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W.i.t.c.h. è una sigla. Ma se togli i puntini ottieni una parola inglese che significa strega. Strega, in origine, era colei che conosceva la natura e i segreti per rispettarla e dominarla. Aveva un sentire unico e speciale. Perciò era magica! Proprio come te.
Ecco perché è nato W.i.t.c.h! Per aiutarti a tirar fuori la magia che hai dentro.
Witch sei tu, un incanto di ragazza!

Introduzione alla rivista, presente nel sommario dei primi due numeri
(aprile – maggio 2001)

È il 3 aprile 2001 quando le edicole italiane vengono colpite da un piccolo terremoto, che presto si trasformerà in un uragano…
Esce il primo numero di W.I.T.C.H., rivista a fumetti che in pochi mesi frantumerà ogni record di vendita, partendo alla conquista del mondo.

Tutto comincia a Milano, nella sede della Walt Disney Company Italia, da un’intuizione dell’allora direttrice dei periodici femminili dell’azienda, Elisabetta Gnone, e dall’estro di due giovani artisti, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, che ho intervistato per voi.

Intervista ad Alessandro Barbucci e Barbara Canepa

Partiamo dalle origini: com’è nato W.I.T.C.H.?

Alessandro Barbucci: Era il 1997, Sailor Moon era ancora fresco nella memoria di tutti [l’ultima serie era stata trasmessa in Italia fra il marzo e il maggio di quell’anno, ndr].
E poi c’erano le Spice Girls…

“Sailor Moon era ironico, arrivato al momento giusto; le Spice Girls erano cinque personaggi puramente pop, degni di un cartone animato – in quel periodo eravamo grandi fan, siamo anche andati a vedere il film al cinema!”, mi ha rivelato Alessandro.

Elisabetta Gnone, che allora dirigeva i periodici femminili della Walt Disney Company Italia, ebbe una grande intuizione: capì che mancava un prodotto per le ragazze adolescenti, una fascia di pubblico che fino a quel momento non era mai stata considerata dalla major.
Nel pensare alle teenager, non si poteva non prendere in considerazione quello che stava succedendo nella cultura pop in quel momento…

Barbara Canepa: Proprio in quel periodo cominciava a delinearsi un pubblico di appassionati di manga: era chiaro come questo nuovo linguaggio sapesse rispondere ai gusti e alle esigenze degli adolescenti – non solo dei ragazzi, ma anche delle ragazze!

In effetti, fino a quel momento, si pensava che le ragazze non leggessero fumetti.
È proprio con gli shoujo manga (Sailor Moon, ma non solo) che questa convinzione comincia a vacillare.

Canepa: Esatto. Io ero già un’appassionata lettrice di manga dai tempi di Candy Candy: parliamo del 1986, quando Mondadori fece uscire i primi mensili in edicola. Avevo cominciato a leggere i primi manga a 12 anni e a 16 avevo visto per la prima volta al cinema il film di Akira (1988).
In effetti sono stata io a far appassionare Alessandro a questo stile, anche se qualcosa già conosceva. Quello del manga ci sembrò il linguaggio migliore per “raccontare” graficamente questa storia.

Barbucci: Inizialmente avevo proposto delle ragazze in stile steampunk, militare: ero un grande fan di Tank Girl di Hewlett e Martin.

“Nella mia mente, Hay Lin esisteva già da tempo: la disegnavo fin dai tempi del liceo, ma era una punk con gli stivaletti da militare”, mi ha rivelato Alessandro.

Elisabetta Gnone mi disse che come concept era troppo “maschile” e propose le cinque streghe: da lì ci siamo ricollegati direttamente al manga.
In Disney Italia c’era chi aveva paura che, visto il tema, si sfociasse nel satanismo, ma la loro più grande paura erano gli occhioni in stile manga!

Canepa: Per loro era inconcepibile pensare di pubblicare un fumetto anche solo vagamente ispirato ai manga, che a quel tempo erano i loro concorrenti diretti, in edicola.

Barbucci: A un certo punto pensarono di investire sul rilancio di Paperina affiancandole i nostri cinque personaggi, ripensati come animali antropomorfi: era un tentativo di ricollegarsi in qualche modo all’universo disneyano.

Canepa: Sì, esatto. Il progetto si chiamava Daisy D., si trattava di una serie pensata per il mensile Minni Mag. La storia vedeva Paperina in veste di investigatrice privata, affiancata dalle nostre Witch, che in questa versione avrebbero avuto il naso da tartufo e i guanti, come Minni e Topolino!
Ho ancora la prima pagina a ecoline, dato che volevamo farlo come le pagine di Trip di PK…

Copertina disegnata e colorata da Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.

La sceneggiatrice Ilaria Isaia mi ha rivelato che l’ispirazione per Daisy D. era venuta dal successo di Minni e le magnifiche cinque, una storia pubblicata su Minni & Company nel 1993, che vedeva Minni nel ruolo di investigatrice, intenta a risolvere un mistero legato a cinque ragazze.
Daisy D. non sarebbe stato molto diverso: “Tutto verteva attorno a una Paperina investigatrice che veniva chiamata da una sua amica per investigare su fatti misteriosi che accadevano in un college frequentato da cinque studentesse con poteri magici”, spiega Ilaria.

Barbucci: Per fortuna, poi, non se ne fece nulla.

Canepa: Eravamo ben consapevoli del fatto che una storia con protagonista Paperina non avrebbe fatto presa sulle adolescenti. Servivano cinque ragazze normali, in cui le lettrici avrebbero potuto immedesimarsi…

Barbucci: Così le Witch tornarono ad essere umane.

Per il design di Will,
Alessandro Barbucci si è ispirato anche ad Alita (1990) di Yukito Kishiro.

Lo stile grafico di W.I.T.C.H., pur traendo ispirazione dal manga, resta comunque un ibrido di Occidente e Oriente. Non si distanzia troppo da certi personaggi Disney, a partire da Ariel de La Sirenetta (1989).

Barbucci: Posso raccontare un aneddoto divertente proprio su questo!
Come dicevamo, la Disney Italia ha ostacolato in tutti i modi W.I.T.C.H.: ce l’avevano in particolare con questi occhioni in stile manga.
Con Elisabetta Gnone abbiamo pensato a un gioco, una sorta di scommessa con i vertici della Disney Italia. Ho disegnato una serie di occhi, fra i quali c’erano personaggi manga, personaggi Disney e le nostre Witch. Si vedevano solo gli occhi, nient’altro.
“Dato che avete tanto da ridire su questi occhioni manga, indovinate quali sono gli occhi delle Witch!”, era questa la scommessa: se avessero perso, non avrebbero più potuto lamentarsi.
Ebbene, si sono sbagliati: hanno scelto gli occhi di Ariel de La Sirenetta (1989), protagonista dell’omonima rivista italiana, diretta dalla stessa Elisabetta, e da loro pubblicata con successo da anni. Non l’hanno presa bene…

In effetti, Ariel ha scardinato gli stilemi grafici disneyani proprio con le proporzioni del suo viso.

Barbucci: È stato uno “shock grafico”, qualcosa che non si era mai visto in Disney fino a quel momento. Sicuramente un passo verso l’estetica manga, con questi occhi molto grandi che poi abbiamo ritrovato nel design di molti personaggi successivi, da Belle e Jasmine fino ad Anna ed Elsa.

Ricordiamo che tu e Barbara avete lavorato alla rivista La Sirenetta negli anni ’90, poco prima che partisse W.I.T.C.H.
Nelle copertine disegnate e colorate da Barbara percepisco già qualche accenno allo stile manga. Era voluto?

Canepa: Assolutamente sì!
All’epoca compravo riviste giapponesi come Newtype e Animage per prendere ispirazione.
In una delle illustrazioni che ho realizzato c’è Ariel con un cappello di paglia: credo di aver preso ispirazione da un’immagine di Nadia de Il mistero della pietra azzurra (1990-91), oppure da qualche altra copertina.
Il viso in primo piano, così come le foglioline che svolazzano (come i fiori negli shoujo manga, ndr), la posa da modella sulla copertina di una rivista di moda… era tutto troppo innovativo e troppo “manga” per la Disney Italia dell’epoca, che infatti ebbe spesso da ridire sui miei lavori! Ancora prima di W.I.T.C.H….

La scansione a sinistra è tratta dal sito www.onlyshojo.com

La Walt Disney Company Italia non voleva saperne di W.I.T.C.H., come abbiamo detto.
Cosa gli ha fatto cambiare idea?

Barbucci: Ci abbiamo lavorato in segreto per almeno un anno, anche di notte.
Poi, finalmente, uno spiraglio di luce…
Al tempo, la sede principale della Disney mandava rappresentanti in giro per le altre sedi per informarsi su quello che veniva fatto nel resto del mondo. Elisabetta ebbe la fortuna di imbattersi in un manager americano che era un grande appassionato di wicca. [Di nascosto dai vertici, ndr], gli presentò W.I.T.C.H.: lui se ne innamorò e finanziò il progetto, ordinando alla Walt Disney Company Italia di procedere alla sua realizzazione.

Concept art realizzati da Barbucci e Canepa fra il 1998 e il 1999.
Notare l’omaggio a Minni nella prima illustrazione a sinistra!

Immagini fornite da Witch Italia.

Il progetto entra quindi nel vivo. Come vi siete divisi il lavoro?

Canepa: Difficile da dire. Ufficialmente Elisabetta ha scritto il soggetto, Alessandro ha realizzato il character design e io mi sono occupata del colore e delle atmosfere. Nella realtà dei fatti, abbiamo lavorato tutti e tre insieme sul concept, sui personaggi e sul mondo in cui si sarebbero mossi. Abbiamo ideato queste cinque ragazze ispirandoci anche alla nostra vita personale.
La città delle Witch, Heatherfield, è una via di mezzo fra la nostra Genova e San Francisco, che avevamo visitato insieme. Will condivide con me la stessa data di nascita, mentre Elyon ha quella di Alessandro. Pensate che all’epoca ero una grande appassionata di rane, proprio come Will!
Poi il gatto di Cornelia si chiama Napoleone, come il mio – ho dato lo stesso nome anche al gatto di Elisabeth, la protagonista del primo volume di END, il fumetto che ho realizzato con Anna Merli. Per il ristorante di Hay Lin ci aveva ispirato  un piccolo “bugigattolo” cinese dove andavamo spesso a mangiare sotto casa a Milano… 
Insomma, W.I.T.C.H. è stato costruito e concepito sulle nostre esperienze personali: amici, ricordi dell’adolescenza e quant’altro. 

Sulla base di queste caratterizzazioni avevo realizzato le schede dei personaggi che trovate nei primi cinque numeri della rivista, oltre a qualche redazionale interno.

Il personaggio di Irma si ispira a Barbara Canepa come design e come carattere, mentre Will si ispira a Elisabetta Gnone: con lei, condivide un carattere introverso e il particolare di toccarsi i capelli quando è imbarazzata.

Scansioni di poochieandotherfriends.it

Elisabetta ha scelto le etnie e i nomi delle ragazze, ideando l’acronimo W.I.T.C.H, mentre Alessandro ha creato i simboli delle Guardiane.
Per disegnare il Cuore di Kandrakar, Alessandro si era ispirato a un ciondolo, un pezzo unico a cui ero molto affezionata, che posseggo ancora!

Scansioni di poochieandotherfriends.it

Infine, svelo una cosa che forse non sapete: sono stata io a disegnare i costumi delle Witch da trasformate!
Ricordo quando Elisabetta rimproverava bonariamente Alessandro dicendogli di disegnarle meno procaci… (ride).
I costumi di tutti i giorni, invece, li aveva creati Alessandro, ispirandosi spesso alle sue e alle nostre amiche.

Scansioni di poochieandotherfriends.it

Un’altra nostra grande responsabilità era quella di formare una squadra di artisti che poi avrebbero lavorato a W.I.T.C.H. insieme a noi.
In effetti non avremmo potuto fare tutto io e Alessandro da soli: W.I.T.C.H. stava diventando un progetto molto grande e importante – e sarebbe uscito a cadenza mensile, soprattutto!
Avevamo quindi tenuto dei corsi all’Accademia Disney: Alessandro insegnava come disegnare le Witch; io insegnavo le tecniche manga, oltre alla colorazione e alla grafica.

Scansioni di poochieandotherfriends.it

Avete avuto altri problemi con Disney Italia, in corso di realizzazione?

Canepa: Qualche polemica, ma a quel punto ormai il progetto era partito.
Ci furono vari slittamenti, in realtà: il primo numero sarebbe dovuto uscire ad Halloween, nel 2000.
Ricordo che ci criticarono le copertine: non gli andava bene lo sfondo bianco e, nella prima cover, non gli piaceva la differenza di proporzioni fra Will e le altre, altra caratteristica grafica tipica dei manga.

Barbucci e Canepa hanno realizzato le prime cinque copertine di W.I.T.C.H. e le rispettive
pinup di inizio capitolo.

Avete realizzato il fumetto del primo numero: in terza pagina appare una vignetta molto intensa, con Will a seno nudo (senza capezzoli); appare così anche più tardi, durante la trasformazione stile Sailor Moon.
Non sono immagini erotiche, ma sicuramente divergono dagli schemi disneyani.
Vi hanno fatto problemi su questo?

Barbucci: Stranamente no, forse ormai erano rassegnati…

Scansioni di www.poochieandotherfriends.it

Avete lasciato il progetto dopo il sesto numero. Cosa è successo?

Barbucci: Il tira-e-molla con Disney per portare W.I.T.C.H. in edicola è stato incredibilmente stancante. Arrivammo al 2000 esausti dalle continue riunioni, discussioni, rinvii…
Inoltre, sia noi che Elisabetta ci eravamo ormai resi conto del nostro potenziale in quanto autori.
La prima a partire fu proprio lei: lasciò il mondo delle riviste per realizzare il suo sogno di diventare scrittrice di romanzi. E ci riuscì alla grande, visto che pochi anni dopo creò la serie di romanzi Fairy Oak, che vendette milioni di copie in tutto il mondo!
Io e Barbara eravamo già in contatto con diversi editori francesi e americani.
In Francia ci permisero di esprimerci artisticamente in modo completamente libero.
Ci sembrò un sogno! C’erano tante cose di cui volevamo parlare e che in Disney non erano neanche proponibili: sesso, religione, politica… Sky Doll vide la luce in questo periodo.
Inoltre, con Disney ci furono dei disaccordi dal punto di vista legale riguardo ai diritti morali delle Witch.
Insomma, dopo qualche anno presso la multinazionale, era venuta l’ora per noi di passare ad altre cose. Avevamo bisogno di cambiare aria!

La storia che avevate in mente per W.I.T.C.H. era diversa da quella che poi abbiamo letto nei numeri successivi al vostro abbandono?

Canepa: Sì, era più cupa, introspettiva, complessa. Uno spaccato di vita adolescenziale presentato attraverso cinque ragazze molto diverse fra loro.
La trama aveva diversi livelli di lettura, con risvolti anche ecologisti.
Era sicuramente più vicina ai manga a livello di tematiche: c’era più attenzione alla vita personale delle ragazze, ai tormenti dell’adolescenza. Non c’era una divisione netta fra bene e male: le ragazze sarebbero state attratte dal Metamondo e spinte a farne parte, passando dall’altro lato della barricata. Elyon sarebbe stata la prima a cedere, ma lo avrebbero fatto tutte in una qualche misura, arrivando anche a lottare contro loro stesse.

D’altronde il Metamondo era un luogo affascinante, un paradiso naturale ben diverso dall’ambientazione medievale che poi è stata realizzata dalla Disney. Al centro di tutto c’era proprio il concetto di crescita e trasformazione, tanto caro all’adolescenza: le ragazze avrebbero avuto anche la possibilità di trasformarsi in animali fantastici!
Come gli adolescenti, che si trovano a metà fra l’infanzia e l’età adulta, anche le Witch si sarebbero trovate a cavallo fra due mondi, rimanendo intrappolate nell’uno o nell’altro, per propria scelta o contro la propria volontà. Non sempre era chiaro…

Le W.I.T.C.H. si trasformano in versioni adulte di loro stesse, aderendo al tema principale di molti anime del genere majokko (“streghette”).

Anche Elyon, che nella versione che avete letto è la principessa di Meridian, nella nostra storia era un personaggio molto diverso. Era la Guardiana del Metamondo e aveva poteri legati al tempo, alla natura selvaggia, alla morte.
Avrebbe cercato di portare le altre ragazze dalla parte oscura per poi redimersi: nell’ultimo numero si sarebbe sacrificata per salvare la vita delle sue amiche.

Elyon Escanor gallery
In W.I.T.C.H. #2 è possibile percepire qualche traccia della Elyon originale, che a un certo punto si rivolge alle ragazze ripetendo: “Venite da me, venite da me…”, come a volerle portare dal lato oscuro.

Il suo potere principale, quello di “donare” la morte, l’ho trasferito alla protagonista di END, Elizabeth: con questo personaggio ho fatto e farò tutto quello che non ho mai potuto fare con Elyon, che inizialmente doveva avere i capelli bianchi come lei.

Barbucci: Quella che poi è stata effettivamente realizzata era una mitologia inoffensiva, più vicina alla fiaba e quindi allo stile Disney. Di streghe, infatti, non se ne parla più…
Noi avremmo puntato su un’estetica più stile New Age, con riferimenti alla wicca, che era molto popolare in quegli anni.

Dopo aver lasciato W.I.T.C.H. avete abbandonato l’Italia per la Francia, da cui poi siete ripartiti con vari progetti di successo, Sky Doll in primis.
Si può dire che abbiate trovato la vostra dimensione e libertà creativa.
Ora che sono passati 20 anni, qual è il vostro rapporto con W.I.T.C.H.?

Canepa: È inutile dire che il legame è sempre stato molto forte e lo è ancora oggi. È stata una creatura solo nostra per tanto tempo: vederla avere successo in tutto il mondo è stata una gioia, ma anche una sofferenza, perché ci sentivamo tagliati fuori.

Barbucci: È stato un rapporto di amore e odio, ma devo dire che mi ha regalato la soddisfazione più grande della mia vita: vedere in vendita al supermercato le bambole dei personaggi che ho disegnato!

Alcuni sketch realizzati da Alessandro Barbucci all’inizio del 2021,
per celebrare il ventennale di W.I.T.C.H.

Canepa: Dopo vent’anni, forse si può dire che abbiamo “fatto pace” con quello che è successo. Le brutte cose che abbiamo subìto sono ormai partite con il vento, ed è giusto così.
Oggi riesco a parlare di W.I.T.C.H. con più tranquillità, quasi con tenerezza. Per tanti anni non volevo neanche vedermelo davanti: inizialmente ha aiutato il fatto di lasciare l’Italia, ma poi W.I.T.C.H. è arrivato in Francia e nel resto del mondo. Questo, col tempo, mi ha costretta a guardarlo con occhi più “sereni”, diciamo. Se non avessi lasciato W.I.TC.H., non avrei mai realizzato Sky Doll e END, e forse non sarei mai diventata direttrice di una collana francese che, oggi, festeggia quasi 100 libri a 12 anni dalla sua creazione.
Destino, quindi? Secondo me sì. Il fato ha voluto privarmi di qualcosa per darmi qualcos’altro. Con il senno di poi, secondo me, c’è stato davvero un filo magico in tutto questo… anzi, un vero tocco di strega!
C’è un lieto fine in tutto: oggi, la storia ci ricorda come i veri creatori di W.I.T.C.H.
I lettori lo sanno, e anche gli addetti ai lavori. Perfino Disney, alla fine, ci ha accreditato.
Ogni tanto io, Elisabetta e Alessandro ci sentiamo e, ridendo, ci diciamo: “E se ci rimettessimo insieme e rifacessimo W.I.T.C.H. alla nostra maniera?”.
Ad ogni modo, questo resta e resterà il più importante progetto della mia vita.
E aver toccato cosi tanti cuori nel mondo… beh, non c’è nulla di più bello e soddisfacente.
Quindi grazie a tutti.
Sono stata felice di avervi regalato queste cinque ragazzine.

Per la Festa della Donna 2021, Barbucci ha ridisegnato la celebre pinup del primo numero, Halloween.

Progetti presenti e futuri

Alessandro Barbucci
La sua opera più recente è Le Sorelle Grémillet, con cui torna ad occuparsi di ragazze adolescenti (“è un po’ come avrei voluto realizzare W.I.T.C.H. all’epoca, ma non fu possibile”). Il fumetto sarà pubblicato in Italia da Tunué, probabilmente a Ottobre. Inoltre, Alessandro continua a lavorare ad EKHÖ e ad altri progetti. Questa primavera, lancerà i suoi corsi di disegno online in italiano: seguitelo su Instagram e su Facebook per rimanere sempre aggiornati!

Barbara Canepa
Da più di 12 anni è direttrice editoriale della collana Metamorphose per l’editore francese Group Delcourt, con più di 100 libri pubblicati. 
Ha diversi progetti in lavorazione, fra cui MINA’s Diary, che la vedrà in veste di sceneggiatrice, mentre ad occuparsi di disegni e colori sarà Isabella Mazzanti – l’opera è una libera interpretazione del Dracula di Stoker, che introdurrà un nuovo modo di concepire i vampiri.
Da due anni sta finendo di scrivere ben 12 volumi di una nuova serie jeunesse, GREENWOOD, per ri-scoprire la natura e rispettarla al meglio. Quest’anno collaborerà con varie scuole del fumetto, tenendo corsi e workshop: seguitela su Instagram e su Facebook!

Barbucci & Canepa 
Il quinto e ultimo volume della saga ventennale Sky Doll uscirà in Francia nel Natale del 2022.


Continua a seguirmi su Facebook e su Instagram: prossimamente pubblicherò altre curiosità inedite su W.I.T.C.H.!

Chiudo con il manufatto che mi ha fatto conoscere W.I.T.C.H….
La brochure di presentazione che avevo trovato a Cartoomics 2001.
Mi era sembrato qualcosa di completamente nuovo, mai visto prima.
Non avevo neanche capito che fosse Disney!

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