I wanna play with knives, I wanna play with guns
I wanna smash the place up just for fun
I wanna go out, I wanna party
And act like a child if it suits me
‘Cause we’ve got, ‘cause she’s got
Girl power, we glower
Coming home drunk in the midnight hour
Girl power, we glower
We might look sweet, but we wanna be sour
La canzone si apre con una netta rivendicazione dell’identità femminile (“Non voglio essere un ragazzo, voglio essere una ragazza”), salvo poi dipingere un’immagine che esce deliberatamente dai margini della femminilità convenzionale (“Voglio fare cose da far rizzare i capelli! Voglio giocare con i coltelli, voglio giocare con le pistole! Voglio mettere a soqquadro tutto solo per divertimento”), incarnando lo spirito sovversivo delle Riot Grrrl. La libertà di contravvenire a ruoli e aspettative di genere rimanda all’infanzia (“Voglio […] comportarmi come una bambina, se mi va”), vista come una fase in cui le donne godono di una maggiore libertà rispetto all’adolescenza e all’età adulta. Le Riot Grrrl, come ricorda Hains, gustapponevano piercing, tatuaggi e anfibi ad elementi girly, come calze al ginocchio, codini e fermagli per capelli. Allo stesso modo le Shampoo – come le Riot Grrrl – adottano elementi associati alle bambine nei loro look, giocando con il contrasto fra l’innocenza infantile e l’atteggiamento punk. “We might look sweet, but we wanna be sour” (“Potremmo sembrare dolci, ma vogliamo essere aspre”) riassume perfettamente il messaggio sotteso al Girl Power non solo in questa fase, ma anche in seguito.
Se già le Shampoo erano viste come una versione annacquata delle Riot Grrrl, le Spice Girls proporranno una declinazione ancora più edulcorata e commerciale del Girl Power, ma mantenendo alla base quell’irriverente senso di libertà e di ribellione quasi infantile.


girl power = non-political alternative to feminism, its a new way of being girls (160), si sono appropriate del mess delle riot el’hanno diluito, svuotandolo delle connotazioni legate all’active pol. engagement, de-radicalizzato, il gp diventa un prod da consumare. CHICAS TO THE FRONT abiti delle riot in comune? babydoll. knee high socks, big boots, combat boots (anfibi?), tank girl?, giustapposizione elementi maschili. Perfino l’iconico look di Geri con la bandiera del Regno Unito era stato “fatto in casa” cucendo uno strofinaccio da cucina sopra un abitino nero, per poi colorare gli stivali di rosso con una vernice spray.
Quest’esuberanza, non a caso, è uno dei tratti distintivi della band. Dopo essere sfuggite al loro management come schegge impazzite, le ragazze hanno cominciato a farsi conoscere nell’ambiente musicale. Le Spice Girls andavano all’assalto delle grandi case discografiche, rumoreggiando e saltando/ballando sui tavoli delle sale riunioni/uffici. Allo stesso modo, le ragazze invaderanno le redazioni delle riviste e gli studi televisivi. Nel video di Wannabe, le cinque fanno irruzione in un ambiente sofisticato, pieno di persone ricche e snob: è un tentativo di portare in scena/ricreare proprio quell’attitudine giocosa e caotica con cui le Spice prendevano il controllo dello spazio attorno a loro, mettendo a soqquadro tutto. Uno dei loro punti di forza era proprio quest’irriverenza, in seguito sfoderata anche di fronte a figure di alto rango come Nelson Mandela e il Re Carlo di Inghilterra: riguardo a quest’ultimo, è rimasto celebre il video in cui Geri lo riempe di baci col rossetto e gli dà una leggera pacca sul sedere.
bacchettoni = wannabe

Nell’estate del 1996, il mondo è stato travolto da queste cinque ragazze chiassose, sfacciate, scomposte e impertinenti. Le Spice Girls facevano casino, dicevano tutto ciò che gli passava per la testa, lanciavano battute fulminanti, prendevano in giro gli uomini e ridevano in modo sguaiato: alle donne, di norma, non era concesso comportarsi in quel modo in pubblico. Vivaci e scatenate come bambine a un pigiama party, le Spice Girls erano una forza della natura, un concentrato di pura energia. Ovunque si trovassero, portavano scompiglio. I redattori delle riviste e i presentatori dei programmi tv e radio, in larga parte uomini, erano spiazzati e affascinati nella stessa misura. Allo stesso modo, il pubblico non era abituato a vedere giovani donne che si comportavano in quel modo: le ragazze di tutto il mondo si innamorarono subito di queste cinque “peperine”.

Con il loro piglio spensierato e dirompente, le Spice Girls hanno ridefinito ciò che significa essere una ragazza negli anni ’90. Annullando le connotazioni negative legate al termine “girl“, hanno imposto il girl power, il potere delle ragazze, come nuova forza mondiale. Improvvisamente, essere una ragazza diventa cool, un motivo d’orgoglio e una causa per cui battersi. La Spice Revolution ha inizio!
La copertina del numero di Smash Hits di ottobre 1996 rappresenta bene la dirompenza con cui le Spice Girls hanno fatto irruzione nella cultura pop, come uno squarcio nel muro.
Kate Thornton, l’allora direttrice della rivista, racconta: “Appena sono arrivate al primo posto nelle classifiche di metà settimana, le ho fatte venire per un servizio fotografico. Ho chiesto al fotografo, Tom Howard, di immortalare il momento in cui mi hanno assalito in ufficio, e lui le ha ritratte mentre sfondavano a pugni un enorme muro rosa”. (Fonte).
birbanti, birichine, monelle, bambinesche, audaci, maliziose, speziate, frizzanti
chiacchierone, uragano, fenomeno della natura, bambinesche (don lurio), rambunctious, loud energetic harsh raucousness, abrasive brash, SPIGLIATE, SELF CONFIDENT
attitude, loud and fem, playful and assertive (contrad), having fun + getting what they really want (sanno cosa vogliono – i’ll tell you what i want). RAW, LOUD, BLUNT, BOLD AND IN YOUR FACE, selling attitude, selvagge, Insolenti, mettono a soqquadro l’ambiente discografico. Boccacce, anarchia. feisty, mischevous = peperine, grintose, agguerrite, dispettososo sovversive, Raw: grezzo, crudo, senza filtri Blunt: schietto, diretto, senza peli sulla lingua Bold: audace, coraggioso, sfacciato In your face: aggressivo, provocatorio, d’impatto (o “in faccia”, “senza filtri”), impertinenti e insolenti. spavalde, sfacciate, sfrontate, spavalde, URAGANO, ESPLOSIVE, auto-affermazione di se, spigliate, scanzonate, mine vaganti, gioventù spensieratata, naughty, silly, homemade DIY, cheeky, confident
Girl Power is coming at ya!
What you looking at, boy?
Girl Power is comin’ at’cha!
Nel corso degli ultimi trent’anni, il termine girl power è entrato a far parte del linguaggio comune, al punto da essere utilizzato – in contesti anche molto diversi tra loro – per riferirsi in modo piuttosto generico all’empowerment femminile. Eppure, negli anni ’90, questa espressione possedeva una connotazione ben precisa, che proprio le Spice Girls hanno contribuito a plasmare. Cos’è, quindi, il girl power?

Per capirlo bisogna entrare nella mentalità degli anni ’90. Sono passati più di vent’anni dal momento di massima esposizione mediatica della Seconda Ondata: il femminismo è visto come qualcosa di vecchio e ormai “superato”. Nell’immaginario collettivo permangono i peggiori stereotipi sulle femministe, viste come pedanti megere che non sanno fare altro che lamentarsi; zitelle acide che odiano gli uomini perché nessuno le vuole; vecchie arpie guastafeste che bruciano il loro reggiseno e dicono alle altre donne come dovrebbero comportarsi. Alla luce di tutto questo, non sorprende il fatto che, fino alla fine degli anni ’00, molte donne – sia fra le celebrità sia fra la gente comune – fossero restie a definirsi “femministe”.
Nel promuovere il loro Girl Power, le Spice Girls non potevano ignorare l’ingombrante eredità della Seconda Ondata. Le cinque ragazze accostano i loro ideali al femminismo, ma al contempo ne prendono le distanze: “Il Girl Power è come il femminismo, ma non devi bruciare il tuo reggiseno”. Tirando in ballo la leggenda metropolitana dei reggiseni andati a fuoco, le ragazze dimostrano che la loro conoscenza del femminismo è influenzata da vecchi stereotipi che continuano a persistere.
Nel loro libro ufficiale, intitolato proprio Girl Power! (1997), una citazione di Geri evidenzia la cattiva reputazione del femminismo alle porte del nuovo millennio:
“Il termine ‘femminismo’ è diventato una parolaccia.
“Girl Power” è solo un modo anni ’90 per dirlo.
Possiamo dare un calcio in culo al femminismo!

Più volte, nei loro discorsi sul Girl Power, le Spice Girls calcano la mano sul fatto di voler essere potenti senza rinunciare alla loro femminilità, rappresentata perfettamente dal Wonderbra: questo reggiseno push-up, introdotto sul mercato nel 1994, diventa un accessorio indispensabile per tutte le ‘ladette’, le ragazze britanniche che sul finire degli anni ’90 vogliono essere libere di divertirsi tanto quanto i ragazzi. Le Spice Girls sono la perfetta rappresentazione mediatica di questo fenomeno: il reggiseno non è più una trappola del patriarcato, ma un simbolo di potere femminile.
We know how we got this far
“Sappiamo come abbiamo fatto ad arrivare così lontano
Strength and courage and a Wonderbra!
Forza, coraggio e un reggiseno push-up!”
Spice World (1998)
Geri, che fra le cinque è la prima e più fervida promotrice del Girl Power, ha spiegato che “abbiamo creato un movimento, è più di una band. È come il femminismo degli anni ’60 rivitalizzato per gli anni ’90, ma questa volta puoi indossare il tuo Wonderbra (reggiseno push-up) e tutto il trucco che vuoi, ma essere comunque intelligente e avere le palle”.
“Il Girl Power”, ha dichiarato Emma, “consiste nell’essere chiunque tu voglia essere. Indossare le tue gonne corte, il tuo Wonderbra e il tuo trucco, ma avere anche qualcosa da dire”. “Puoi fare quello che vuoi – avere l’aspetto che vuoi – basta che credi in te stessa”, ha aggiunto Mel C.
Le ragazze concordano sul fatto che la chiave per possedere il Girl Power risieda nel credere in se stesse e nelle proprie capacità, e nel prendere il controllo della propria vita e del proprio destino. Ma quanto è facile farlo quando hai-

“Il Girl Power è in giro da anni, ma ora è il momento che esploda”, dice Mel C. «È una forma glamour di femminismo per gli anni Novanta», (spice mag)
Non si tratta, comunque, solo di riappropriarsi di ciò che è tipicamente femminile. Ripetutamente, negli anni, è stato chiesto alle componenti della band di spiegare il significato del loro motto, e le loro risposte sono state varie. In generale, si può dire che il Girl Power sia un’attitudine, uno stile di vita: le Spice Girls invitano le ragazze a credere in sé stesse, sostenersi a vicenda e prendere il controllo della propria vita.
simile a riot grrrl amanifesto, concetti cmq femministi
IL GIRL POWER È QUANDO…
Aiuti un ragazzo con la sua borsa.
Tu e le tue amiche rispondete ai fischi per strada urlando: “Tira fuori il culo!”.
Indossi i tacchi a spillo e sei in gamba.
Sai di potercela fare e che niente ti fermerà.
Non aspetti che sia lui a chiamarti.
Stai dalla parte delle tue amiche e loro stanno dalla tua.
Cammini a testa alta anche quando sei coperta di brufoli.
Credi in te stessa e hai il controllo sulla tua vita.
Girl Power è accettare la propria unicità, volersi bene e seguire il proprio istinto. Girl Power è far sentire la propria voce, scrivere le proprie regole e rifiutare di farsi comandare dagli altri (“men che meno dai maschi!”).
Girl Power è avere autostima, esprimere liberamente le proprie opinioni, coltivare le proprie ambizioni, sapere ciò che si vuole e ottenerlo. Le Spice incoraggiano le ragazze a farsi valere e ad ottenere ciò che vogliono. D’altronde la loro prima hit, Wannabe, parte in quarta con una giocosa dichiarazione di assertività: “I’ll tell you what I want, what I really really want!”. Girl Power è la libertà di essere qualunque cosa tu voglia essere. Puoi fare qualunque cosa se credi in te stessa e ti fai forza (sii forte). (ottimismo anni ’90, vedi clueless) sicure di sé e consapevoli di sé, credere in te stessa e nelle tue capacità/possibilità. controllare il proprio destino.
“Cent’anni fa ci si aspettava che le ragazze fossero mansuete e umili, ma ora è tutto cambiato. Oggi è una buona cosa prendere il controllo della propria vita e urlarlo a gran voce, se lo si vuole! Sta a te essere chiunque tu voglia essere, e non lasciare che nessuno ti dica il contrario. Puoi raggiungere i tuoi obiettivi se sei positiva. Se sei fedele a te stessa e credi in te stessa, puoi fare qualsiasi cosa tu voglia. get what u want, what you really really want, awareness
forza fisica e mentale, indipendenza, successo, libertà
all post-feminist individualism and no recognition of structural gender inequalities.
appropriazione del fem, fem as a commodity, shop her way to empow, girls as consumers (clueless), pick up vocab and ideas from fem
marketable fem, fem=individual enterprise, gp=oggetto di consumo
colonizzazione/commercializzazione di una sottocultura
fem + punk! (anche le spice sono punk a modo loro) (sanitized) (xò cmq testi…) (demanding respect and refusing to be taken for granted) (common sense)
FARE LE COSE A MODO NOSTRO/DI TESTA PROPRIA (let’s do our own thing)
realizzazione personale, way of life, an attitude, confidence, self respect,
“feminism is necessary and fun” (douglas)
When asked in 1997 what the term meant, Brown replied: “It’s about spreading a positive vibe, kicking it for the girls… It’s not about picking up guys. We don’t need men to control our life. We control our lives anyway.”

lady is a vamp

“Il Girl Power consiste nel capire che non devi tollerare le stronzate di nessuno, meno che mai da parte dei maschi!” (Mel B). Non devi subire in silenzio.
Individuati gli ingredienti del Girl Power, manca solo il tocco finale che amalgama il tutto: il sorriso. Al centro della filosofia delle Spice Girls c’è proprio questo: prendere la vita con ottimismo, farsi una risata e non smettere mai di divertirsi.
All you need is positivity!
Spice Up Your Life (1997)
Quella delle Spice è una rivoluzione sorridente: in questo, le cinque ragazze si contrappongono alle Riot Grrrl, che proprio sulla rabbia basavano gran parte della loro comunicazione. Le Spice Girls promuovono idee riconducibili al femminismo, arrivando perfino ad appropriarsi di espressioni storicamente legate al movimento (“The future is female”), ma rifiutano la tipica immagine della femminista arrabbiata. La rabbia, sentimento centrale nella lotta femminista, era una delle ragioni per cui il movimento si era fatto una cattiva reputazione: come abbiamo anticipato, la femminista-tipo era vista come una figura eccessivamente polemica e quindi pesante, noiosa e polverosa. Ecco perché le Spice Girls scelgono di veicolare quegli stessi messaggi con un atteggiamento positivo, col sorriso sulle labbra. Quando Milly Carlucci, a Fantastico, ha chiesto alle Spice cosa significa Girl Power, Geri le ha risposto che “significa essere una donna forte e indipendente, supportare le tue sorelle, essere bella e avere cervello, proprio come te”. A quel punto, Mel B ha aggiunto che Girl Power è anche “farsi una risata, divertirsi”.

Con il loro successo globale, le Spice Girls rappresentano perfettamente l’era della Cool Britannia, ossia quel fermento culturale che, a metà degli anni ’90, ha riportato il Regno Unito al centro dell’immaginario pop. La bandiera UK, indossata con orgoglio da Geri nell’iconica esibizione ai Brit Awards 1997, diventa uno dei principali simboli della band.
Questo senso di leggerezza permetteva al messaggio delle Spice Girls di non risultare troppo minaccioso: gli uomini con cui le ragazze avevano a che fare (come Magalli, nel caso di Fantastico) spesso si mostravano tanto divertiti quanto intimiditi. Anche se si divertivano a stuzzicarli, le Spice Girls ci tenevano a precisare che non odiavano gli uomini, prendendo nuovamente le distanze dalla propria concezione (stereotipata) del femminismo.

Quella che le Spice Girls promuovevano, quindi, era una versione basica ed edulcorata del femminismo, i cui principi di base venivano semplificati e ridotti all’osso al fine di renderli accessibili, digeribili e appetibili per le nuove generazioni. Il loro intento – dare una rinfrescata al femminismo, reinventandolo per gli anni ’90 – le accomunava alle Riot Grrrl e in generale alle femministe di Terza Ondata, ma ovviamente le Spice Girls rappresentano la declinazione più apolitica e commerciale di questa corrente. Attraverso il Girl Power, le Spice Girls trasformano il femminismo in un prodotto di intrattenimento, privandolo della sua componente socio-politica. Rivolgendosi a un pubblico di massa, il loro messaggio era estremamente semplice, perfettamente comprensibile anche da un pubblico infantile, e sostanzialmente inoffensivo (tant’è vero che il simbolo del Girl Power è il gesto della vittoria, ma anche della pace). Chi le accusa di aver banalizzato, depoliticizzato e mercificato il femminismo non ha tutti i torti, ma è innegabile che il loro Girl Power abbia rappresentato per molte bambine e ragazze un primo contatto con il concetto di empowerment femminile. Il Girl Power – a differenza del “serioso” femminismo adulto – era presentato come una cosa divertente, un gioco a cui tutte le ragazze potevano partecipare: questo era un mantra che potevano applicare nella loro vita di tutti i giorni, sentendosi bene con sé stesse e imparando a farsi rispettare… anche alzando la voce, se necessario. In fondo, le girls non sono fatte solo di sugar, ma anche di spice.
riconoscere l’importanza del femm ma anche distanziarsene (pieno stile postfemm), non radical, non pol. involvement. marketing tool, fem as a lifestyle accessory
repackaging feminism for young consumers
personal empowerment, personal expression
CAVALLO DI TROIA PER IL FEMM, FEMINISM IS NECESSARY AND FUN (douglas)
freidnship fun and sassiness resonated with little girl, girls rule boy drool
WONDERWOMAN—THIS VIBE IS CONTAGIOUS, FEEL IT, CATCH IT—IT’S A GIRL’S WORLD—SHE WHO DARES WINS—IT’S A GIRL THANG—COME ON BABY—THE SPICE SQUAD ARE HERE —WHAT YOU LOOKING AT BOY?—CAN YOU HANDLE A SPICE GIRL?—SILENCE IS GOLDEN BUT SHOUTING IS FUN—FREEDOM FIGHTERS—FUTURE IS FEMALE—SPICE REVOLUTION
Le stesse Spice, dopotutto, mettevano in pratica il Girl Power nelle loro vite. Com’è scritto sul retro della VHS del loro documentario One Hour Of Girl Power (1997), “Non parliamo solo di Girl Power, ma lo viviamo in prima persona. Sta’ a guardare!”. Dopo aver offerto varie definizioni di Girl Power, il primo numero della rivista ufficiale della band ribadisce che tutto ciò “vale anche per le Spice Girls” in quanto “gran parte del loro successo risiede nel fatto che hanno imparato a farsi valere e a dire la loro”.
“Quando abbiamo cominciato, un sacco di persone non ci prendevano sul serio perché eravamo ragazze”, ricorda Mel B: “Pensavano che non avessimo cervello e ci trattavano con fare paternalistico. È stata dura, ma adesso siamo in una posizione per cui possiamo dire: ‘Guarda, così non va! Abbiamo dei cervelli, abbiamo qualcosa da dire!'”.
Let’s do it our own way!
I’ll tell you what I want
What I really, really want
You might do the wrong thing for the right reasons
Don’t just do the right thing to be pleasing

“Prendi il controllo! Come il girl power può cambiare la tua vita”.
Il controllo che le Spice Girls operavano sulla propria carriera è stato spesso messo in discussione: la storia delle loro origini sembrerebbe suggerire che si tratti di una band creata a tavolino e quindi manovrata dalla casa discografica, ma gli sviluppi successivi smentiscono almeno parzialmente questo assunto. La realtà è più complessa di come sembra: se è pur vero che le cinque ragazze sono state selezionate perché hanno risposto a un annuncio, è altrettanto vero che, sicure delle proprie capacità e forti della loro unione come gruppo, dopo neanche un anno hanno lasciato il management che le ha messe insieme, rubando tutti i master delle canzoni fino a quel momento registrate: un gesto che si potrebbe certamente definire “punk”. Non sentendosi ascoltate e valorizzate dal team di Heart Management, le ragazze hanno messo in pratica il loro Girl Power: un gruppo nato per essere un prodotto costruito a tavolino ha preso il controllo del proprio destino, ribellandosi ai propri creatori come la Creatura con il Dottor Frankenstein. Il legame fra queste cinque ragazze è stato fondamentale: la loro amicizia, rafforzata a questo punto da anni di convivenza, è il motore che le porta a perseguire il comune obiettivo di diventare la più grande girl band al mondo. A questo punto, sono loro stesse a proporsi direttamente a manager e case discografiche, facendosi imprenditrici di sé: “Siamo un prodotto finito… abbiamo l’immagine giusta e il momento è quello giusto!”, diceva Geri per convincere gi addetti ai lavori a investire su di loro. Sebbene la loro scelta di firmare con Simon Fuller suggerisca che in fondo dietro al sucesso di queste cinque ragazze ci siano i soliti uomini in giacca e cravatta (com’era inevitabile, nel mercato discografico dell’epoca), non bisogna dimenticare un dettaglio fondamentale: sono state loro a scegliere lui, ad assumerlo in qualità di uomo più adatto per il ruolo. Le Spice Girls non sono burattini dell’industria: sono loro stesse, per quanto possibile, a muovere i fili della propria carriera. E, quando sentiranno di aver perso il controllo, non esiteranno a licenziare il loro manager, gestendosi in prima persona come già avevano fatto all’inizio, dopo essere sfuggite al loro primo management. Nella stampa dell’epoca, questa mossa è stata associata proprio al Girl Power. DOING OUR OWN THING, COME ON AND DO IT (parodia in spice world, capo supremo)

A testimoniare il controllo che le Spice Girls rivendicavano sulla propria carriera, e in particolare sulla propria immagine, c’è un video del dietro le quinte dello spot Polaroid del 1997, trapelato in rete nel 2016. Nella sequenza, le cinque ragazze indossano l’uniforme di una scuola privata: il regista suggerisce che debbano scoprire maggiormente il seno e l’ombelico (“è la fantasia di ogni uomo”), ma le ragazze non ci stanno e lo affrontano direttamente – Mel B dice che può andarsene a fare in culo, mentre Geri gli dà del “maiale maschilista”. La band si rifiuta di sottostare, con Mel C che proclama: “Girl Power!”. In altre occasioni le Spice Girls non si sono fatte problemi a mostrare più pelle ed essere sensuali, ma sempre alle loro condizioni, come e quando volevano loro.
Le ragazze fanno fronte comune e si danno forza a vicenda, riuscendo a farsi valere in un mondo in cui le figure più importanti – registi, fotografi, giornalisti, manager, discografici, etc. – sono ancora in prevalenza uomini.
Com’è tipico del femminismo anni ’90, le Spice Girls fanno affidamento sulla propria forza interiore per farsi strada all’interno di un sistema che resta patriarcale. A immortalare la loro immagine sono soprattutto uomini, ma le Spice Girls stanno bene attente a non farsi oggettificare da quello sguardo, assicurandosi che il prodotto finale le rispecchi.
Due fra i pochi servizi fotografici delle Spice Girls realizzati da donne: in alto quello di Ellen Von Unwerth, in basso quello di Francesca Sorrenti (uno dei primi della band).

Sottotraccia, nella comunicazione della band, c’è proprio quest’idea di rifrangere lo sguardo maschile o perfino ribaltarlo su se stesso.
Nello spot di Spice, come abbiamo visto, Geri guarda dritto nell’obiettivo, esclamando: “Che hai da guardare, ragazzino?”. Nel loro libro ufficiale, le Spice invitano le loro fan a rispondere al catcalling, cioè agli uomini che fischiano alle donne per strada, urlando: “Tira fuori il culo!”. In una sequenza del loro film, le Spice affermano giocosamente di voler “ordinare” i ragazzi come se fossero delle pizze. Più tardi, durante un esibizione a Milano, vengono affiancate da ballerini caratterizzati come “uomini-oggetto”: solitamente sono gli uomini, completamente vestiti, a commentare il corpo delle donne (rigorosamente zitte e semi-nude), mentre qui è esattamente il contrario.

Spice gang
If you wanna be my lover
You gotta get with my friends
Le accuse di essere un prodotto creato a tavolino si scontrano quindi con l’autenticità del rapporto fra le cinque ragazze e con l’eccezionalità della loro storia. Così anche le particolarità che hanno dato colore al fenomeno Spice, come l’enfasi sul Girl Power, sull’amicizia femminile e sull’individualità di ogni componente del gruppo, sono emerse in modo piuttosto spontaneo. Sono sicuramente state pensate anche in ottica commerciale (dalle ragazze stesse, prima ancora che dal loro manager), ma non sono il frutto di estenuanti riunioni di marketing: dopo anni di convivenza, le ragazze si conoscevano bene l’una con l’altra ed erano consce di qual era la loro forza come gruppo. Quando Geri ha proposto il nome “Spice” per la band, Emma si è resa conto che era azzeccato perché “siamo tutte molto diverse l’una dall’altra”. L’idea di proporsi come cinque personaggi ben distinti si è sviluppata in modo naturale, assecondando le inclinazioni di ognuna di loro. Questa scelta risulta in controtendenza rispetto alle tipiche girl band del passato, come quelle degli anni ’60, che tendevano a vestirsi in modo uniformato.
RS97 These names – Ginger, Scary, Baby, Posh, Sporty – have been a successful part of the Spice Girls package: a perfect simultaneous pop expression of heterogeneity (they’re each their own person) and homogeneity (they’re all disciples in the Church of Spice)

The Spice Girls are clearly differentiated, unlike other contemporary girlbands like All Saints, or B*witched. In this, there has never been a girl band quite like them, although they have been compared to the 1970s gay group Village People, another band of ‘characters.’
riconosci dalle scarpe spiceworld toilet trailer (l’altro è US), simboli per ognuna (olimpiadi)
irrverente lanciano toilet paper ricon scarpe

Ogni Spice Girl ha un’identità ben riconoscibile che si manifesta non solo nel look, ma anche nella personalità: la band presenta cinque diversi modi di essere una ragazza. Ognuno può scegliere la sua preferita, quella in cui si rivede o quella che vorrebbe essere o semplicemente quella che più rispecchia il proprio gusto. Le loro diverse caratteristiche sono perfettamente incapsulate dai soprannomi ideati dalla rivista Top Of The Pops, che poi diveranno parte integrante della loro immagine: anche in questo caso non si tratta del frutto di fredde riunioni di marketing, ma di una cosa nata per gioco dalla creatività di un redattore. Il concetto, come Emma ha notato fin dall’inizio, è quello di cinque spezie molto diverse fra loro: ognuna ha un sapore forte e distintivo. Puoi essere iper-femminile oppure un “maschiaccio”. Non esiste un modo giusto o sbagliato di essere una ragazza: puoi essere Baby, Sporty, Scary, Ginger… o tutte le Spice allo stesso tempo o in momenti diversi. La varietà è un ingrediente fondamentale nel successo della band: ogni ragazza è speciale a modo suo.
Come abbiamo visto, Girl Power significa anche abbracciare la propria unicità, tant’è che le Spice affermano che non volevano sopprimere l’individualità di nessuna di loro.

Una celebrazione dell’individualità femminile. She said: “When we first started [with the name Touch], we were pretty bland. We felt like we had to fit into a mould. “And then we realised that we were quite different personalities, different to each other and to all the female groups in the past. We also realised there was a lot of strength in that.” (MEL C)
girls are strong, each one in their own way (cit. lemish da fonte 2)
we didn’t want to suppress anyone’s image, you dont need to fit in into categories. I SOPRNNOMI HANNO AIUTATO UN SACCO XK LE DIFFERENZIANO, DANNO CARATTERIZZAZIONI, SONO + FACILI DA RICORDARE

La forza delle Spice Girls stava inoltre nel fatto di essere figure aspirazionali, ma allo stesso tempo accessibili/raggiungibili, non troppo lontane dal loro pubblico. Pur essendo fotogeniche e videogeniche, non erano supermodelle: “Nessuna di noi è una bellezza convenzionale, non devi essere stupenda per farcela”, erano solite ripetere. Inoltre, con l’eccezione di Victoria (Posh Spice), le altre quattro Spice Girls provenivano da famiglie della classe operaia o del ceto medio-basso (background/estrazione sociale). Erano ragazze tutto sommato ordinarie, tant’è che nelle interviste parlavano con i loro accenti locali, proiettando un senso di autenticità e vicinanza alla gente comune.
Questa visione è alimentata dall’ultima scena del video di Wannabe, in cui le ragazze tornano a casa a bordo di un autobus: in questa fase, le Spice Girls non erano ancora delle superstar, quindi era un’immagine credibile. Nelle prima fase della loro carriera, in effetti, le ragazze non avevano neanche uno stylist. Tuttavia, questa narrazione continua a essere portata avanti anche dopo che le Spice Girls raggiungono il successo planetario: nel video di Stop, ad esempio, le vediamo perfettamente a loro agio mentre interagiscono con i “vicini di casa” di un quartiere operaio di Dublino.

Come osserva Catherine Driscoll, le Spice Girls erano presentate come ragazze qualunque nei loro materiali promozionali: “Sono lo specchio di qualsiasi ragazza che sgobba a scuola o in un lavoro noioso, stufa di essere calpestata, in attesa che arrivi la sera o il weekend per uscire e divertirsi. Si vestono con la moda… quella che la gente compra ogni giorno nei negozi del centro, i vestiti che qualsiasi ragazza vede quando va a fare shopping in pausa pranzo”.
“Vogliamo che tutte le ragazze entrino a far parte della nostra gang”, amavano ripetere nelle interviste. Oltre alle ragazze, molti ragazzi queer si uniranno alla rivoluzione, tanto che le Spice decideranno di modificare il testo di 2 Become 1 per renderlo più inclusivo. I ragazzi eterosessuali non erano esclusi dall’invito purché dimostrassero di essere degli “spice boys”, ossia “uomini degli anni ’90” che credono nella parità di genere. Nello spot di Spice, infatti, Mel B invita tutti a unirsi alla loro avventura (“Join our adventure!”), mentre Emma afferma che “chiunque può essere una Spice Girl”, evidenziando la loro vicinanza con le persone comuni.

Lo spot del primo album racchiude perfettamente lo spirito giocoso e dirompente delle Spice: le cinque invitano le ragazze a entrare nella loro gang e mettono in guardia i ragazzi.
Victoria chiede, con tono di sfida, “Can you handle a Spice Girl?” (“Sei in grado di gestire una Spice Girl?”), mentre Mel C avverte: “Watch out, lads! The girl are here!” (“Attenzione, ragazzi! Le ragazze sono arivate”). Emma afferma “She who dares wins” (“Colei che osa vince”).
I ragazzi etero, insomma, non sono il nemico… le proprie amiche, però, vengono prima: Girl Power è sostenersi a vicenda fra ragazze. L’idea di fare fronte comune è alla base del messaggio femminista, un concetto che le Spice Girls portano avanti con il loro approccio scherzoso, ma dritto al punto: “Avete fatto comunella!”, esclama Giancarlo Magalli quando vede che le Spice Girls si sono schierate dalla parte della conduttrice, Milly Carlucci, durante uno scambio di battute fra i due (“Tanto per chiarire le cose: è lei che ha il cervello, non lui!”, dice Geri).
L’amicizia femminile è centrale nella poetica delle Spice Girls: non a caso è il tema di Wannabe. Le ragazze avevano dovuto lottare con la casa discografica per far sì che uscisse come primo singolo: pensavano che fosse la traccia perfetta con cui presentarsi al pubblico, grazie a un testo che le rappresentava e che diceva qualcosa di nuovo: “Se vuoi essere il mio ragazzo devi andare d’accordo con le mie amiche”.
A ulteriore testimonianza del controllo che le cinque ragazze esercitavano sulla propria carriera, le Spice Girls sono riuscite ad avere la meglio non solo riguardo al primo singolo da estrarre (Wannabe), ma anche a sceglierne il mix: la label non era convinta e aveva proposto varie alternative, fra cui una versione hip hop che Geri aveva definito “orribile”.
Non solo amiche, ma “sorelle”, riprendendo il gergo femminista degli anni ’70, popolarizzato in seguito da tracce come We Are Family (1979) delle Sister Sledge e Sisters Are Doin’ It for Themselves (1985) di Eurythmics e Aretha Franklin, due canzoni che le Spice hanno riproposto nei loro concerti. Love Thing, tratta dal loro album di debutto, enfatizza il concetto:
On and on with the girls named Spice
You wanna get with us then you’d better think twice
God help the mister (yeah, God help the mister)
That comes between me and my sisters
Ovvero:
Avanti tutta con le ragazze di nome Spice
Se vuoi metterti con noi è meglio che ci pensi due volte
Dio aiuti il signore (sì, Dio aiuti il signore)
Che si mette tra me e le mie sorelle

L’anello con scritto SPICE che compare sulla copertina e sul retro di Spice è il simbolo del legame fra le cinque ragazze. È la foto di un vero anello che Geri ha comprato per tutte le componenti del gruppo all’inizio della loro avventura. Le ragazze lo indossavano sempre, come fosse una fede nuziale: interrogate in merito, rispondevano che l’anello rappresenta la loro unione, come se fossero sposate l’una con l’altra. Unione intesa come amicizia, ma anche unione di intenti nel lavorare insieme per raggiungere il successo.
Lo Spice ring rappresenta, insomma, l’unione e la forza dello Spice team.

Come nei migliori team, l’unione è maggiore della somma delle sue parti. Le Spice hanno più volte calcato la mano su quanto ogni componente del gruppo sia fondamentale: “We need five for the power of Spice”, cantavano in Spice World. Le cinque ragazze sono potenti da sole, come dimostra il focus sulle rispettive individualità, ma sono ancora potenti in gruppo.

Alla luce di quanto detto, non dovrebbe sorprendere il fatto che l’abbandono di Geri, uscita dal gruppo nel maggio 1998, abbia segnato l’inizio della fine per le Spice Girls. Inevitabilmente, pur continuando in quattro, qualcosa si era rotto per sempre: quella promessa di un’amicizia eterna sembrava venuta meno, insieme a tutta quell’energia spensierata che le Spice Girls avevano portato con sé irrompendo sulla scena poco meno di due anni prima. Per il pubblico che le amava, composto in larga parte da bambini, l’addio di Geri è stato un piccolo trauma. In questo clima viene rilasciato un ultimo singolo: Viva Forever, una canzone fatalmente adatta a quel momento. Il video musicale mette in scena la misteriosa scomparsa di un ragazzino, in quella che può essere letta come una metafora della perdita dell’innocenza. Per milioni di fan, l’abbandono di Geri ha costituito la brusca fine di un’età spensierata che pensavano sarebbe durata in eterno. Per molti, questo evento è coinciso proprio con il passaggio fra l’infanzia e l’adolescenza, o fra l’adolescenza e l’età adulta, acquisendo un valore particolarmente significativo. Qualcuno ha detto che Viva Forever è la canzone dei titoli di coda degli anni ’90: di sicuro ha sancito un “prima” e un “dopo” per chi ha vissuto gli anni più importanti della propria infanzia in quel decennio che stava ormai giungendo al termine. Viva Forever, però, racconta di qualcosa che finisce, ma che in realtà è destinato a durare in eterno. E così è stato per le Spice Girls: superare il trauma della loro separazione ci ha fatto crescere, insegnandoci che il cambiamento fa parte della vita. Nulla è eterno, ma ciò che è stato non svanisce mai del tutto: “So glad we made it, time will never change it”, come cantano in Goodbye, il primo singolo senza Geri. Niente sarà più come prima, ma a volte i cocci si possono riparare: le Spice Girls si sono riunite più volte nel corso degli anni – dal tour del 2007-2008 a quello del 2019, passando per la grandiosa esibizione alle Olimpiadi di Londra del 2012 – dimostrandoci che in fondo friendship never ends.
A restare nel cuore di tutti, però, sarà sempre quel magico momento in cui cinque ragazze hanno conquistato il mondo. Un momento che nella memoria collettiva sembra essere durato una vita, ma che invece si è consumato in meno di due anni: dal luglio 1996 al maggio 1998. In così poco tempo, le Spice Girls sono diventate la girl band di maggior successo nella storia della musica, un record che detengono ancora oggi. Il loro impatto culturale è perfino superiore: lo spirito delle Spice Girls aleggia nella parola Girl Power, ormai diventata di uso comune, e in ogni gruppo di ragazze che cantano… o che combattono, ma questa è un’altra storia (che vi racconterò presto).
Viva forever, I’ll be waiting
Everlasting, like the sun
Live forever, for the moment

Bibliografia
So glad we made it
Goodbye (1998)
Time will never change it
ALTRO
its not only about us it’s about london in the 90s
richard “biff” stannard compared wannabe to a punk song
VEDI APPUNTI IPHONE
stare unite/proteggersi/guardarsi le spalle l’un l’altra
FOTO
photoshoot del film e di spiceworld album e film spot film, foto makeup
stop photoshoot, impulse, mappaondo, foto iphone,
Make it last forever
Wannabe (1996)
Friendship never ends!





























