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Dopo aver analizzato il personaggio di Samantha di Vita da Strega (Bewitched), parliamo delle principali “streghe” ad essa correlate, da quelle a cui si è ispirata fino a quelle che hanno direttamente preso ispirazione da lei.
Tracciamo insomma una sorta di genealogia di Samantha, dalle sue antenate alle sue discendenti.

Le antenate

Sol Saks, ideatore di Bewitched, non si è mai fatto problemi ad ammettere che la premessa del suo show non fosse esattamente originale.

Nel suo libro The Craft of Comedy Writing, scrive che:

L’idea di una strega che vive come una mortale… è stata utilizzata nella mitologia greca, nelle fiabe, nei romanzi, a teatro, e al cinema. L’unico aspetto originale, sono disposto ad ammetterlo, era che in Bewitched, per la prima volta, questo concetto veniva adattato, con successo, al formato televisivo.

 The idea of a witch living as a mortal… has been used in Greek mythology, in fairy tales, in novels, on the stage, and in motion pictures. The only real originality, I’m quite willing to confess, was that Bewitched was the first to adapt the concept successfully to the television screen.
Medea (1866-1868), di Anthony Frederick Augustus Sandys.

Un esempio, nella mitologia greca, è costituito da Medea, donna con poteri magici che si innamora di un mortale (Giasone) e che per lui decide di condurre una vita “normale”: si sposa e ha dei figli, andando contro la sua natura di “strega” e il volere del proprio padre, dinamica che ritroviamo in Bewitched e in molte delle opere di cui tratteremo in quest’analisi.
Al fine di aiutare l’amato, o di punirlo per i suoi tradimenti, Medea è disposta a compiere efferati delitti: quando Giasone deciderà di lasciarla per sposare la figlia di Creonte, lei ucciderà la sua rivale e, rinnegando la sua umana femminilità, ucciderà i propri figli per fare un dispetto al marito, mostrando – a seconda delle versioni – più o meno esitazione e dolore nel compiere tale gesto, a testimoniare una maggiore o minore propensione verso la sua componente umana. Ovidio, ad esempio, racconta chiaramente di come Medea abbia ormai perso le sue qualità umane e non soffra dell’infanticidio commesso.

Draconzio invece ci restituisce una storia in cui a tirare le redini sono i personaggi femminili: Diana, dea della caccia, è gelosa per il fatto che la sua sacerdotessa Medea dedichi attenzioni ad un uomo e non più al suo culto. Per questo motivo, lancerà una maledizione su di lei, portando alla morte del marito e dei suoi figli, che Medea stessa offrirà in sacrificio a Diana. Nella scena finale, Medea si ricongiuge a Diana tornando ad essere una “strega” (o, come viene più spesso definita, una “virgo cruenta”).

Questa dualità fra “umano” e “disumano” caratterizza da sempre i personaggi femminili con poteri magici.
La costante, almeno fino a Bewitched, sembrava essere chiara: le “streghe” erano sempre costrette a scegliere da che parte stare.

Questo risulta chiaro nei due film indicati dal creatore Sol Saks come maggiori ispirazioni di BewitchedI Married A Witch (Ho sposato una strega), del 1942, sviluppato dal romanzo incompiuto The Passionate Witch di Thorne Smith, e Bell, Book and Candle (Una strega in paradiso) del 1958, ispirato all’omonima pièce teatrale di Broadway.

Ma c’è un concetto fondamentale che separa Samantha dalle protagoniste di questi due lungometraggi: lei non è mai obbligata a dover scegliere fra magia e amore.

Magia o Amore?

Jennifer e Gillian, le due protagoniste dei film citati, ci vengono presentate con i tratti tipici delle streghe, fra cui la propensione a sedurre ed ammaliare gli uomini, anche quando questi sono già impegnati con altre donne: un esempio celebre, tornando per un attimo alla mitologia greca, è sicuramente Circe.

Ad accomunare queste due streghe c’è quindi il tentativo di far innamorare di sé un uomo con un incantesimo d’amore.
I motivi che spingono le due a scagliare l’incantesimo sono differenti, così come i suoi esiti: nel caso di Jennifer di Ho sposato una strega, il tentativo fallirà perché sarà lei, per errore, a bere la pozione innamorandosi dell’uomo; nel caso di Gillian di Una strega in paradiso, invece, il tentato incantamento andrà a buon fine e sarà l’uomo ad innamorarsi di lei.

In entrambi i casi, tuttavia, dopo elaborate e rocambolesche conseguenze, le due si ritroveranno a dover rinunciare ai propri poteri come conseguenza dell’essersi innamorate e di essere state ricambiate (anche) senza l’intervento della magia.

Tanya Krzywinska scrive che questo “esprime i sacrifici necessari per prendere il proprio posto nelle convenzioni dell’amore eterosessuale e del matrimonio”, aggiungendo che, prima dell’avvento di Bewitched, era possibile per le spettatrici immedesimarsi nella caratteristiche messe in scena attraverso il personaggio della “strega”, ma che tali streghe finivano puntualmente morte o addomesticate (come Jennifer e Gillian).

I Married A Witch (1942)

Una strega “rispettabile”

Apriamo una breve parentesi sul romanzo da cui è stato tratto il film, ovvero The Passionate Witch di Thorne Smith.
L’opera dipingeva i mariti come vittime di mostri “travestiti” da mogli, oltre ad attaccare le donne per la loro frivolezza o il loro intelletto, sminuendo il loro ruolo nel mondo del lavoro e/o riducendole ad oggetti sessuali.

Ironicamente, sarà proprio questa storia dai toni misogini, riadattata e modernizzata per il grande schermo, a dare il via alle commedie americane con protagoniste delle streghe, precorritrici del femminismo dalla Prima, Seconda e Terza Ondata, fino ad arrivare al 21° secolo.

Marion Gibson individua proprio nella trasposizione di questa storia dalla carta al grande schermo l’inizio dell’evoluzione dell’immagine della strega (“da serva di Satana a eroina […] della cultura pop moderna”) e nota come le differenze fra il film I Married A Witch e il romanzo da cui è tratto siano da ricondurre all’epoca in cui le rispettive opere hanno visto la luce: il primo è stato concepito negli anni della Grande Depressione, quando era compito delle donne mantenere il controllo della casa e della famiglia in un momento di grave crisi; il film, di contro, è uscito nel 1942, quando le donne affiancavano gli uomini durante la guerra (l’iconica Rosie The Riveter vedrà la luce solo un anno dopo).
Tuttavia, anche in questa fase, le aspettative sociali sottintendevano che fosse volontà della donna, al termine della Seconda Guerra Mondiale, tornare a occuparsi della casa e della famiglia, quello a cui la stessa Jennifer si dedicherà alla fine del film.

I Married A Witch, quindi, come Bell, Book and Candle e gran parte dei prodotti mediali di questa prima fase, si impegna a rendere la figura della strega socialmente rispettabile, “addomesticandola” attraverso il matrimonio.

Ho sposato una strega | Evenice

Il film

I Married A Witch è diretto da René Clair e interpretato da Veronica Lake, Fredric March e Susan Hayward.

Trama

Lo spirito di Jennifer, una strega bruciata sul rogo a Salem nel 1672, si libera dalla sua tomba secoli più tardi insieme al padre Daniel, morto nella stessa circostanza.
Jennifer e Daniel sono intenzionati a vendicarsi dei discendenti del giudice che li aveva condannati alle fiamme: verso la sua stirpe, prima ancora di morire, avevano lanciato un maleficio che impedisce a tutti gli uomini della famiglia di avere una vita matrimoniale felice.
Al fine di tormentare Wallace, l’ultimo discendente del loro carnefice, Jennifer decide di escogitare uno stratagemma per trasferirsi a casa sua e far sì che si innamori di lei. Non riuscendoci, decide di preparare una pozione d’amore che finirà, per errore, per bere lei stessa. La strega, ormai innamorata, trova un modo per far “saltare” le nozze di Wallace
 con un’altra donna e, contro il volere del padre, lo sposa: la “punizione” per avergli disobbedito è la perdita dei poteri. Daniel, inoltre, minaccia di farla tornare alla sua “tomba”, facendole abbandonare il corpo in cui si è reincarnata per vivere fra gli umani.
Jennifer però, con un colpo di scena finale, ne riprende possesso, intrappolando lo spirito del padre in una bottiglia, e pronunciando le parole: “Love is stronger than witchcraft”.
Sembra che la maledizione che colpisce tutti i discendenti uomini della famiglia di Wallace sia stata annullata: nell’ultima scena ci viene mostrato il ménage famigliare della coppia, felicemente sposata con figli.
Il film si chiude suggerendo però che la figlia di Jennifer e Wallace abbia ereditato i poteri della madre…

Il personaggio

Le motivazioni che spingono Jennifer a far innamorare di sé Wallace, come abbiamo detto, hanno a che fare con la vendetta: lei non tiene veramente a quest’uomo, ma vuole “tormentarlo” in quanto discendente del giudice che aveva condannato a morte lei e suo padre.
La strega, inizialmente, cerca di farlo innamorare di sé senza fare ricorso alle sue abilità magiche, ma fallisce.
Marion Gibson suggerisce come questo simboleggi la sconfitta e la condanna della sensualità femminile, qui associata a modelli femminili storicamente considerati “negativi”, come quello della strega: “La donna ultra-sensuale non ha fascino per l’uomo moralmente retto, ed è costretta a ritirarsi”.

Quando Jennifer si innamora di Wallace, a causa della pozione da lei stessa preparata, perde la sua sensualità e, prima della fine del film, riesce così a farsi ricambiare da Wallace, senza che questo rimanga vittima a sua volta di un incantesimo.

Si tratta, come dicevamo, di un tentativo di “addomesticare” la strega che, dopo un iniziale shock dovuto alla perdita dei poteri, accetta il suo nuovo status e, anzi, dice addio al suo amato chiedendogli di ricordarla “come una semplice donna”.

A “smussare” ulteriormente la figura della strega, ancora prima del suo innamoramento, ci pensano diversi accorgimenti che separano il film dal romanzo da cui è tratto:

🌸 Nel lungometraggio viene data una giustificazione per l’odio di Jennifer nei confronti dei mortali, nello specifico dell’uomo che vuole ammaliare, ovvero vendicarsi del giudice che l’aveva fatta condannare a morte insieme al padre. Nel libro, invece, semplicemente si diverte a “tormentare” il marito: il suo essere strega giustifica il fatto di desiderare il male altrui.

🌸 Nel film la volontà di Jennifer di far “saltare” il matrimonio di Wallace viene percepita con empatia dallo spettatore, che spera di vederla riuscire nel suo intento. La caratterizzazione della promessa sposa di Wallace, presentata come una donna vagamente isterica e fastidiosa, contribuisce a far sì che il pubblico parteggi per Jennifer e non si dispiaccia per la sua rivale.

🌸 A “salvare” Jennifer, alla fine del film, è proprio l’amore che prova per Wallace, che va oltre qualunque incantesimo, da quello messo in atto dal padre per punirla alla pozione d’amore da lei stessa confezionata.

Nell’epilogo del film, ambientato dieci anni dopo, ci viene mostrata una Jennifer ormai completamente calata nel ruolo di “signora Wolley”, moglie e madre – ma non casalinga, vista la presenza della domestica – con i capelli raccolti sulla nuca, come in un tentativo di contenere la sua potenza (anche) sessuale.

Per ironia della sorte, l’attrice Veronica Lake, che aveva interpretato Jennifer, andrà incontro allo stesso cambio di look quando sarà obbligata a mostrarsi con i capelli raccolti per “dare il buon esempio” durante la Seconda Guerra Mondiale, in un periodo in cui le donne erano incoraggiate a lavorare in fabbrica. In questo contesto, i lunghi e ondulati capelli in stile “peekaboo”, acconciatura resa popolare dalla stessa Lake, sarebbero stati d’impiccio alle operaie: per sensibilizzare le lavoratrici su questo aspetto, venne realizzato un apposito video promozionale con il contributo dell’attrice.

Il cambio di stile, metafora di un cambio d’identità forzato da cause esterne, si rivelerà letale per la carriera della Lake, che naufragherà di lì a poco anche a causa dei problemi di alcolismo e della pessima fama che accompagnava l’attrice negli ambienti hollywoodiani.

Le somiglianze con Bewitched

Sia Jennifer che Samantha confessano ai loro mariti di essere delle streghe durante la loro prima notte di nozze, come vediamo nell’episodio 1×01 di Bewitched.
Entrambi i mariti non ci credono, ed entrambe le streghe glielo dimostrano con un atto pratico: Samantha accende il fuoco e sposta un portacenere con la magia; Jennifer fa vincere a Wallace le elezioni di governatore (un esempio di magia femminile in ambiente pubblico, come succede in Bewitched con la campagna pubblicitaria sulla Pizza Perfetta dell’episodio 1×35 che avevamo citato nella Parte 1).

i married a witch | Tumblr

Naturalmente Jennifer rimanda al personaggio di Samantha e Wallace a quello di Darrin, mentre il padre di Jennifer rimanda sia ad Endora che al padre di Samantha, Maurice, che odia i mortali.

In entrambi i casi è presente una “rivale”, che in Bewitched è semplicemente un’ex fidanzata di Darrin (1×01), che va incontro all’ira di Samantha, simboleggiata da una tempesta di vento, stesso escamotage che Jennifer aveva utilizzato per creare trambusto al matrimonio di Wallace con la sua promessa sposa.

Alla fine di I Married A Witch viene suggerito che la figlia di Jennifer e Wallace abbia ereditato i poteri magici dalla madre, cosa che accadrà alla figlia di Samantha e Darrin, ovvero Tabitha (nome che compare anche in I Married A Witch, nel personaggio interpretato da Eily Malyon).

Bell, Book and Candle (1958)

Film

Bell, Book and Candle è un film del 1958 diretto da Richard Quine con Kim Novak e James Stewart.

Trama

Gillian, detta Gil, è una strega affascinata dalla vita dei mortali.
Un giorno, attratta dal vicino Shep, decide di lanciare un incantesimo per farlo innamorare di lei, spinta anche dall’antipatia verso la promessa sposa dell’uomo, sua acerrima nemica ai tempi della scuola.
L’incantesimo ha effetto; Gil è confusa e non sa come reagire: una strega come lei non può innamorarsi, piangere o arrossire, pena la perdita dei poteri. Da un lato, Gil teme di essere scoperta, dall’altro – cominciando a nutrire un vero sentimento nei confronti di Shep – si sente in colpa per averlo fatto innamorare con l’inganno. Alla fine decide di confessare: Shep si arrabbia e rompe con lei, affrettandosi a far annullare il maleficio da un’altra strega. Passa qualche tempo e Shep passa a trovarla nel negozio di cui è proprietaria, trovandosi di fronte una donna completamente diversa. Il suo cambio di aspetto e di personalità, oltre al fatto che si metta a piangere di fronte all’uomo, testimoniano che Gil si è innamorata e quindi ha perso i poteri, non è più una strega.
Shep capisce di essersi innamorato anche lui di Gil, questa volta senza l’aiuto della magia, e i due si fidanzano.

Il personaggio

La particolarità di Gil, che la distingue nettamente da Jennifer di I Married A Witch, è il fatto che lei sia, ancora prima di conoscere Shep, incuriosita e affascinata dal mondo dei mortali; una caratteristica che la accomuna ad Ariel de La Sirenetta (1989) e che sembra voler “addolcire” l’idea che Gil sia costretta ad abbandonare la sua natura di strega, e quindi la sua identità, come conseguenza dell’essersi innamorata.
La scelta però risulta più problematica qui rispetto al classico Disney, in quanto la perdita dei poteri viene vissuta da Gil come un vero e proprio trauma e la nostra protagonista riappare, alla fine del film, visibilmente cambiata in ogni suo aspetto, dal modo di fare all’abbigliamento.

Se Jennifer, all’inizio del film, aveva caratteristiche da vera e propria “villain” in cerca di vendetta, al contrario Gil è decisa, sensuale, pungente (caratteristiche solitamente associate alle “streghe”), ma è sostanzialmente una persona normale, a discapito dei suoi poteri.
Il suo cambiamento quindi risulta più doloroso da digerire, in quanto sembra voler suggerire che la Gil che avevamo conosciuto, con caratteristiche comuni a tante altre donne, fosse “sbagliata” e dovesse essere sostituita con una Gil più remissiva, modesta, pacata, tranquilla. Non che ci sia niente di male in chi possiede di natura queste caratteristiche, ma è il cambiamento forzato – che porterà Shep ad innamorarsi di lei sul serio – che lancia il messaggio sbagliato, come a indicare le caratteristiche che possano essere “accettabili” o meno in una donna.

In definitiva, il trauma derivato dalla perdita dei poteri è decisamente realistico e la scena in cui Gil scoppia a piangere, mostrando la propria umanità, è commovente, ma non c’era assolutamente bisogno che portasse ad un cambiamento così drastico anche nella sua personalità: avremmo voluto vedere la stessa Gil che conoscevamo. Magari cresciuta, sicuramente più aperta alle emozioni, ma comunque la stessa Gil, non una persona completamente diversa.

Il radicale cambiamento di Gil si riflette anche sul suo negozio, che da sede di inquietanti manufatti antichi diventa un più delicato e rassicurante negozio di fiori realizzati con le conchiglie, “Flowers Of The Sea”.
Non viene suggerito che Gil debba rinunciare alla sua attività a seguito del fidanzamento con Shep, ma è anche vero che il finale non ci mostra cosa potrebbe accadere a fronte di un possibile matrimonio fra i due, chiudendosi di fatto sulla scena della dichiarazione dei loro reciproci sentimenti.

Da un look sensuale e aggressivo con toni scuri e sfumature di rosso e porpora, tagli androgini e fantasie animalier a un outfit più castigato e innocente, decisamente sottotono.


Il personaggio di Gil viene così ricondotto a caratteristiche che nell’immaginario collettivo fanno parte della donna comune, non della “strega”. Dimostrando di innamorarsi, di piangere e di arrossire, caratteristiche riconducibili ad un’immagine tradizionale di femminilità, Gil può serenamente ammettere “I’m only human”.

Il film si era premurato tuttavia di mostrarci lati umani anche nella Gil dell’inizio del film, ad esempio quando si rifiuta di “rubare” il futuro marito a un’altra donna, proposito a cui contravverrà nel momento in cui scoprirà che la donna a cui Shep è promesso era una sua acerrima nemica ai tempi della scuola. Mostrandocela in queste vesti, il film spinge il pubblico a non empatizzare con la rivale, ancor più che in I Married A Witch.

Uno dei momenti-chiave del film è costituito dalla scena in cui Gil, arrabbiatissima con Shep, minaccia di lanciare un maleficio sulla sua rivale, per poi scoppiare a piangere quando si rende conto che il suo gatto, fonte dei suoi poteri, è scappato via. In questa sequenza, Gil mostra rabbia e vulnerabilità, sentimenti tipicamente umani che la porteranno a rendersi conto di essersi davvero innamorata.
È questa la Gil che vorremmo vedere alla fine del film, in grado di mostrare la sua “nuova” umanità, nonché la forza del suo sentimento, in tutti i suoi aspetti, anche i più oscuri e distruttivi.

Le somiglianze con Bewitched

Come abbiamo spiegato, Bell, Book and Candle introduce, fin dall’inizio del film, la volontà della protagonista di vivere una vita “normale”, caratteristica fondamentale anche nel personaggio di Samantha.

Gil poi cerca di “reprimere” il potere di sua Zia Queenie perché ritiene che si possa far scoprire, mettendosi nei guai. Il suo comportamento può ricordare quello di Darrin nei confronti di Samantha, ma rimanda soprattutto al rapporto di Samantha con Zia Clara, anziana e sprovveduta, direttamente ispirata al personaggio di Queenie in Bell, Book and Candle.

Anche qui c’è una rivale, anche qui – come in I Married A Witch – è la promessa sposa del “love interest” della strega, e anche qui è destinata a perdere contro la nostra protagonista.

Infine anche Gil, come Jennifer e Samantha, confesserà di essere una strega al suo amato e non verrà presa sul serio, solo che non lo farà la prima notte di nozze (i due non si sposano, nel film) e non gli offrirà una diretta prova della sua magia, tanto che Shep comincerà a crederle solo dopo vari accadimenti.

Fra le somiglianze minori abbiamo il fatto che Shep, come Darrin, sia un grande lavoratore, sempre a testa china sulla sua scrivania, e che i due si imbattano l’uno nell’altro in un negozio (in Bell, Book and Candle è il negozio di manufatti di Gil).

Samantha, un passo avanti

Nonostante la diretta ispirazione, Samantha costituisce un passo avanti nella rappresentazione della strega “domestica” rispetto a Jennifer e a Gil.

Come prima cosa, Samantha non ha bisogno di pozioni o di incantesimi per innamorarsi o per far innamorare di sé Darrin, contravvenendo al topos della strega ammaliatrice, incapace di provare veri sentimenti.
Se le streghe, fin dai tempi antichi, venivano dipinte come “rubamariti”in Bewitched abbiamo l’esempio opposto: la “rivale”, che in I Married A Witch e in Bell, Book and Candle era la promessa sposa, è qui l’ex fidanzata di Darrin, che appare quindi a sua volta come “l’altra donna”, la potenziale “sfasciafamiglie”.

Le rivali delle protagoniste in I Married A Witch (sinistra) e in Bewitched (destra), a cui va aggiunta la promessa sposa di Shep in Bell, Book and Candle. Tutte e tre le donne sono caratterizzate da una capigliatura castana o bruna, in contrasto con il biondo più o meno chiaro delle protagoniste, e hanno un atteggiamento mediamente detestabile.


Inoltre, Bewitched si incentra sul tentativo di bilanciare la vita da strega con quella da mortale, la magia con l’amore, mentre le due precedenti streghe hanno, di fronte a loro, la possibilità di scegliere solo una delle due cose.

Infine, Samantha non ci viene presentata con le caratteristiche stereotipicamente associate alle streghe (anzi, in diversi episodi lotta proprio contro questi stereotipi).
L’intento di William Asher, regista di Bewitched, era infatti quello di far convergere l’immagine della strega con quella della “ragazza della porta accanto”, pur testimoniando come potessero esistere streghe con diverse caratteristiche: non c’è un modo giusto o sbagliato di essere una strega, così come non c’è un modo giusto o sbagliato di essere una donna. La testimonianza migliore di questo assunto la troviamo nel variegato cast di personaggi femminili con poteri magici che popola la serie (ricordiamo ad esempio Serena, alter-ego liberale di Samantha, interpretata dalla stessa attrice, Elizabeth Montgomery).

Le contemporanee

Apriamo una parentesi su due personaggi che sono apparsi in televisione contemporaneamente a Samantha, quindi non si possono considerare sue “discendenti”.
Quando dico “contemporaneamente”, intendo in senso letterale: parlo di Morticia Addams da La famiglia Addams, che ha debuttato sulla ABC esattamente il giorno dopo Bewitched, e Rhoda Miller di My Living Doll, che ha debuttato poco più di una settimana dopo.

Sulla prima, Morticia, ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte (così come sulla figlia Mercoledì): sostanzialmente, l’intera famiglia di cui fa parte rappresenta un’inversione grottesca di tutti i valori della famiglia della middle class americana, con conseguente riscrittura del ruolo della tipica casalinga modello.

Di My Living Doll, invece, stupisce la somiglianza con Bewitched per quanto riguarda le dinamiche uomo-donna.
È la storia di una donna-robot creata dagli scienziati del governo e affidata a uno psicologo dell’esercito, che ha il compito di trasformarla nella “donna perfetta“.
Evidente la somiglianza con Bewitched, in questa premessa: anche qui, un uomo cerca di plasmare la vita di una donna sulla base di modelli utopici (la “donna perfetta”, così come la “casalinga perfetta”), ma ovviamente non ci riesce, dando via a una serie di guai di cui l’uomo si trova ad essere, puntualmente, vittima della donna.

L’apparizione di questi personaggi, in contemporanea a Samantha, testimonia ancora una volta quanto temi come la condizione della casalinga americana e il rapporto fra i sessi fossero “nell’aria”: era qualcosa di cui non si parlava (non è un caso che la Friedan lo definisse “problema inespresso”), ma che era sentito inconsciamente dalla società, è che necessitava di uscire allo scoperto in qualche modo.

Da Samantha e Jeannie

La prima stagione di Bewitched, andata in onda sulla ABC fra il 1964 e il 1965, fu un successo tale che le reti concorrenti si “scervellarono” per rispondere al fenomeno con un loro corrispettivo.

Gli elementi di successo da replicare erano essenzialmente quattro: la protagonista femminile, l’elemento magico, il rapporto fra i due sessi e la comicità.

La risposta della NBC fu I Dream Of Jeannie (1965-1970), importata in Italia come Strega per Amore al fine di rimandare, fin dal titolo, a Vita da Strega.

I Dream Of Jeannie (1965-1970)

La sit-com racconta di Tony Nelson, un capitano dell’esercito che per caso, su un’isola sperduta dell’Oceano Pacifico, trova una lampada magica. Aprendola, si vede comparire davanti un Genio della lampada con le sembianze di una bella ragazza, Jeannie (il nome gioca sull’assonanza con la parola inglese genie, che significa appunto “genio”).
Dopo un bacio appassionato, Jeannie chiama Nelson “padrone” (“master”) e gli spiega che, da quel momento, esaudirà ogni suo desiderio.

La principale critica mossa alla sit-com si basa proprio su questa premessa: studiose/i, giornaliste/i e femministe/i si sono scagliate/i contro il fatto che Jeannie fosse “sottomessa” al suo padrone (il fatto stesso che lo chiamasse così sembrava problematico, ai loro occhi).

La verità?
Probabilmente non hanno visto neanche un episodio della sit-com.

Prima di tutto, come spiega la sua interprete Barbara Eden, Jeannie è un “Genio”, obbedire a un padrone è il suo lavoro.
Poi comunque, guardando la sit-com, appare evidente come Jeannie faccia tutto tranne che obbedire al suo padrone.
Come ci ricorda la Eden, Jeannie diceva “Sì, padrone”, ma poi faceva quello che voleva.

È poi fondamentale ricordare come Nelson appaia fin da subito contrario alla condizione di Jeannie. Non certo per intenti femministi, ma perché capisce subito che Jeannie potrebbe essere un problema, un intralcio nella sua vita privata e professionale.
E infatti è quello che Jeannie sarà, maturando un morboso attaccamento nei confronti del suo “master” e causando trambusto nella sua routine – emblematica, anche qui, la presenza di una “rivale”, la fidanzata di Nelson, tuttavia presto accantonata.

I motivi per cui Jeannie rimane con Nelson, sebbene lui la “liberi” esplicitamente nel primo episodio della prima stagione, sono un “mix” fra il senso di dovere dovuto al suo impiego di Genio e l’attrazione morbosa che prova nei confronti del suo “padrone”, che col tempo si tramuterà in amore.

Somiglianze e differenze con Samantha

Il produttore Sydney Sheldon spiega chiaramente che I Dream Of Jeannie parla di “donne che sono più capaci degli uomini a fare quello che fanno”.

Come Samantha, Jeannie è più intelligente, astuta, capace e sicura di sé del suo comprimario maschile, terrorizzato dalle conseguenze del suo potere, che vorrebbe reprimere.

Ci sono però diverse caratteristiche che la separano da Samantha.
Jeannie costituisce uno dei primi esempi di personaggio femminile positivo a cui vengono attribuite caratteristiche considerate “negative”: spesso appare subdola, impetuosa, possessiva, perfino egoista, eppure non viene mai connotata in modo negativo, continua ad essere l’eroina della sua storia. Anche la sua ingenua e giocosa carica sessuale, sebbene costituisca metaforicamente una minaccia per Nelson, non è mai connotata negativamente come in I Married A Witch.

Questi sono tutti aspetti che non erano stati trattati nel personaggio di Samantha, che ricorda più da vicino la donna comune americana degli anni ’60.
Jeannie, al contrario, in virtù della sua componente paranormale, non è a conoscenza delle norme sociali e di genere che caratterizzano la società di quegli anni. Essendo totalmente ignara di come funzionino le dinamiche uomo-donna nel 1965, è come se le osservasse dal di fuori, a volte criticandole e prendendole in giro, altre volte facendole sue (come quando pretende che Nelson la sposi).
Allo stesso tempo, Jeannie mina l’autorità maschile costituita dal suo “padrone” prendendosi gioco dei suoi drammi: più volte, di fronte ai guai che causa a Nelson, scoppia in una risata.

11 Magical Facts About 'I Dream of Jeannie' | Mental Floss

La serie, come suggeriscono direttamente i suoi autori e interpreti, sembra domandarsi: “Chi è il vero padrone e chi è il vero schiavo?”.
Sulla carta, è lui ad avere il comando; nella realtà dei fatti, è lei.
Come nello schema famigliare degli anni ’60 – e come in Bewitched – il ruolo dell’uomo è preponderante solo all’apparenza.

Susan Douglas ci tiene però a evidenziare ulteriormente l’ambiguità di questo rapporto, i cui ruoli si invertono ancora se si considera che a sua volta Jeannie, a causa del suo attaccamento morboso a Nelson, risulta in qualche modo esserne “dipendente”, per quanto tale subordinazione non derivi dalla volontà dell’uomo.

La Douglas conclude scrivendo che, sebbene show come Bewitched e I Dream Of Jeannie cercassero di suggerire alle donne di reprimere il loro istinto di rebellione, allo stesso tempo “guardando Darrin Stevens che veniva trasformato in uno Yorkshire Terrier, o il Capitano Nelson che veniva teletrasportato nella Persia del VII secolo, ci rendevamo conto che l’autorità maschile non era affatto così forte e inespugnabile”.
Quindi, se queste due serie mostrano uomini che cercano di reprimere la potenza femminile, allo stesso tempo mostrano come questi falliscano nel loro tentativo.

Convivenza prima del matrimonio

C’è un’altra ragione per cui I Dream Of Jeannie risulta divergente rispetto all’epoca in cui è stato concepito, differenziandosi anche da Bewitched: il fatto che Jeannie viva da sola con un uomo senza esserne sposata.
Viene generalmente attestato come il primo caso in cui questa condizione viene rappresentata sulla televisione americana, per quanto il loro rapporto di convivenza non venga mai connotato sessualmente.
In realtà, a ben vedere, My Living Doll l’aveva anticipato di un anno, anche se in quel caso la figura femminile era ancora meno “umana” (si trattava di un robot!) e la convivenza veniva giustificata, agli occhi dei vicini, da un rapporto fra medico e paziente. In generale, comunque, si può dire che la popolarità di Jeannie, unita alla sua longevità, abbiano contribuito alla causa più di quanto possa aver fatto My Living Doll.

Jeannie quindi, come dicevamo, convive con Nelson senza essere sposata, ma il loro rapporto non viene mai consumato, almeno fino all’ultima stagione: i due si sposano nell’episodio 124, a solo quindici episodi dalla fine della sit-com.
Barbara Eden ha profondamente criticato questa scelta, ritenendola forzata e poco credibile, oltre che lesiva della tensione sessuale irrisolta di cui era pervaso il loro rapporto, uno dei fattori su cui si costruiva il successo della sit-com.
In questo senso, il matrimonio ha presumibilmente anticipato la chiusura dello show, che risultava a quel punto inevitabile.

Dopo Bewitched, la strega moderna

Danny Arnold, produttore di Bewitched, l’aveva detto chiaramente nel 1965:

Quello che mostriamo in questa serie non succede alle streghe; succede alle persone.

What we do in this series doesn’t happen to witches; it happens to people.

Come abbiamo ampiamente spiegato, la vita di Samantha rifletteva la condizione di tante altre casalinghe americane degli anni ’60 e ’70 e, dopo Bewitchedle streghe del piccolo e del grande schermo cominceranno ad assomigliare sempre più alle donne vere e proprie, fino a quando l’immedesimazione sarà completa e non ci sarà più bisogno di “giustificare”, attraverso la magia, gli aspetti più sovversivi della donna emancipata.

L’evoluzione parte dalla stessa figlia di Samantha, Tabitha, protagonista di una serie spin-off del 1977 in cui ci viene presentata come una donna single con un impiego come assistente di produzione in una rete televisiva.

Circa vent’anni dopo, altre celebri streghe popoleranno la televisione e la società a cavallo fra Vecchio e Nuovo Millennio: parliamo di Prue, Piper, Phoebe e Paige, protagoniste di Charmed (Streghe, 1998-2006), che si destreggiano fra lavoro, famiglia e magia. Vengono ancora evidenziate le difficoltà delle donne di trovare il giusto equilibrio fra questi diversi aspetti, ma le differenze con gli anni ’60 sono evidenti, al punto che gli sceneggiatori scelgono di realizzare una parodia di Bewitched nell’episodio 12 della quarta stagione: il risultato è pacchiano e decisamente divergente rispetto al testo originale, con una Phoebe che, rinchiusa nel ruolo di casalinga, perde completamente la sua identità e ogni minimo spiraglio di buon senso (in netto contrasto con il personaggio di Samantha).
Tuttavia, la citazione è importante perché testimonia da un lato l’influenza di Samantha nell’immagine della strega televisiva, dall’altro la volontà di lasciarsi alle spalle una società in cui i ruoli di genere, con rispettive mansioni, erano rigidamente stabiliti.


Chiudiamo il capitolo con una breve menzione al film Bewitched del 2005, diretto da Nora Ephron, con Nicole Kidman e Will Ferrell.
La trama è incentrata sul “making of” di un remake dell’omonima sit-com: a interpretare Samantha è Isabel che, all’oscuro di tutti – incluso Jack, che interpreta Darrin – è una strega anche nella vita reale.

Bewitched (2005): Failed Meta Redo of the 1964 TV Series | Bomb Report

Il film riprende le dinamiche presenti in Bewitched, fra cui il contrasto fra una donna capace, intelligente e sicura di sé e un uomo insicuro, imbranato e stupidotto, ma accenna all’importanza, anche per una donna, di trovare un lavoro per realizzarsi come individuo, e presenta riferimenti sia a I Married A Witch (nella figura del padre della protagonista) che a Bell, Book and Candle (nel desiderio di Isabel di vivere una vita normale ancora prima di conoscere Jack, di cui si innamorerà). Sempre ricollegandosi alle antenate di Samantha, Isabel fa innamorare di sé Jack per mezzo di un incantesimo, salvo poi pentirsene, ed è presente una “rivale” (l’ex moglie di lui), connotata negativamente come in Bewitched (viene ripreso, anche qui, l’escamotage della tempesta di vento).

Come in Bell, Book and Candle, Jack si arrabbia quando Isabelle confessa di avergli fatto una fattura (sebbene l’avesse poi annullata).
Alla fine, i due si innamoreranno senza incantesimi e la strega non sarà costretta a rinunciare in alcun modo ai suoi poteri.
La prospettiva finale rimanda direttamente a Bewitched, con la nuova coppia che si trasferisce nei sobborghi.

Articolo di: Leone Locatelli

Parte 1 Per leggere l’analisi del personaggio di Samantha di Bewitched, clicca qui.

Parte 3Per scoprire chi sono le discendenti giapponesi di Samantha, le “ragazze magiche” e le “fidanzate magiche” degli anime, clicca qui.

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