
In Picnic ad Hanging Rock (1967), le ragazze di un istituto femminile si liberano dei loro corsetti, simbolo di oppressione nella società vittoriana. Meno di un anno dopo, le femministe si liberano dei loro reggiseni, simbolo di oppressione nella società patriarcale.
Il periodo compreso fra l’uscita del romanzo originale (1967) e il rilascio del suo adattamento cinematografico (1975) coincide con uno dei momenti più intensi del movimento femminista. Nel tracciare un parallelismo fra la storia raccontata in Picnic ad Hanging Rock e l’ascesa della Seconda Ondata femminista, partiamo dalla moda (il revival vittoriano-edoardiano) per arrivare al divino femminile che affiora nel legame tra queste donne e la potente natura australiana, capace di resistere alla colonizzazione anglosassone.
L’inizio e la fine
Everything begins and ends at exactly the right time and place.
14 febbraio 1900, Victoria, Australia.
Un gruppo di studentesse di una scuola privata femminile parte per una gita a Hanging Rock. Alcune di loro non ritorneranno mai più. Questa è la suggestiva premessa di Picnic ad Hanging Rock (1975), film di Peter Weir tratto dall’omonimo romanzo di Joan Lindsay del 1967.

Su richiesta dell’editore, il mistero che dà corpo alla storia, ossia la scomparsa di due studentesse (Miranda e Marion) e di un’insegnante (Miss McCraw), viene parzialmente svelato solo dopo la morte dell’autrice. Dal romanzo, infatti, erano state intenzionalmente rimosse le pagine che raccontavano gli attimi precedenti alla scomparsa delle tre donne. Il capitolo “perduto” è stato pubblicato poi nel volume The Secret of Hanging Rock (1987). Tuttavia, il finale resta criptico: più che offrire una risoluzione vera e propria, si apre a diverse interpretazioni.
In ogni caso, qui non ci interessa svelare il mistero, ma piuttosto riflettere su come alcuni aspetti della storia sembrino ricollegarsi al contesto sociale dei Paesi anglosassoni tra la seconda metà degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70.
Revival vittoriano/edoardiano
Prima di tutto, prendiamo in considerazione l’abbigliamento delle studentesse. La storia, come detto, è ambientata nel 1900, a cavallo fra l’età vittoriana e quella edoardiana. Fra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70, assistiamo a un revival della moda di fine/inizio secolo: abiti lunghi e bianchi di cotone e pizzo. Il mood è romantico, delicato. Il modello femminile veicolato è etereo, sognante. Per i giovani è un modo per evadere dalla dura realtà: è un rifugio in un passato idealizzato, nostalgico, quasi fiabesco, e assolutamente bucolico, a stretto contatto con la natura.
La natura come antidoto agli orrori del mondo moderno: nell’epoca vittoriana era l’industrializazione; negli anni ‘60-‘70 sono le turbolenze socio-politiche, la guerra del Vietnam, la crisi economica (petrolifera-energetica), il terrorismo, il boom dei serial killer. Se ci pensiamo, non è molto diverso, come concetto, dal #CottageCore degli anni della pandemia: anche in quel caso, l’ambiente agreste era visto come un rifugio dal mondo.

All’estetica vittoriana/edoardiana si associano attività come raccogliere fiori e pressarli, passeggiare nei prati, sognare ad occhi aperti. Come evidenzia la prof.ssa Amanda Hallay di The Ultimate Fashion History, c’è qualcosa di soprannaturale in queste immagini: le ragazze appaiono “serene come se appartenessero a un altro mondo”.

I servizi fotografici che presentano quest’estetica evocano spesso un microcosmo in cui i maschi non sono ammessi: come nelle scuole private femminili, le ragazze intrecciano stretti legami fra loro, manifestando il loro affetto in modo fisico, come in questo scatto di David Hamilton del 1968.

L’estetica è ripresa nel film Il giardino delle vergini suicide (1999), che infatti è ambientato nel 1975, lo stesso anno in cui Picnic ad Hanging Rock esce nei cinema australiani. Quello delle sorelle Lisbon è, in effetti, un microcosmo in cui i maschi non possono entrare.
Femministe e reggiseni
Pur essendo distanti anni luce dagli abitini e dalle minigonne che spopolavano qualche anno prima, questi abiti lunghi in stile vittoriano/edoardiano non erano esenti dalle concezioni sorte nel decennio precedente in fatto di abbigliamento femminile. In linea con la maggior libertà di movimento promossa dall’estetica ‘mod’ (scopri più nell’articolo Twiggy, terremoto giovanile) e dalle rivendicazioni femministe sulla liberazione del corpo, questo revival vittoriano/edoardiano non includeva corsetti e sottogonne, che restano nel passato. Verso la fine degli anni ‘60, la moda accantona l’ideale della “maggiorata”, le cui forme erano evidenziate da prominenti reggiseni (spesso appuntiti, come il bullet bra), e il movimento femminista comincia a diffondere l’idea del reggiseno come strumento di oppressione.
Il 7 settembre 1968 ha luogo la celebre protesta contro Miss America durante la quale una delegazione di femministe getta i propri reggiseni in un cestone dell’immondizia. Il romanzo di Picnic ad Hanging Rock esce meno di un anno prima, l’1 novembre 1967. È interessante constatare come l’idea di liberarsi di quei capi d’abbigliamento femminile percepiti come “strumenti di oppressione” sia già presente nel romanzo…

le femministe gettavano i loro reggiseni, ma anche altri simboli della loro oppressione, come trucchi, corsetti, giarrettiere, tacch
In primis, a tutte le ragazze in gita viene concesso di togliersi i guanti: questa appare già come una concessione speciale, una prima divergenza (seppur autorizzata) dalle opprimenti norme che regolano l’abbigliamento (e il comportamento) delle studentesse di questo istituto vittoriano. Le ragazze che salgono su Hanging Rock si spingono ben oltre: si tolgono le scarpe, le calze e, infine, i corsetti. La professoressa che sparirà insieme a loro sale sulla montagna in mutandoni (quindi, sostanzialmente, in biancheria intima) e con la camicia strappata. Di strato in strato, queste donne liberano i propri corpi dalle restrizioni della società vittoriana.

Come evidenzia Federica Leonardi (Letture pericolose), “i vari indumenti ‘necessari’ perché una donna sia tale per la società rendono di fatto le ragazze estranee al mondo che le circonda. Che è come dire: estranee alla loro stessa natura”.

[Joan Lindsay, Picnic a Hanging Rock, Sellerio, 2000, p.33]
In linea con la retorica della Seconda Ondata femminista, questi indumenti ostacolano i loro movimenti e reprimono il loro potenziale. Le ragazze contravvengono ai codici di comportamento imposti dall’istituto femminile (e dalla società vittoriana) di cui fanno parte: per esplorare la roccia, si allontanano più di quanto dovrebbero, arrampicandosi e avventurandosi oltre i limiti consentiti, oltrepassando i confini di ciò che è considerato “accettabile”. Ciò che fanno è pericoloso, proibito. Disobbediscono alle indicazioni della preside, che aveva vietato ogni tipo di “tomboyish foolery” (“sciocchezza da maschiaccio”) . Quando vengono richiamate all’ordine, si scopre che non sono dove dovrebbero essere, e questo manda la società in crisi. “In Inghilterra, a giovani donne come quelle non sarebbe permesso di andare a camminare nella foresta. Non da sole, almeno”, afferma il giovane rampollo inglese Michael Fitzhubert, la cui origine (britannica) stride con l’ambiente australiano che, come vedremo, sembra sfuggire al controllo anglosassone.
Gli indumenti oppressivi di cui le donne si liberano diventano poi gli indizi attraverso cui la società vittoriana cerca (invano) di rintracciarle. La mancanza di corsetti e calze spinge l’istituto a sospettare di una violenza maschile: quando una delle ragazze (Irma) viene ritrovata, il medico la visita e la dichiara ‘intatta’, nel senso che non ha subito una violenza sessuale. Di fatto, gli uomini non c’entrano nulla con la loro scomparsa, né possono fare nulla per ritrovarle. Michael, ossessionato dal ricordo di Miranda, assume il metaforico ruolo del “principe” che cerca di salvarla, ma non ci riesce, rischiando la vita inutilmente. Pur restando misteriose, le circostanze della scomparsa delle tre donne sembrano avere a che fare con la natura australiana, che appare in netto contrasto con la cultura anglosassone rappresentata dall’istituto di cui fanno parte.
Hanging Rock è femmina
Il legame fra natura e donna è ancestrale: fin dalle prime religioni, la natura è sempre stata concepita come “donna” e come “madre”. Pensiamo alla figura di Madre Natura, presente in moltissime culture. La maternità era venerata, così come la natura: il ciclo delle stagioni e quello delle fasi lunari era associato al ciclo mestruale. La capacità procreativa delle donne era al centro di questi culti: ecco perché nella celeberrima Venere di Willendorf sono ben evidenziati i seni, i fianchi e l’organo sessuale come simboli di fertilità. Forse non è un caso che le tre donne di Picnic ad Hanging Rock spariscano entrando in una fessura, un passaggio stretto all’interno della roccia che potrebbe alludere all’organo sessuale femminile. La roccia in sé sembrerebbe avere una forma fallica, ma in realtà ha una forma “mammellare” che rimanda, nuovamente, alle forme femminili. Potremmo dire che Hanging Rock è donna.

La “guida spirituale” del gruppo sembra essere Miranda, caratterizzata come un’entità soprannaturale e onnisciente, quasi una divinità. La sua natura “divina”, presumibilmente legata al contesto aborigeno, deve essere inquadrata nel contesto della cultura occidentale (euro-centrica) per essere compresa da chi fa parte dell’istituto. È l’insegnante madrelingua di francese (Miss DeLargue) ad avere l’illuminazione: “Ah, ora lo so! […] So che Miranda è un angelo di Botticelli”. Questo è indicativo, se pensiamo che fino all’Ottocento la Francia era considerata il centro culturale dell’Occidente, il pinnacolo della civiltà europea. Nel film, l’insegnante indica un’immagine della Venere di Botticelli: non si tratta di un angelo. Nel romanzo non è chiaro, ma Miranda appare insieme a una gigantesca conchiglia nelle fantasie di Michael, quindi un riferimento alla Venere potrebbe esserci anche qui.
La teoria più comune, riguardo alla scomparsa delle tre donne, è quella che sostiene che siano passate a un’altra dimensione, privandosi dei propri “gusci” (i corsetti) e abbandonando la forma umana per entrare in una dimensione più alta, superiore, in comunione con la natura. Le tre donne sembrano lasciarsi alle spalle la rigida cultura vittoriana per entrare in contatto con la natura del paesaggio australiano: prima della colonizzazione anglosassone, questa era la terra degli aborigeni. Su questa scia, Yvonne Rousseau associa la loro scomparsa a un rito di iniziazione aborigeno riservato alle donne. Questo perché nelle epoche più remote, nella cultura aborigena (come in altre culture in giro per il mondo), “i riti e gli emblemi più sacri” erano appannaggio femminile. La storia di Picnic ad Hanging Rock sembra dunque suggerire che l’antico dominio aborigeno sia sopravvissuto alla colonizzazione anglosassone, trovando espressione proprio nell’incontro fra la natura e quelle donne che sono in grado di entrare in comunione con essa.

Dal punto di vista dei coloni, è una natura selvaggia che, quasi per vendetta, “rapisce” tre donne appartenenti all’istituto in questione, che diventa simbolo della colonizzazione del territorio australiano da parte della civiltà anglosassone. A scomparire sono tre donne, ma questo “passaggio” non è concesso all’intero genere femminile. Miranda, Marion e Miss McCraw riescono a elevarsi spiritualmente, mentre Irma è troppo frivola e materialista, troppo “inglese”. Per non parlare, poi, della loro compagna Edith, che le segue ma rinuncia quasi subito, e della preside dell’istituto, Mrs. Appleyard, che fino alla fine resta ancorata ai propri principi, alla propria morale vittoriana. La loro scomparsa mina le fondamenta dell’istituzione, portando a catastrofiche conseguenze. Metaforicamente, l’istituto è un monolito come Hanging Rock: all’apparenza sembra inossidabile, in forza delle rigide norme sociali di cui è costituito, ma alla fine non può nulla contro la natura. In questa guerra fra colossi, l’istituto cede, mentre Hanging Rock resta in piedi.
A metà strada
“Tutto inizia e finisce esattamente nel posto giusto e al momento giusto”, dichiara Miranda. La scomparsa delle tre donne a Hanging Rock avviene il 14 febbraio 1900, mentre gli orologi sono fermi alle ore 12:00. Il mezzogiorno, come evidenzia Marco Maculotti (Axis Mundi), è “un’ora di passaggio” fra la prima parte della giornata e la seconda. Il 1900, inoltre, è il primo anno del nuovo secolo e l’ultimo anno dell’epoca vittoriana: ancora una volta, si tratta di un momento di passaggio. Ed è proprio in questi momenti che “agli Eletti diviene possibile accedere a una dimensione superiore”, come spiega Maculotti. L’epoca edoardiana è alle porte: la rigida morale vittoriana sarà allentata, come un corsetto troppo restringente.
Allo stesso modo, anche gli anni ’60 rappresentano un’epoca di transizione fra il conservatorismo degli anni ’50 e il progressismo degli anni ’70. Il periodo compreso fra la pubblicazione del romanzo (1967) e l’uscita del film (1975) è il momento più “caldo” del femminismo di Seconda Ondata, e Picnic ad Hanging Rock viene accolto da una moltitudine di lettrici (e, più tardi, spettatrici) che stavano vivendo quel tumulto in prima persona. L’interpretazione esoterica dell’opera trova terreno fertile nel crescente interesse dei circoli femministi per il divino femminile e le antiche religioni matriarcali. La storia di Lindsay parla direttamente a quelle donne che vogliono liberarsi non solo del reggiseno, ma di tutte quelle costrizioni che sono state loro imposte sulla base dei ruoli di genere. Vogliono sottrarsi ai limiti della loro condizione per esprimere appieno il loro potenziale.
La “fiaba” di queste tre damigelle in pericolo che riescono a liberarsi dalla loro prigionia ha risuonato profondamente nei loro cuori.
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Fonti consultate
Stuart Aitken, Leo Zonn, “Weir(d) Sex: Representation of Gender-Environment Relations in Peter Weir’s Picnic at Hanging Rock and Gallipoli“, 1993.
Joost Daalder, “The Brave New Feminist World of Joan Lindsay’s ‘Picnic at Hanging Rock’”, 1988.
Amanda Hallay, “The Ultimate Fashion History; The 1970s (Part I)”, YouTube, 2015.
Federica Leonardi, “Recensione. Picnic ad Hanging Rock di Joan Lindsay”, Letture pericolose, 2018.
Joan Lindsay, Picnic At Hanging Rock, 1967.
Joan Lindsay, The Secret of Hanging Rock, 1987.
Marco Maculotti, “’Picnic ad Hanging Rock’: un’allegoria apollinea”, Axis Mundi, 2018.
Si ringrazia il professor David Roberts (FIT) per la consulenza sulla moda.




