People of the world
Spice up you life!

Siamo nell’ottobre 1997 e le Spice Girls sono le padrone del mondo.
Tra poco uscirà Spiceworld, un album che fin dal titolo celebra il loro dominio sull’intero pianeta. In poco più di un anno, queste cinque ragazze hanno conquistato ogni angolo della Terra a suon di “Girl Power!”, un motto che grazie a loro è entrato a far parte del parlato comune. Il successo di questa girl band si riflette non solo nei dischi venduti, ma in una quantità sterminata di merchandise, numerose partnership commerciali e un film in uscita, anch’esso intitolato Spice World. Il mondo è letteralmente ai loro piedi.

Questa pubblicità di Impulse, il profumo delle Spice Girls, rende bene l’idea. Non è un caso che siano le uniche cantanti che Cady di Mean Girls conosce quando arriva negli Stati Uniti dall’Africa: queste cinque ragazze hanno invaso ogni angolo del pianeta.

Le copertine dei due album che le Spice Girls hanno pubblicato nel loro periodo di massimo successo: Spice (1996) e Spiceworld (1997). Per Spiceworld, le ragazze si sono ispirate alle sonorità che hanno sentito in giro per il mondo durante il loro tour promozionale: ecco perché il secondo album, in linea col suo titolo, ha un gusto decisamente più internazionale rispetto al primo.

Fra i numerosi gadget, ricordiamo ad esempio i lecca-lecca in collaborazione con Chupa Chups e le bambole prodotte da Galoob.

Il video musicale del loro nuovo singolo, Spice Up Your Life, dipinge un’immagine iperbolica, ma non troppo lontana dalla realtà: all’interno di uno scenario distopico stile Blade Runner, le cinque ragazze hanno preso il controllo di una metropoli futuristica, con immensi schermi che proiettano continuamente le loro immagini, imponenti insegne con i più celebri marchi che prendono il loro nome e cartelloni pubblicitari che celebrano il loro impero pop. Le Spice Girls ironizzano sulla loro sovraesposizione, alimentata dalla mole di accordi commerciali che hanno firmato negli ultimi mesi: la loro band si sta trasformando sempre più in un brand, suscitando un crescente numero di critiche da parte di media e pubblico. Spice Up Your Life è una perfetta rappresentazione del picco massimo della loro egemonia culturale, un attimo prima del crollo.

Ma come siamo arrivati fin qua?
Come hanno fatto queste cinque ragazze a conquistare il mondo, dando vita a un fenomeno mediatico senza precedenti?

Cosa sono state le Spice Girls e cosa hanno rappresentato per un’intera generazione di ragazze (ora donne)? Cosa significa davvero “Girl Power”?
Per capirlo dobbiamo viaggiare indietro nel tempo fino agli anni ’90.
E allora allacciate le cinture, partiamo. Destinazione: SPICE WORLD!

Sugar & Spice

What are little girls made of?
Sugar and spice, and everything nice.
That’s what little girls are made of

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Sulla rivista Smash Hits, nel numero di luglio 1996, appare un’inserzione pubblicitaria che sembra quasi un annuncio di reclutamento:

CERCASI – chiunque abbia senso del divertimento, libertà e avventura, tenetevi forte, preparatevi, il girl power sta arrivando dritto verso di voi.

Il testo avverte che l’uragano Spice è in arrivo, chiamando a raccolta i futuri fan in vista dell’uscita di Wannabe, il primo singolo del gruppo. Circa due anni prima, le stesse Spice Girls avevano risposto a un annuncio che cercava ragazze fra i 18 e i 23 anni per una girl band: era il febbraio 1994.

Dopo un complesso processo di selezione, emerge la formazione definitiva: Emma, Geri, Mel B, Mel C e Victoria sono le componenti di una band inizialmente chiamata Touch. Le cinque ragazze trovano subito una grande sintonia: nei successivi 12 mesi vivono insieme, esercitandosi nel canto e nel ballo e cominciando a scrivere e registrare le loro prime canzoni.
Una di queste, Sugar and Spice, è ispirata alla tradizionale filastrocca inglese che illustra “di cosa sono fatti i bambini” e “di cosa sono fatte le bambine”. Per quanto riguarda i maschietti, gli ingredienti sono “snips, snails and puppy-dogs’ tails”, ossia “rimasugli, lumache e code di cagnolino”, elementi pensati per descriverli come rumorosi, disordinati e inclini a giocare all’aria aperta. Le femminucce, invece, sono descritte come più dolci e mansuete, visto che sono fatte di “sugar and spice, and everything nice”, ossia “zucchero, spezie e tutte le cose belle”. Sebbene questi versi riflettano un’immagine tradizionale nell’ottica dei ruoli di genere, quel tocco di spezia contrasta la potenziale stucchevolezza dello zucchero, suggerendo una femminilità grintosa, sfacciata e un po’ piccante. È proprio su questa idea che le cinque ragazze decidono di puntare nel momento in cui cambiano nome, da “Touch” a “Spice”.

Uno dei trailer di Spice World (1997) presenta le Spice Girls da piccole in un flashback ambientato nel 1978: mentre prendono il tè, le bambine recitano proprio la filastrocca “What little girls are made of”, ridicolizzando la concezione che le bambine siano fatte di “everything nice”.

Sembra sia stata Geri ad avere avuto questa intuizione durante una lezione di aerobica. Visto che il nome “Spice” era già stato preso da un rapper americano, la band opta per “Spice Girls”. Già da tempo gli addetti ai lavori tendevano a riferirsi a loro, con una punta di scherno, come “the Spice girls”, evidenziando la connotazione dispregiativa storicamente legata al termine girl.

Nei primi anni ’90, a dominare la scena musicale erano gli uomini, sia ai piani alti delle case discografiche sia ai vertici delle classifiche, con le boy band a fare la parte del leone. Nessuno pensava che una girl band potesse avere successo. Le Spice Girls si rendono presto conto di questa realtà.
Come ha spiegato Mel C all’evento di AIM’s Women In Music nel 2018:

«Ci dicevano che le ragazze non vendono. Andavamo nelle redazioni delle riviste e i redattori ci dicevano: “Non possiamo mettervi in copertina perché quella settimana non venderemmo abbastanza copie”. Questo ci ha davvero fatto arrabbiare ed è stato allora che abbiamo cominciato a parlare di Girl Power. Ci siamo rese conto di avere qualcosa di davvero importante da dire. Questo ci ha reso ancora più determinate a farcela perché abbiamo capito fin dall’inizio che non lo stavamo facendo solo per noi stesse e l’una per l’altra, ma per tutte le ragazze».

Come anticipato, saranno proprio le Spice Girls a popolarizzare il Girl Power, ma le origini del termine risalgono a qualche anno prima. Nel 1991, “Girl Power” è il titolo della seconda zine delle Bikini Kill, band punk-femminista che fa parte della sottocultura delle Riot Grrrl: a questo movimento di giovani artiste, scrittrici e attiviste è attribuito il merito di aver dato inizio alla Terza Ondata, il nuovo capitolo del femminismo occidentale. In contrasto con le femministe della generazione precedente, che avevano rigettato l’appellativo girl in favore di woman, le Riot Grrrl se ne riappropriano, come poi faranno anche le Spice Girls. È stata Tobi Vail delle Bikini Kill a coniare il termine grrrl che ha poi dato il nome all’intero movimento: il senso era quello di annullare le connotazioni dispregiative legate alla parola girl (stupidità, debolezza, incapacità) con un suono onomatopeico (grrr) che restituisse un senso di ferocia, evocando il ringhio di una belva. L’intento era quello di riscattare le ragazze da quello stato di inferiorità fisica e mentale che la società storicamente attribuisce loro.

Il Girl Power sorge dunque nei primi anni ’90, in un momento in cui i media da un lato mettevano in luce la crisi delle adolescenti (girls), con testi come Reviving Ophelia: Saving the Selves of Adolescent Girls (1994) di Mary Pipher, e dall’altra valorizzavano la forza delle bambine (little girls). All’inizio del 1991, infatti, il New York Times pubblica i risultati di una ricerca della psicologa Carol Gilligan che rivelava che, contrariamente alla credenza popolare, le bambine erano più sicure di sé, più assertive e dotate di maggiore autostima rispetto alle loro controparti adulte. Secondo la ricercatrice, era proprio il processo di transizione verso l’età adulta a privare le ragazze della loro forza e del loro coraggio (come avviene in Matilda). Per dare corpo al Girl Power, quindi, le Riot Grrrl pescano proprio dall’immaginario infantile, riempiendo le pagine delle loro zine di illustrazioni che raffigurano bambine ed eroine d’infanzia come She-Ra (ne ho parlato in questo post).

Nei materiali prodotti dalle Riot Grrrl si possono trovare molte immagini di bambine. Considerando che l’articolo incentrato sulla ricerca di Gilligan è uscito all’inizio del 1991, godendo di un’ampia esposizione mediatica, mentre la zine “Girl Power” delle Bikini Kill è uscita nell’estate dello stesso anno, si può ipotizzare che la band sia stata ispirata dai risultati della ricerca effettuata dalla psicologa.

A testimonianza dell’enfasi che le Riot Grrrl ponevano sul’infanzia e su tutto ciò che piaceva alle bambine, Kathleen Hanna indossa una t-shirt de La Sirenetta.
Ne ho parlato più nel dettaglio in questo post.

Nell’adottare il termine “Girl Power”, tuttavia, le Spice Girls non hanno volto lo sguardo oltreoceano, ma si sono ispirate alle Shampoo, un duo di ragazze britanniche come loro.
Nel 1995, le Shampoo hanno pubblicato il singolo Girl Power, che attinge a piene mani dall’immaginario delle Riot Grrrl. Nel Regno Unito, la canzone ha debuttato nel luglio 1996, una settimana prima che uscisse Wannabe: Geri l’ha sentita, ha esclamato “Girl Power!” durante una delle prime interviste del gruppo e da allora l’espressione è diventata il motto ufficiale delle Spice Girls.
Il testo del brano è un perfetto manifesto del Girl Power a metà strada fra il movimento underground delle Riot Grrrl e il fenomeno pop delle Spice Girls:

I don’t wanna be a boy, I wanna be a girl
I wanna do things that’ll make ya hair curl
I wanna play with knives, I wanna play with guns
I wanna smash the place up just for fun
I wanna go out, I wanna party
And act like a child if it suits me


‘Cause we’ve got, ‘cause she’s got
Girl power, we glower
Coming home drunk in the midnight hour
Girl power, we glower
We might look sweet, but we wanna be sour

La canzone si apre con una netta rivendicazione dell’identità femminile (“Non voglio essere un ragazzo, voglio essere una ragazza”), ma dipinge un’immagine che esce deliberatamente dai contorni della femminilità convenzionale (“Voglio fare cose da far rizzare i capelli! Voglio giocare con i coltelli, voglio giocare con le pistole! Voglio mettere a soqquadro tutto solo per divertimento”), incarnando lo spirito sovversivo delle Riot Grrrl. La possibilità di contravvenire a ruoli e aspettative di genere rimanda all’infanzia (“Voglio […] comportarmi come una bambina, se mi va”), vista come una fase in cui le donne sono ancora relativamente libere dagli schemi imposti dalla società. Le Riot Grrrl, come scrive Rebecca Hains, gustapponevano piercing, tatuaggi e anfibi a elementi girly, come calze al ginocchio, baby-doll, codini e fermagli per capelli con uno scopo in parte ironico (ne ho parlato qui) e in parte di genuino omaggio nei confronti dell’infanzia. Allo stesso modo, le Shampoo adottano elementi associati alle bambine nei loro look, giocando con il contrasto fra l’innocenza infantile e l’atteggiamento punk. L’ultima frase del ritornello, “We might look sweet, but we wanna be sour” (“Potremmo sembrare dolci, ma vogliamo essere aspre”), racchiude perfettamente l’essenza del Girl Power.

SPICE GIRLS E RIOT GRRRL
Con i suoi codini, i baby-doll, le calze al ginocchio e i lecca-lecca, anche Emma (Baby Spice) – come le Riot Grrrl – incorpora elementi tipicamente infantili nel suo look. Inoltre, nel film vediamo un paio di combat boots (anfibi) ai piedi di Geri (che li ha rubati a Mel B): questa era una calzatura molto comune fra le Riot Grrrl, talvolta in contrasto con capi più femminili. Il “fai-da-te” (DIY), concetto alla base delle attività delle Riot Grrrl, non è totalmente estraneo alle Spice Girls visto che, all’inizio della loro carriera, non avevano neanche uno stylist. Perfino l’iconico look di Geri con la bandiera del Regno Unito era stato “fatto in casa” cucendo uno strofinaccio da cucina sopra un abitino nero, per poi colorare gli stivali di rosso con una vernice spray. Oltre a “Girl Power”, anche “Girls to the front”, la frase di Kathleen Hanna delle Bikini Kill, che invitava le ragazze a raggiungere la prima fila nei concerti, è ripresa dalle Spice in Spice Up Your Life, ma – in linea con il sound latino-americano del pezzo – diventa “Chicas to the front”.

Se già le Shampoo erano viste come una versione annacquata delle Riot Grrrl, le Spice Girls proporranno una declinazione ancora più edulcorata e commerciale del Girl Power, ma mantenendo alla base quell’irriverente senso di libertà e di ribellione quasi infantile.

Anyone else tempted to spend Monday morning in bed on ...
In Spice World, le Spice sono caratterizzate come cinque inarrestabili monelle: lottano con i cuscini, scappano dallo Spice Bus per cantare My Boy Lollipop su una barca insieme a due loro piccole fan (una scena che Deborah, l’assistente del loro manager, associa a un senso di spontaneità ed evasione infantile), fanno la pipì nel bosco…

L’esuberanza, non a caso, è uno dei tratti distintivi della band. Determinate a farsi strada nel settore, le Spice Girls andavano all’assalto delle grandi case discografiche, rumoreggiando e saltando sui tavoli delle sale riunioni. Allo stesso modo, le ragazze invaderanno le redazioni delle riviste e gli studi televisivi. Nel video di Wannabe, le cinque fanno irruzione in un ambiente sofisticato, pieno di persone ricche e snob: è la perfetta trasposizione di quell’attitudine giocosa e caotica con cui le Spice prendevano il controllo dello spazio attorno a loro, mettendo a soqquadro tutto. Uno dei loro punti di forza era proprio quest’irriverenza, in seguito sfoderata anche di fronte a figure di alto rango come Nelson Mandela e il Re Carlo di Inghilterra: riguardo a quest’ultimo, è rimasto celebre il video in cui Geri lo riempe di baci col rossetto e gli dà una leggera pacca sul sedere.

Incuranti del protocollo, le Spice “assalirono” il principe Carlo.
Come ricorda Mel C, «All’epoca ero una delle più timide del gruppo, quindi dentro di me mi ritraevo per l’imbarazzo mentre le ragazze baciavano il Principe Carlo. Pensavo: ‘Oh mio Dio, non posso credere che lo stiano facendo’. Ma ora sono davvero orgogliosa che le ragazze lo abbiano fatto, perché penso che sia parte del motivo per cui il mondo si è innamorato delle Spice Girls. Stavamo un po’ facendo quello che chiunque avrebbe voluto poter fare, e non era mai con cattiveria. Era sempre con un sorriso» (Fonte).

Nell’estate del 1996, il mondo è stato travolto da queste cinque ragazze chiassose, sfacciate, scomposte e impertinenti. Le Spice Girls facevano casino, dicevano tutto ciò che gli passava per la testa, lanciavano battute fulminanti, prendevano in giro gli uomini e ridevano in modo sguaiato: alle donne, di norma, non era concesso comportarsi in quel modo in pubblico. Vivaci e scatenate come bambine a un pigiama party, le Spice Girls erano una forza della natura, un concentrato di pura energia. Ovunque si trovassero, portavano scompiglio. Pur essendo puramente pop, erano quasi punk nello spirito. I redattori delle riviste e i presentatori dei programmi tv e radio, in larga parte uomini, erano spiazzati e affascinati nella stessa misura. Queste cinque ragazze esprimevano una femminilità esplosiva, in cui le spezie prevalgono sullo zucchero: il pubblico non aveva mai visto nulla di simile e ne rimase completamente stregato.

“Le Spice Girls erano una forza con cui fare i conti. Erano terrificanti, soprattutto se eri un uomo. Se entravi in una stanza e c’erano solo loro cinque, cercavi di fuggire via il più velocemente possibile”, ha ricordato Jamie Curtis, co-sceneggiatore di Spice World (Fonte).

Con il loro piglio spensierato e dirompente, le Spice Girls hanno ridefinito ciò che significa essere una ragazza negli anni ’90. La loro rivoluzione, come quella delle Riot Grrrl, è partita dalla riappropriazione del termine girl, aggiunto senza remore al nome della loro band. Il secondo passo è stato quello di imporre il Girl Power come nuova forza globale. Improvvisamente, essere una ragazza è diventato cool, un motivo d’orgoglio e una causa per cui battersi. La Spice revolution è iniziata!

La copertina del numero di Smash Hits di ottobre 1996 rappresenta bene la dirompenza con cui le Spice Girls hanno fatto irruzione nella cultura pop, come uno squarcio nel muro.
Kate Thornton, l’allora direttrice della rivista, racconta: “Appena sono arrivate al primo posto nelle classifiche di metà settimana, le ho fatte venire per un servizio fotografico. Ho chiesto al fotografo, Tom Howard, di immortalare il momento in cui mi hanno assalito in ufficio, e lui le ha ritratte mentre sfondavano a pugni un enorme muro rosa”. (Fonte).

Girl Power is coming at ya!

What you looking at, boy?
Girl Power is comin’ at’cha!

Nel corso degli ultimi trent’anni, il termine Girl Power è entrato a far parte del linguaggio comune, al punto da essere utilizzato – in contesti anche molto diversi tra loro – per riferirsi in modo piuttosto generico all’empowerment femminile. Eppure, negli anni ’90, questa espressione aveva un signifcato ben preciso, che proprio le Spice Girls hanno contribuito a plasmare. Cos’è, quindi, il Girl Power?

Nello spot che annunciava l’uscita di Spice, il primo album della band, Geri presenta il girl power come una minaccia imminente, una forza con cui fare i conti: “Che hai da guardare, ragazzino? Il girl power sta arrivando dritto verso di te!”.

Per capirlo bisogna entrare nella mentalità degli anni ’90. Erano passati più di vent’anni dal momento di massima esposizione mediatica della Seconda Ondata: il femminismo era visto come qualcosa di vecchio e ormai “superato”. Nell’immaginario collettivo permanevano i peggiori stereotipi sulle femministe, viste come pedanti megere che non sapevano fare altro che lamentarsi; zitelle acide che odiavano gli uomini perché nessuno le voleva; vecchie arpie guastafeste che bruciavano il loro reggiseno e dicevano alle altre donne come dovevano comportarsi. Alla luce di tutto questo, non sorprende il fatto che, fino alla fine degli anni ’00, molte donne – sia fra le celebrità sia fra la gente comune – fossero restie a definirsi “femministe”.

Nel promuovere il loro Girl Power, le Spice Girls non potevano ignorare l’ingombrante eredità della Seconda Ondata. Le cinque ragazze accostavano i loro ideali al femminismo, ma al contempo ne prendevano le distanze: “Il Girl Power è come il femminismo, ma non devi bruciare il tuo reggiseno”. Tirando in ballo la leggenda metropolitana dei reggiseni andati a fuoco, le ragazze dimostravano che la loro conoscenza del femminismo era influenzata da vecchi stereotipi che continuavano a persistere.
Nel loro libro ufficiale, intitolato proprio Girl Power! (1997), una citazione di Geri evidenzia la cattiva reputazione del femminismo alle porte del nuovo millennio:

Il termine “femminismo” è diventato una parolaccia.
“Girl Power” è solo un modo anni ’90 per dirlo.
Possiamo dare un calcio in culo al femminismo!

La frase sul “calcio in culo al femminismo” è comunemente attribuita a Geri, la più propensa a fare discorsi di questo tipo, tant’è vero che nel video di Spice Up Your Life viene rappresentata come una figura politica che governa a suon di Girl Power.

Più volte, nei loro discorsi sul Girl Power, le Spice Girls hanno calcato la mano sul fatto di voler essere potenti senza rinunciare alla loro femminilità, rappresentata perfettamente dal Wonderbra: questo reggiseno push-up, introdotto sul mercato nel 1994, è diventato subito un accessorio indispensabile per tutte le ladettes, le ragazze britanniche che, verso la metà degli anni ’90, volevano essere libere di divertirsi tanto quanto i ragazzi. Le Spice Girls sono la perfetta rappresentazione mediatica di questo fenomeno: il reggiseno non è più una trappola del patriarcato, ma un simbolo di potere femminile.

sufferyourlie on Tumblr
In Spice World, durante una marcia simil-militare, le ragazze cantano “We know how we got this far. Strength and courage and a Wonderbra!”, ossia “Sappiamo come abbiamo fatto ad arrivare così lontano. Forza, coraggio e un Wonderbra!”.

Geri, che fra le cinque è la prima e più fervida promotrice del Girl Power, ha spiegato che “abbiamo creato un movimento, è più di una band. È come il femminismo degli anni ’60 rivitalizzato per gli anni ’90, ma questa volta puoi indossare il tuo Wonderbra e tutto il trucco che vuoi, ma essere comunque intelligente e avere le palle”.

GIRL POWER! Happy International Women's Day, fellow Spicers ...
Mel B imita Geri in Spice World.

“Il Girl Power”, ha dichiarato Emma, “consiste nell’essere chiunque tu voglia essere. Indossare le tue gonne corte, il tuo Wonderbra e il tuo trucco, ma avere anche qualcosa da dire”.

Intervistate sul primo numero della loro rivista ufficiale, le Spice Girls spiegano cos’è il Girl Power. Geri lo definisce “una versione glamour del femminismo”. “Femminismo? Quella cosa che ha a che fare col rasarsi la testa e indossare salopette?”, ribatte l’articolista, confermando lo scarso appeal del movimento. “Questa è una versione più carina”, ribatte Emma, “consiste nell’indossare il rossetto e la minigonna, ma pensare comunque con la propria testa. Puoi essere una donna forte e allo stesso tempo indossare il trucco e un Wonderbra!”, aggiunge ridendo.

Non si tratta, comunque, solo di riappropriarsi di ciò che è tipicamente femminile. Ripetutamente, negli anni, è stato chiesto alle componenti della band di spiegare il significato del loro motto, e le loro risposte sono state varie. In generale, si può dire che il Girl Power sia un’attitudine, uno stile di vita: le Spice Girls invitano le ragazze a credere in sé stesse, sostenersi a vicenda e prendere il controllo della propria vita.

Nel libro ufficiale delle Spice Girls, due pagine sono dedicate alle diverse accezioni di Girl Power: la prima propone un manifesto in forma di elenco che ricorda, come struttura, alcune pagine delle zine delle Riot Grrrl; la seconda, invece, dà voce alle singole componenti della band, mettendo in luce questioni care alla causa femminista come il concetto di un’equa divisione dei compiti domestici, evidenziato da Emma.

IL GIRL POWER È QUANDO…
Aiuti un ragazzo con la sua borsa.
Tu e le tue amiche rispondete ai fischi per strada urlando: “Tira fuori il culo!”.
Indossi i tacchi a spillo e sei in gamba.
Sai di potercela fare e che niente ti fermerà.
Non aspetti che sia lui a chiamarti.
Stai dalla parte delle tue amiche e loro stanno dalla tua.
Cammini a testa alta anche quando sei coperta di brufoli.
Credi in te stessa e hai il controllo sulla tua vita.

Girl Power è volersi bene per ciò che si è, ma è anche la libertà di essere (e fare) qualunque cosa si voglia. Girl Power è avere autostima ed essere sicure di sé, seguire il proprio istinto e scrivere le proprie regole. Girl Power è dire la propria e non farsi mettere i piedi in testa da nessuno (“men che meno dai maschi!”). Girl Power è far sentire la propria voce… urlando, se necessario. Girl Power è avere sogni e ambizioni, sapere ciò che si vuole e ottenerlo, proprio come hanno fatto le Spice. D’altronde la loro prima hit, Wannabe, parte in quarta con una giocosa dichiarazione di assertività: “I’ll tell you what I want, what I really really want!”.

Il Girl Power è in linea con quello che Naomi Wolf nel 1993 ha definito power feminism: questa corrente, tipica degli anni ’90 (la troviamo, ad esempio, in Clueless), rifiuta l’idea della donna come vittima (victim feminism), suggerendo che ogni donna abbia dentro di sé la forza per farsi strada in un mondo patriarcale. Aderendo a una retorica già diffusa negli anni Ottanta (basti pensare a We Girls Can Do Anything”, motto di Barbie dal 1984), il Girl Power sostiene che le ragazze possano fare qualunque cosa vogliano, purché credano in sé stesse e si facciano forza. Si tratta di un messaggio fondamentalmente positivo, ma fin troppo ottimista. A volte anche tutta la forza e la fiducia del mondo non bastano: di fronte alle limitazioni imposte dalla società patriarcale, il motto “basta crederci” rischia di apparire quantomeno ingenuo. Tuttavia, le Spice Girls non hanno mai negato l’esistenza di un sistema che sfavorisce le donne, parlando spesso delle difficoltà che loro stesse hanno riscontrato agli inizi. Il fatto che alla fine ce l’abbiano fatta può certamente essere d’ispirazione: atraverso la loro storia, le Spice Girls incoraggiano le ragazze a farsi valere in un mondo di uomini.

Girl Power è forza (fisica e mentale), sicurezza in sé, indipendenza, consapevolezza, successo e libertà. “Cent’anni fa ci si aspettava che le ragazze fossero mansuete e umili, ma ora è tutto cambiato. Oggi è una buona cosa prendere il controllo della propria vita e urlarlo a gran voce, se lo si vuole! Sta a te essere chiunque tu voglia essere, e non lasciare che nessuno ti dica il contrario. Puoi raggiungere i tuoi obiettivi se sei positiva. Se sei fedele a te stessa e credi in te stessa, puoi fare qualsiasi cosa tu voglia” (Spice magazine n.1).

Individuati gli ingredienti del Girl Power, manca solo il tocco finale che amalgama il tutto: il sorriso. Al centro della filosofia delle Spice Girls c’è proprio questo: prendere la vita con ottimismo, farsi una risata e non smettere mai di divertirsi.

All you need is positivity!

Spice Up Your Life (1997)

Quella delle Spice è una rivoluzione sorridente: in questo, le cinque ragazze si contrappongono alle Riot Grrrl, che proprio sulla rabbia basavano gran parte della loro comunicazione. Le Spice Girls promuovevano idee riconducibili al femminismo, arrivando perfino ad appropriarsi di espressioni storicamente legate al movimento (“The future is female”), ma rifiutavano la tipica immagine della femminista arrabbiata, scegliendo di veicolare quegli stessi messaggi con un atteggiamento positivo e il sorriso sulle labbra. Quando Milly Carlucci, a Fantastico, ha chiesto al gruppo cosa significa Girl Power, Geri le ha risposto che “significa essere una donna forte e indipendente, supportare le tue sorelle, essere bella e avere cervello, proprio come te”. A quel punto, Mel B ha aggiunto che Girl Power è anche “farsi una risata, divertirsi”.

Lo spirito vivace, allegro e positivo delle Spice Girls risuonava alla perfezione nel contesto britannico degli anni ’90: il Paese stava ritrovando l’ottimismo e la gioia di vivere dopo il periodo buio vissuto nel decennio precedente dal punto di vista politico ed economico. Questo momento di rinascita fu cavalcato dal laburista Tony Blair, che nel 1997 – nel pieno del fenomeno Spice – divenne il nuovo Primo Ministro britannico, promuovendo un’immagine del paese moderna, giovane e dinamica.

Con il loro successo globale, le Spice Girls rappresentano perfettamente l’era della Cool Britannia, ossia quel fermento culturale che, a metà degli anni ’90, ha riportato il Regno Unito al centro dell’immaginario pop. La bandiera UK, indossata con orgoglio da Geri nell’iconica esibizione ai Brit Awards 1997, diventa uno dei principali simboli della band.

La rabbia, sentimento centrale nella storia del femminismo, era una delle ragioni per cui il movimento si era fatto una cattiva reputazione: la femminista-tipo era vista come una persona pesante, noiosa e polverosa. Per riportare certi concetti al centro della cultura di massa era necessario cambiare atteggiamento. Si può dire che il Girl Power sia stato il cavallo di Troia del femminismo, o almeno dei suoi principi di base. Questo senso di leggerezza permetteva al messaggio delle Spice Girls di non risultare troppo minaccioso: gli uomini con cui le ragazze avevano a che fare (come Magalli, nel caso di Fantastico) spesso si mostravano tanto divertiti quanto intimiditi. Dal canto loro, le Spice Girls si divertivano a stuzzicarli, ma ci tenevano a precisare che non odiavano gli uomini, prendendo nuovamente le distanze dalla propria concezione (stereotipata) del femminismo.

Nel video di Say You’ll Be There (1996), ispirato a Faster, Pussycat! Kill! Kill! (1996), le Spice Girls formano una temibile gang che rapisce uomini. Il timore maschile nei confronti delle cinque ragazze viene parodizzato in Spice World: parlando con un uomo al bancone del bar, Geri dice che non si spiega come mai tutti gli uomini con cui hanno a che fare diventano nervosi, sudano freddo e non sanno più cosa dire (“non intendiamo minacciare la vostra mascolinità”); il suo interlocutore, visibilmente a disagio, le dà ragione e poi scappa alla toilette. Quando, più tardi, un intervistatore chiede a Geri se le piacciano gli uomini, lei risponde: “Oh, andiamo… il Papa è cattolico?”.

Quella che le Spice Girls promuovevano, quindi, era una versione basica ed edulcorata del messaggio femminista, semplificato e ridotto all’osso al fine di renderlo accessibile, digeribile e appetibile per le nuove generazioni. Il loro intento – dare una rinfrescata al femminismo, reinventandolo per gli anni ’90 – le accomunava alle Riot Grrrl e in generale alle femministe di Terza Ondata, ma ovviamente le Spice Girls rappresentavano la declinazione più apolitica e commerciale di questa corrente. Attraverso il Girl Power, le Spice Girls hanno trasformato il femminismo in un prodotto di intrattenimento. Rivolgendosi a un pubblico di massa, il loro messaggio era estremamente semplice, perfettamente comprensibile anche da un pubblico infantile, e sostanzialmente inoffensivo, tant’è vero che il gesto del Girl Power (✌) non rimanda solo alla vittoria, ma anche alla pace (è il simbolo hippie di “peace and love”), come a voler bloccare sul nascere ogni possibile attrito. Chi le accusa di aver banalizzato, depoliticizzato e mercificato il femminismo non ha tutti i torti, ma è innegabile che il loro Girl Power abbia rappresentato per molte bambine e ragazze un primo contatto con il concetto di empowerment femminile. Il Girl Power – a differenza del “serioso” femminismo adulto – era presentato come una cosa divertente, un gioco a cui tutte le ragazze potevano partecipare. “Girl Power” era un mantra che potevano applicare nella loro vita di tutti i giorni, sentendosi bene con sé stesse e imparando a farsi rispettare… anche alzando la voce, se necessario. In fondo, le girls non sono fatte solo di sugar, ma anche di spice.

Susan Douglas sostiene che, attraverso il Girl Power, le Spice Girls abbiano insegnato alle ragazze che il femminismo è necessario e divertente.

Le stesse Spice, dopotutto, mettevano in pratica il Girl Power nelle loro vite. Com’è scritto sul retro della VHS del loro documentario One Hour Of Girl Power (1997), “Non parliamo solo di Girl Power, ma lo viviamo in prima persona. Sta’ a guardare!”. Dopo aver offerto varie definizioni di Girl Power, il primo numero della rivista ufficiale della band ribadisce che tutto ciò “vale anche per le Spice Girls” in quanto “gran parte del loro successo risiede nel fatto che hanno imparato a farsi valere e a dire la loro”.
“Quando abbiamo cominciato, un sacco di persone non ci prendevano sul serio perché eravamo ragazze”, ricorda Mel B: “Pensavano che non avessimo cervello e ci trattavano con fare paternalistico. È stata dura, ma adesso siamo in una posizione per cui possiamo dire: ‘Guarda, così non va! Abbiamo dei cervelli, abbiamo qualcosa da dire!'”.

Let’s do it our own way!

I’ll tell you what I want
What I really, really want

SPICE: the official spice girls magazine, issue one
Il primo numero della rivista ufficiale delle Spice Girls mette le cose in chiaro fin dall’urlo in copertina:
“Prendi il controllo! Come il girl power può cambiare la tua vita”.

Il controllo che le Spice Girls operavano sulla propria carriera è stato spesso messo in discussione: la storia delle loro origini sembrerebbe suggerire che si tratti di una band creata a tavolino e quindi manovrata dalla casa discografica, ma gli sviluppi successivi smentiscono almeno parzialmente questo assunto. La realtà è più complessa di come sembra: se è pur vero che le cinque ragazze sono state selezionate perché hanno risposto a un annuncio, è altrettanto vero che, sicure delle proprie capacità e forti della loro unione come gruppo, dopo neanche un anno hanno lasciato il management che le ha messe insieme, rubando tutti i master delle canzoni fino a quel momento registrate: un gesto che si potrebbe certamente definire “punk”. Non sentendosi ascoltate e valorizzate dal team di Heart Management, le ragazze hanno messo in pratica il loro Girl Power: un gruppo nato per essere un prodotto costruito a tavolino si è ribellato ai propri creatori, prendendo in mano il proprio destino. Il legame fra queste cinque ragazze è stato fondamentale: la loro amicizia, rafforzata a questo punto da anni di convivenza, è stato il motore che le ha portate a perseguire il comune obiettivo di diventare la più grande girl band al mondo. Dopo aver preso il controllo, sono loro stesse a proporsi direttamente a manager e case discografiche, facendosi imprenditrici di sé: “Siamo un prodotto finito… abbiamo l’immagine giusta e il momento è quello giusto!”, diceva Geri per convincere gi addetti ai lavori a investire su di loro. Sebbene la loro scelta di firmare con Simon Fuller suggerisca che in fondo dietro al sucesso di queste cinque ragazze ci siano i soliti uomini in giacca e cravatta (com’era inevitabile, nel mercato discografico dell’epoca), non bisogna dimenticare un dettaglio fondamentale: sono state loro a scegliere lui, ad assumerlo in qualità di uomo più adatto per il ruolo. Le Spice Girls non sono burattini dell’industria: sono loro stesse, per quanto possibile, a muovere i fili della propria carriera. E, quando sentiranno di aver perso il controllo, non esiteranno a licenziare il loro manager, gestendosi in prima persona come già avevano fatto all’inizio, dopo essere sfuggite al loro primo management. Nella stampa dell’epoca, questa mossa è stata associata proprio al Girl Power.

Il tabloid The Sun, in data 8 novembre 1997, annuncia che le Spice Girls hanno licenziato il loro manager, Simon Fuller. Il sottotitolo è “Girl power ousts Simon” ossia “Il Girl power manda via Simon” (Fonte).

L’idea di un capo supremo che tira i fili della band è parodizzata in Spice World: nel film, Roger Moore (a sinistra) interpreta la massima autorità, sciorinando enigmatiche massime di vita e accarezzando il proprio gatto come se fosse un cattivo di 007.
Spice World racconta anche della relazione di amore e odio fra le Spice e il loro manager, che nel film si chiama Clifford ed è interpretato da Richard E. Grant (a destra). Quando la pellicola è arrivata nelle sale, il manager era già stato licenziato dal gruppo nella realtà: la sceneggiatura – scritta peraltro da Kim Fuller, fratello di Simon – sembra aver intercettato proprio quelle tensioni che avrebbero portato alla rottura definitiva.

A testimoniare il controllo che le Spice Girls rivendicavano sulla propria carriera, e in particolare sulla propria immagine, c’è un video del dietro le quinte dello spot Polaroid del 1997, trapelato in rete nel 2016. Nella sequenza, le cinque ragazze indossano l’uniforme di una scuola privata: il regista suggerisce che debbano scoprire maggiormente il seno e l’ombelico (“è la fantasia di ogni uomo”), ma le ragazze non ci stanno e lo affrontano direttamente – Mel B dice che può andarsene a fare in culo, mentre Geri gli dà del “maiale maschilista”. La band si rifiuta di sottostare alle sue richieste, con Mel C che proclama: “Girl Power!”. In altre occasioni le Spice Girls non si sono fatte problemi ad essere sensuali e a mostrare il proprio corpo, ma sempre alle loro condizioni, come e quando volevano loro.

In cima alle loro caratteristiche platform shoes (“zatteroni” o “scarpe con la zeppa”), le Spice Girls apparivano quasi imponenti, amplificando quella sensazione di giocosa intimidazione che il loro atteggiamento già trasmetteva.

Nella loro carriera come gruppo, queste cinque ragazze hanno sempre fatto fronte comune, spalleggiandosi l’un l’altra e dandosi forza a vicenda: in questo modo sono riuscite a farsi valere in un mondo in cui le figure più importanti – registi, fotografi, giornalisti, manager, discografici, etc. – erano ancora in prevalenza uomini. Le Spice Girls stavano bene attente a non farsi oggettificare dallo sguardo maschile di chi le fotografava o le filmava, assicurandosi sempre che il prodotto finale le rispecchiasse. Inoltre, un aspetto che non viene considerato abbastanza è il fatto che le Spice Girls abbiano scritto tutti i testi delle loro canzoni, dando quindi una forte prospettiva femminile alla propria musica.

Due fra i pochi servizi fotografici delle Spice Girls realizzati da donne: in alto quello di Ellen Von Unwerth, in basso quello di Francesca Sorrenti (uno dei primi della band).

“Se voglio indossare una minigonna e la parte sopra di un bikini lo faccio per me e non per gli uomini che stanno a guardare” (Victoria).

Sottotraccia, nella comunicazione della band, c’è proprio quest’idea di rifrangere lo sguardo maschile o perfino ribaltarlo su se stesso.
Nello spot di Spice, ad esempio, Geri guarda dritto nell’obiettivo, esclamando: “Che hai da guardare, ragazzino?”. Nel loro libro ufficiale, le Spice invitano le loro fan a rispondere al catcalling, cioè agli uomini che fischiano alle donne per strada, urlando: “Tira fuori il culo!”. In una sequenza del loro film, le Spice affermano giocosamente di voler “ordinare” i ragazzi come se fossero delle pizze. Più tardi, durante un esibizione a Milano, vengono affiancate da ballerini caratterizzati come “uomini-oggetto”: solitamente sono gli uomini, completamente vestiti, a commentare il corpo delle donne (rigorosamente zitte e semi-nude), mentre qui è esattamente il contrario.

Anche la pacca sul sedere al principe Carlo, se ci pensiamo, sovverte la tipica dinamica dell’uomo di potere che palpeggia la ragazza indifesa.

Alla première londinese di Spice World, le ragazze si presentano in completi gessati che rimandano all’immaginario di gangster, boss mafiosi, “papponi” o uomini d’affari, con tanto di sigari e bastoni da passeggio. Portando in scena gli elementi di una virilità esasperata, le Spice si appropriano dei codici del potere maschile: il risultato è una gustosa caricatura del machismo.
Fonte

Spice gang

If you wanna be my lover
You gotta get with my friends

Le accuse di essere un prodotto creato a tavolino si scontrano quindi con l’autenticità del rapporto fra le cinque ragazze e con l’eccezionalità della loro storia. Così anche le particolarità che hanno dato colore al fenomeno Spice, come l’enfasi sul Girl Power, sull’amicizia femminile e sull’individualità di ogni componente del gruppo, sono emerse in modo piuttosto spontaneo. Sono sicuramente state pensate anche in ottica commerciale (dalle ragazze stesse, prima ancora che dal loro manager), ma non sono il frutto di estenuanti riunioni di marketing: dopo anni di convivenza, le ragazze si conoscevano bene tra loro ed erano consce di qual era la loro forza come gruppo. Quando Geri ha proposto il nome “Spice” per la band, Emma si è resa conto che era azzeccato perché “siamo tutte molto diverse l’una dall’altra”. L’idea di proporsi come cinque personaggi ben distinti si è sviluppata dunque in modo naturale, assecondando le inclinazioni di ognuna di loro. Questa scelta risultava in controtendenza rispetto alle tipiche girl band del passato, come quelle degli anni ’60, che tendevano a vestirsi in modo uniformato. Come suggerisce Rebecca Hains, “Le Spice Girls non erano solo cantanti con abiti coordinati che cantavano le stesse armonie, ma si presentavano come una girl gang che lavorava insieme nel perseguimento attivo dei propri obiettivi”.

Questo set dal concerto di Istanbul esemplifica perfettamente ciò che sono le Spice Girls: individui ben distinti (ognuna indossa un’iterazione diversa del costume), ma sulla stessa lunghezza d’onda (tutte indossano lo stesso tessuto). Nel 1998, Krista Cowman e Ann Kaloski scrivevano che non esiste un’altra girl band “differenziata” come la loro; in compenso, le Spice sono state paragonate ai Village People, un’altra band di “personaggi”.

Il primo trailer di Spice World, ambientato in un bagno pubblico, mostra tutta l’irriverenza delle Spice Girls. È interessante notare come sia possibile riconoscere le cinque ragazze già solo dalle scarpe. Questo tratto distintivo è stato ripreso, più di recente, in numerosi meme rivolti ai millennial, che sarebbero in grado di riconoscere le Spice Girls solo grazie a una foto delle loro riconoscibilissime calzature.

Anche l’esibizione alle Olimpiadi 2012 punta sulla riconoscibilità delle Spice Girls: i colori e i pattern che illuminano i cinque taxi fanno capire di chi si tratta ancora prima che le cinque ragazze entrino in scena.

L’esibizione ai Brit Awards 1997 ha cementificato nell’immaginario collettivo l’associazione di Geri (e delle Spice Girls in generale) con la bandiera del Regno Unito.

“Quando abbiamo iniziato, con il nome Touch, eravamo piuttosto insipide. Sentivamo di dover rientrare in uno stampo, un’idea prestabilita di come doveva essere una girl band”, ricorda Mel C. “Poi abbiamo realizzato che eravamo cinque personalità piuttosto distinte, diverse l’una dall’altra e da tutti i gruppi femminili del passato. Abbiamo realizzato che c’era molta forza in questo”.

Ogni Spice Girl ha un’identità ben definita e perfettamente riconoscibile che si manifesta non solo nel look, ma anche nella personalità: la band presenta cinque diversi modi di essere una ragazza. Ognuno può scegliere la sua preferita, quella in cui si rivede, quella che vorrebbe essere o semplicemente quella che più rispecchia il proprio gusto. Le loro diverse caratteristiche sono perfettamente incapsulate dai soprannomi ideati dalla rivista Top Of The Pops, che poi diveranno parte integrante della loro immagine: anche in questo caso non si tratta del frutto di fredde riunioni di marketing, ma di una cosa nata per gioco dalla creatività di un redattore. Il concetto, come Emma ha notato fin dall’inizio, è quello di cinque spezie molto diverse fra loro: ognuna ha un sapore forte e distintivo. Come ha scritto Chris Heath nella cover story di Rolling Stone del luglio 1997, i soprannomi delle Spice Girls rappresentano un’espressione di eterogeneità e di omogeneità allo stesso tempo.

Variety is the very spice of life.

William Cowper – The Task (1785)
BuzzFeed #spicegirlscostume Spice Girls Names and Nicknames ...
Il ritaglio del celebre articolo di Top Of The Pops che ha lanciato i soprannomi delle cinque Spice. Questi nomignoli hanno alimentato il successo della band perché sono facili da ricordare e da associare a ciascuna delle Spice, in quanto caratterizzano le cinque componenti del gruppo come se fossero veri e propri personaggi, accentuando le rispettive differenze.

Il messaggio è che non esiste un modo giusto o sbagliato di essere una ragazza: puoi essere Baby, Sporty, Scary, Ginger… o tutte le Spice allo stesso tempo o in momenti diversi. Come abbiamo visto, Girl Power significa anche abbracciare la propria unicità, tant’è vero che le Spice affermano che non volevano sopprimere l’individualità di nessuna di loro. La varietà è un ingrediente fondamentale nel successo della band. Le Spice Girls dimostrano, quindi, che ogni ragazza è “forte a modo suo”, come ha affermato una dodicenne intervistata dalla ricercatrice Dafna Lemish nel 1998.

La forza delle Spice Girls stava inoltre nel fatto di essere figure aspirazionali, ma allo stesso tempo accessibili, non troppo lontane dal loro pubblico. Pur essendo fotogeniche e videogeniche, non erano supermodelle: “Nessuna di noi è una bellezza convenzionale, non devi essere stupenda per farcela”, erano solite ripetere. Inoltre, con l’eccezione di Victoria (Posh Spice), le altre quattro Spice Girls provenivano da famiglie della classe operaia o del ceto medio-basso. Erano ragazze tutto sommato ordinarie, tant’è che nelle interviste parlavano con i loro accenti locali, proiettando un senso di autenticità e vicinanza alla gente comune.
Questa visione è alimentata dall’ultima scena del video di Wannabe, in cui le ragazze tornano a casa a bordo di un autobus: in questa fase, le Spice Girls non erano ancora delle superstar, quindi era un’immagine credibile. All’inizio della loro carriera, in effetti, le ragazze non avevano neanche uno stylist. Tuttavia, questa narrazione continua a essere portata avanti anche dopo che le Spice Girls raggiungono il successo planetario: nel video di Stop, ad esempio, le vediamo perfettamente a loro agio mentre interagiscono con i “vicini di casa” di un quartiere operaio di Dublino.

Le Spice a bordo di una corriera in uno scatto di Dan Freeman.

Come osserva Catherine Driscoll, le Spice Girls erano presentate come ragazze qualunque nei loro materiali promozionali: “Sono lo specchio di qualsiasi ragazza che sgobba a scuola o in un lavoro noioso, stufa di essere calpestata, in attesa che arrivi la sera o il weekend per uscire e divertirsi. Si vestono con abiti alla moda… quelli che la gente compra ogni giorno nei negozi del centro, i vestiti che qualsiasi ragazza vede quando va a fare shopping in pausa pranzo”.

“Vogliamo che tutte le ragazze entrino a far parte della nostra gang”, amavano ripetere nelle interviste. Oltre alle ragazze, molti ragazzi queer si uniranno alla rivoluzione, tanto che le Spice decideranno di modificare il testo di 2 Become 1 per renderlo più inclusivo. I ragazzi eterosessuali non erano esclusi dall’invito purché dimostrassero di essere degli “spice boys”, ossia “uomini degli anni ’90” che credono nella parità di genere. Nello spot di Spice, infatti, Mel B invita tutti a unirsi alla loro avventura (“Join our adventure!”), mentre Emma afferma che “chiunque può essere una Spice Girl”, evidenziando la loro vicinanza con le persone comuni.

Lo spot del primo album racchiude perfettamente lo spirito giocoso e dirompente delle Spice: le cinque invitano le ragazze a entrare nella loro gang e mettono in guardia i ragazzi. Victoria chiede, con tono di sfida, “Can you handle a Spice Girl?” (“Sei in grado di gestire una Spice Girl?”), mentre Mel C avverte: “Watch out, lads! The girls are here!” (“Attenzione, ragazzi! Le ragazze sono arrivate!”).

Le Spice Girls sono riuscite a farsi strada in un ambiente dominato dagli uomini senza mai farsi mettere i piedi in testa. Le ragazze hanno intessuto buoni rapporti con le boy band a loro contemporanee, come i Backstreet Boys, ma hanno dovuto subire gli attacchi di diversi esponenti della scena brit-pop. In particolare, Liam degli Oasis aveva dichiarato ai media che non avrebbe partecipato ai Brit Awards del 1997 perché, se avesse incrociato le Spice Girls, le avrebbe prese a schiaffi. Quella sera, le Spice sono salite sul palco per ritirare il premio Best British Single per Wannabe e Mel C ha deciso di rispondere direttamente alla provocazione di Liam, sfidandolo a farsi avanti con un tono giocosamente minaccioso: “Come and ‘ave a go if you think you’re hard enough!” (“Fatti sotto se credi di essere forte abbastanza!”).

Insomma: i ragazzi etero, ammesso che si comportino bene, non sono il nemico… le proprie amiche, però, vengono prima. Girl Power è sostenersi a vicenda fra ragazze. L’idea di fare fronte comune è alla base del messaggio femminista, un concetto che le Spice Girls portano avanti con il loro approccio scherzoso, ma dritto al punto: “Avete fatto comunella!”, esclama Giancarlo Magalli quando vede che le Spice Girls si sono schierate dalla parte della conduttrice, Milly Carlucci, durante uno scambio di battute fra i due (“Tanto per chiarire le cose: è lei che ha il cervello, non lui!”, dice Geri).

L’amicizia femminile è centrale nella poetica delle Spice Girls: non a caso è il tema di Wannabe. Le ragazze avevano dovuto lottare con la casa discografica per far sì che uscisse come primo singolo: pensavano che fosse la traccia perfetta con cui presentarsi al pubblico, grazie a un testo che le rappresentava e che diceva qualcosa di nuovo: “Se vuoi essere il mio ragazzo devi andare d’accordo con le mie amiche”.

A ulteriore testimonianza del controllo che esercitavano sulla propria carriera, le Spice Girls sono riuscite ad avere la meglio non solo riguardo al primo singolo da estrarre (Wannabe), ma anche a sceglierne il mix: la label non era convinta e aveva proposto varie alternative, fra cui una versione hip hop che Geri aveva definito “orribile”.
Richard “Biff” Stannard, co-autore del brano, paragona Wannabe a una canzone punk. In effetti, pur essendo puramente pop, le Spice avevano un’energia ribelle, caotica e indisciplinata che viene perfettamente fuori in questa traccia. Forse non erano poi così lontane dalle Riot Grrrl…

Non solo amiche, ma “sorelle”, riprendendo il gergo femminista degli anni ’70, popolarizzato da tracce come We Are Family (1979) delle Sister Sledge e Sisters Are Doin’ It for Themselves (1985) di Eurythmics e Aretha Franklin, due canzoni che le Spice hanno riproposto nei loro concerti.
Love Thing, tratta dal loro album di debutto, enfatizza il concetto:

On and on with the girls named Spice
You wanna get with us then you’d better think twice
God help the mister (yeah, God help the mister)
That comes between me and my sisters

Ovvero:

Avanti tutta con le ragazze di nome Spice
Se vuoi metterti con noi è meglio che ci pensi due volte
Dio aiuti il signore (sì, Dio aiuti il signore)
Che si mette tra me e le mie sorelle

Le Spice Girls cantavano spesso d’amore, esigendo rispetto e parità nelle loro relazioni eterosessuali, ma dietro la facciata romantica si celavano spesso anche altri messaggi: Say You’ll Be There, ad esempio, parla del modo in cui le cinque si guardano le spalle a vicenda, mentre Too Much e Stop riflettono la volontà di “rallentare” di fronte all’enorme successo raggiunto in meno di un anno.

L’anello con scritto SPICE che compare sulla copertina e sul retro di Spice è il simbolo del legame fra le cinque ragazze. È la foto di un vero anello che Geri ha comprato per tutte le componenti del gruppo all’inizio della loro avventura. Le ragazze lo indossavano sempre, come fosse una fede nuziale: interrogate in merito, rispondevano che l’anello rappresentava la loro unione, come se fossero sposate l’una con l’altra. Unione intesa come amicizia, ma anche unione di intenti nel lavorare insieme per raggiungere il successo. Lo Spice ring rappresenta, insomma, l’unione che fa la forza dello Spice team.

Come nei migliori team, l’insieme è maggiore della somma delle sue parti. Le Spice hanno più volte calcato la mano su quanto ogni componente del gruppo sia fondamentale: “We need five for the power of Spice”, cantavano in Spice World. Le cinque ragazze sono potenti da sole, come dimostra il focus sulle rispettive individualità, ma sono ancora più potenti in gruppo.

Il focus sul valore dell’amicizia e della solidarietà femminile, con le ragazze che mettono sé stesse e le proprie amiche al primo posto, sfata lo stereotipo secondo cui le ragazze non riuscirebbero a fare fronte comune perché sarebbero continuamente in competizione per ottenere l’attenzione dei ragazzi.

Alla luce di quanto detto, non sorprende il fatto che l’abbandono di Geri, uscita dal gruppo nel maggio 1998, abbia segnato l’inizio della fine per le Spice Girls. Inevitabilmente, pur continuando in quattro, qualcosa si era rotto per sempre: quella promessa di un’amicizia eterna sembrava venuta meno, insieme a tutta quell’energia spensierata che le Spice Girls avevano portato con sé irrompendo sulla scena poco meno di due anni prima. Per il pubblico che le amava, composto in larga parte da bambini, l’addio di Geri è stato un piccolo trauma. In questo clima viene rilasciato un ultimo singolo: Viva Forever, una canzone fatalmente adatta a quel momento. Il video musicale mette in scena la misteriosa scomparsa di un ragazzino, in quella che può essere letta come una metafora della perdita dell’innocenza. Per milioni di fan, l’abbandono di Geri ha costituito la brusca fine di un’età spensierata che pensavano sarebbe durata in eterno. Per molti di loro, ancora bambini, è stato il primo vero confronto con il fatto che ogni cosa ha un inizio e una fine. Per altri, questo evento è coinciso proprio con il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, o dall’adolescenza all’età adulta, acquisendo un valore particolarmente significativo. Qualcuno ha detto che Viva Forever è la canzone dei titoli di coda degli anni ’90: di sicuro ha sancito un “prima” e un “dopo” per chi ha vissuto gli anni più importanti della propria infanzia in quel decennio che stava ormai giungendo al termine.

Viva Forever, però, racconta di qualcosa che finisce, ma che in realtà è destinato a durare per sempre. E così è stato per le Spice Girls: superare il trauma della loro separazione ci ha fatto crescere, insegnandoci che il cambiamento fa parte della vita, ma ciò che è stato non svanisce mai del tutto: “So glad we made it, time will never change it”, come cantano Emma, Mel B, Mel C e Victoria in Goodbye, il primo singolo senza Geri. Niente sarà più come prima, ma a volte ciò che è rotto si può riparare: le Spice Girls si sono riunite più volte nel corso degli anni – dal tour del 2007-2008 a quello del 2019, passando per la grandiosa esibizione alle Olimpiadi di Londra nel 2012 – dimostrandoci che alla fine è proprio vero che friendship never ends.

A restare nel cuore di tutti, però, sarà sempre quel magico momento in cui cinque ragazze hanno conquistato il mondo. Un momento che, per l’impatto che ha avuto, sembra essere durato molto più a lungo, ma che invece si è consumato in meno di due anni: dal luglio 1996 al maggio 1998. Un periodo fugace ma intenso, proprio come l’estate d’amore raccontata in Viva Forever: una stagione finita troppo presto, ma destinata a vivere per sempre nel ricordo di chi l’ha vissuta. In quel breve periodo, le Spice sono state dappertutto: il loro successo ha invaso televisioni, giornali e negozi (non solo di dischi) in tutto il pianeta. È stato un fenomeno senza precedenti e senza successori. In così poco tempo, le Spice Girls sono diventate la girl band di maggior successo nella storia della musica, un record che detengono ancora oggi, ma il loro impatto culturale è perfino superiore: lo spirito delle Spice Girls aleggia nel termine Girl Power, ormai diventato di uso comune, e in ogni gruppo di ragazze che cantano… o che combattono, ma questa è un’altra storia (che vi racconterò presto).

Viva forever, I’ll be waiting
Everlasting, like the sun
Live forever, for the moment

Bibliografia

So glad we made it
Time will never change it

Goodbye (1998)

Krista Cowman, Ann Koloski, “Spicing up girls’ lives”, Trouble & Strife, Issue 38, Winter 1998-99.

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rivoluzioni ed identità di Sailor Moon
, San Marco Evangelista (CE), Società Editrice La Torre, 2025, pp. 125-149.

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Sitografia

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https://www.nytimes.com/2019/07/19/style/spice-girls-reunion.html

https://people.com/music/melanie-c-recalls-naughty-spice-girls-meeting-with-king-charles-in-1997/

https://www.rollingstone.com/music/music-news/spice-girls-too-hot-to-handle-63901/

https://it.scribd.com/document/508011573/Spice-Girls-Official-Magazine-Issue-1

https://www.stylist.co.uk/people/spice-girls-wannabe-feminism-pop-girl-power-feminist-nineties-empowerment-posh-scary-sporty-baby-ginger/28605

https://www.telegraph.co.uk/films/2017/09/29/spice-world-20-spice-girls-made-movie-history/#selection-9139.0-9141.286

https://www.theguardian.com/music/2016/jul/07/the-spice-girls-at-20-women-werent-allowed-to-be-like-that-in-public

https://www.thenationalnews.com/arts-culture/comment/did-the-spice-girls-message-of-girl-power-really-have-anything-to-do-with-female-empowerment/

Videografia

Girl Power! Live in Istanbul (1997)

Spice World (1997)

Spice Girls: Giving You Everything (2007)

The Spice Girls Story: Viva Forever! (2012)

Spice Girls: How Girl Power Changed The World (2021)

Tutti i video musicali delle Spice Girls.

Make it last forever
Friendship never ends!

Wannabe (1996)
r/SpiceGirls - Spice Girls Prima sessione fotografica 1995