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È una delle sit-com più famose degli anni ’60, che ha dato vita al genere delle “ragazze magiche” (majokko, poi mahou shoujo) dei manga e degli anime giapponesi.

Parliamo di Bewitched (Vita da Strega) e dei suoi derivati, primo fra tutti I Dream Of Jeannie (Strega per amore). Ad accomunare queste due serie, oltre all’epoca e al luogo di produzione e di ambientazione (gli Stati Uniti degli anni ’60), c’è il fatto che entrambe abbiano una protagonista femminile, una componente magica e una trama che si basa su problemi quotidiani che mettono in luce le dinamiche del rapporto uomo-donna. Queste riflettono la società americana del tempo, in cui la Seconda Ondata Femminista avrebbe presto scardinato lo status quo.
Ma andiamo con ordine.

Il contesto storico

Gli anni ’60 sono un periodo di cambiamento rapido e imprevedibile, un’età di incertezza: mentre le antiche sicurezze collassano, nuovi valori si fanno strada nella società, fra cui una maggiore attenzione alle categorie precedentemente discriminate per la razza e il genere di appartenenza.

Nel 1963 esce La mistica della femminilità (The Feminine Mystique) della statunitense Betty Friedan, attivista e teorica del movimento femminista.
Nel saggio, l’autrice si fa portavoce del “problema inespresso” che rende infelici, depresse e insoddisfatte le donne americane degli anni cinquanta e sessanta.
La Friedan trova la causa di questo problema nella “mistica della femminilità“, piano di persuasione e condizionamento messo in atto da giornali, educatori e psicanalisti per spingere le donne a dedicare la propria vita esclusivamente a casa, marito e figli.
Il testo influenzò profondamente il pensiero femminista degli anni successivi, gettando le basi per la Seconda Ondata Femminista.

Un anno più tardi, nel 1964, la Friedan pubblica Television and the Feminine Mystique, criticando la rappresentazione femminile nel piccolo schermo.
La teorica spiega che in televisione si vedono solo due tipi di donne: quelle che aspettano e sperano di trovare l’amore e quelle che meditano vendetta nei confronti dei loro mariti.
Proprio quell’anno, però, farà capolino sulla ABC una sit-com in cui una giovane casalinga un po’ speciale cambierà tutto…

Vita da strega (1964-1972)

La sit-com Vita da Strega (Bewitched) debutta sull’emittente americana ABC il 17 settembre 1964.

La premessa dello show è semplice: Darrin, un “tipico ragazzo americano”, sposa Samantha, una “tipica ragazza americana”. Tutto apparentemente normale, se non fosse che, la prima notte di nozze, la neo-sposa rivela al marito di essere in realtà… una strega!
Darrin, sconvolto, fa promettere a Samantha di nascondere la sua identità e di smettere di usare la magia, chiedendole di comportarsi come una normale casalinga americana.
Samantha manterrà la parola data? Beh, non proprio.
Da questa premessa nasce una sit-com seguitissima (nella stagione di debutto è al secondo posto dei programmi più seguiti in America) che andrà avanti per ben otto stagioni, fra vita reale e magia, dinamiche di coppia e bizzarre incursioni dei più svariati personaggi.

La critica femminista

Con una premessa del genere, potete già immaginare a quante pesanti critiche sia stata sottoposta la serie. Numerose/i studiose/i, femministe/i e giornaliste/i si sono schierate/i contro il concetto di base della sit-com: un uomo che obbliga la moglie a nascondere la propria identità e, con questa, le sue caratteristiche e le sue doti, per aderire all’immagine della casalinga modello americana.

A un anno di distanza dal saggio di Betty Friedan, appariva evidente come la premessa di Vita da strega sembrasse aderire perfettamente alla “mistica della femminilità” secondo cui le casalinghe americane dovevano mettere da parte le proprie inclinazioni, ambizioni e, più generalmente, la propria identità, per dedicarsi esclusivamente alla casa, al marito e ai figli.
E invece non è proprio così.

La più grande critica verso la “mistica della femminilità” arriva proprio da uno dei personaggi più amati della sit-com: Endora, la madre di Samantha.
Del resto, lo stile di vita delle streghe si contrappone da sempre, nell’immaginario collettivo, a quello tradizionalmente considerato “adatto” ad una donna comune, ed Endora incarna caratteristiche che, all’epoca, erano riconducibili alla figura della donna emancipata promossa dalle femministe.

Alla luce di ciò, Endora non è affatto contenta del fatto che Samantha abbia deciso di rinunciare alla sua libertà per condurre una vita da normale casalinga.

Per riferirsi al nuovo ruolo e stile di vita della figlia, utilizza termini come “drudge” (“schiava”) e “boring” (“noioso”), gli stessi utilizzati dalla Friedan in Television and the Feminine Mystique.

Ad esempio, se la Friedan afferma:

“Television’s image of the American woman, 1964, is a stupid […] insecure little household drudge who spends her […] boring days dreaming of love—and plotting nasty revenge against her husband”.

“L’immagine che la televisione restituisce della donna americana del 1964 è quella di una stupida […] insicura piccola schiava domestica che spende i suoi […] noiosi giorni a sognare l’amore — e a organizzare terribili piani di vendetta contro suo marito”.

Endora non esita a definire “boring” (“noioso”) il genero e il nuovo stile di vita della figlia, a cui si rivolge in questi termini:

Oh, Samantha, you just don’t understand. He’s turning you into the typical housewife drudge.

Oh, Samantha, tu proprio non capisci. Ti sta trasformando nella tipica casalinga schiava.

Bewitched diventa quindi lo specchio di due contrasti interni nella società americana del 1964: quello fra uomini e donne (o, più nello specifico, fra mariti e mogli) e quello fra due correnti di pensiero femminili, una apparentemente legata a un’immagine tradizionale di femminilità (Samantha) e un’altra volta all’emancipazione femminile (la madre Endora). Ma, ancora una volta, non fermiamoci alle apparenze.

Vita da Casalinga

Samantha, una donna brillante e potente (grazie alla sua magia, potrebbe fare qualunque cosa), decide di “chiudersi” nel ruolo di casalinga di periferia per amore di Darrin, un uomo qualunque.
Il contrasto fra lei e lui è piuttosto evidente: lei è intelligente, creativa, carismatica, attraente, sicura di sé.
Lui è tutto il contrario: mediocre, timoroso, ingenuo, insicuro, bruttino.

È quasi sempre Samantha a “salvare” la situazione alla fine di ogni episodio: grazie alla magia, ma anche alla sua intelligenza e alle doti di persuasione e di logica che le permettono di mantenere il controllo e di cavarsela sempre in ogni circostanza, salvando perfino la vita di Darrin e di altri personaggi.
In questo senso, la sit-com mette in dubbio il ruolo del marito come “know-it-all” all’interno della famiglia.

Non è un caso che lo stesso Danny Arnold, produttore e sceneggiatore della prima stagione della sit-com, ritenga che il conflitto che dà vita alla serie sia proprio il fatto che, in questa coppia, la moglie abbia più potere e capacità del marito e che quest’ultimo debba cercare di accettare la sua condizione di inferiorità. Da qui partono i tentativi di Darrin di reprimere la magia e, in generale, le capacità di Samantha: a volte semplicemente per proteggerla, altre volte per scopi più egoistici, fra cui il fatto di non volersi sentire inferiore.

Lei, tuttavia, non è una casalinga repressa.
Prima di tutto, si dedica a questo ruolo per sua scelta, il che ci ricorda quello che dovrebbe essere un mantra del femminismo: rispettare le scelte individuali.
Inoltre, Samantha sceglie di diventare una casalinga perché crede nei valori della middle class americana e nei vantaggi di una vita ordinaria, ma non rinuncia a sé stessa (“Sto cercando di adattarmi, non di cambiare”).

Infatti, lo show è basato proprio sul fatto che lei disobbedisca puntualmente al marito, non solo esercitando la magia (dai compiti più banali, come le faccende domestiche, alle cose più serie), ma entrando anche in contatto con numerosi personaggi (la madre Endora, in primis) che mettono a soqquadro la sua tranquilla vita nei sobborghi.
In effetti, in Bewitched, la magia sembra essere presentata come una via per sfuggire alla monotonia della periferia americana, una forma nascosta di ribellione alla noia della vita da casalinga.

Samantha sembra una casalinga normale (nonostante tutto, riesce quasi sempre a mantenere intatte le apparenze – o almeno a metterci una pezza), ma è molto di più e, anzi, trova difficile essere “normale”.
Inconsciamente, non accetta il modello di casalinga a cui deve aderire o, perlomeno, non riesce a calarsi appieno nella parte, fallendo già solo per il fatto di ricorrere puntualmente alla magia.
Attraverso il comportamento di Samantha, la serie non esita a dipingere quello dello “casalinga perfetta” come un’ideale decisamente utopico.

D’altro canto, con la sua volontà di trasferirsi nei sobborghi e di vivere una vita da casalinga, Samantha si ribella anche alla concezione di come una strega “normale” dovrebbe essere.
Bewitched, quindi, dimostra quanto sia impossibile e “contro natura” tenere le donne confinate in qualunque ruolo prestabilito.

Sebbene fosse spinta a reprimere la propria individualità, Samantha riusciva comunque ad esprimerla e ad affermarla.
Per questo, è diventata anche un’icona gay.
Ne ha parlato la stessa Elizabeth Montgomery (Samantha) in un’intervista a The Advocate nel 1992, ricordando come lo show volesse essere un’allegoria del concetto di repressione, di quanto impedire alle persone di essere sé stesse potesse creare problemi e frustrazioni.

In effetti, si può dire che Bewitched racconti le tribolazioni di una donna che deve cercare di trovare il giusto equilibrio fra aspetti contrastanti della sua identità e della sua vita.
Da una parte c’è la volontà di vivere una vita “normale” e l’importanza di mantenere le apparenze nel contesto della middle class americana, dall’altra tutto un mondo magico a cui lei non riesce a rinunciare, che continua a fare capolino rischiando di mandare all’aria tutto.

Alla fine, si può dire che – nonostante le numerose difficoltà – Samantha riesce a “bilanciare” le due cose.
“Women can have it all”, quindi: le donne possono essere casalinghe, mogli e madri, ma avere comunque altri interessi, dare importanza ad altre componenti del proprio essere.

Samantha non lavora, ma il messaggio che la serie restituisce accarezza anche l’idea che una donna possa riuscire a far combaciare il lavoro con la famiglia.
Questo concetto viene affrontato nel primo episodio della quarta stagione, in cui Samantha assume il ruolo di casalinga e madre durante il giorno e di Regina delle Streghe durante la notte.

Sebbene i problemi non manchino, dipingendo un ritratto realistico delle difficoltà a cui vanno incontro molte madri e mogli lavoratrici, alla fine dell’episodio assistiamo ad una presa di coscienza importante da parte di Darrin, pronto ad accettare la nuova condizione di Samantha:

Essere Regina è quello che desideri, no? E se ti amo io devo per forza accettarlo.

Si tratta dello stesso uomo che, solo all’inizio dell’episodio, affermava che “una donna deve badare alla casa e ai bambini” e che, per questo motivo, nessun presidente è mai stato “una moglie e una mamma”.

L’episodio 4×01 dipinge un mondo matriarcale, quello delle Streghe, in cui il potere femminile è la norma: “Every witch mother dreams for her daughter to be Queen just as every father wants his son to be president”

Quindi Darrin vuole davvero “cambiare” Samantha, impedire che lei esprima tutto il suo potenziale (magico e non)?

In realtà, gran parte delle preoccupazioni di Darrin in merito ai poteri di Samantha derivano dalla paura che qualcuno la scopra e che questo possa metterla in pericolo.
A parte questo, continua a perdonarla” per tutti i guai che la magia procura alla loro vita e, pian piano, si rende conto dei motivi più egoistici che lo spingevano a reprimere i poteri di sua moglie.

Quello di Darrin, quindi, è un percorso di accettazione che parte dal primo episodio e va avanti per otto stagioni (con eventuali “passi indietro”, giustificati da scopi umoristici), testimoniando quanto non fosse semplice, per un uomo degli anni ’60, accettare la presenza di una moglie più potente e “capace” di lui.

Potere alle donne

Per secoli, il potere femminile ha assunto una connotazione negativa.
Jack Zipes afferma che le fiabe occidentali fino al XV secolo spesso raffiguravano figure femminili potenti (lui le chiama goddesses, “dee”), ma con l’invenzione della stampa di massa si preferì valorizzare la figura maschile per rinforzare il sistema patriarcale e tutte le donne potenti diventarono “streghe cattive“.
Da allora, il potere femminile ha sempre assunto una connotazione negativa in virtù della condizione di queste figure, più potenti di un uomo e quindi in grado di vivere senza la protezione maschile.
Le donne con poteri magici si sottraggono alla norma e, così facendo, vanno incontro alla loro punizione, un “rogo” più o meno metaforico.

In fondo, fin dai tempi di Salem, la magia femminile era considerata sovvertiva dello status quo, dell’ordine naturale delle cose; era una cosa pericolosa e proibita, che doveva essere repressa e punita.

In questo senso, è indicativo il fatto che, per raccontare questa storia, sia stata scelta come protagonista una strega.
Da un lato le particolarità di Samantha, che le permettono di deviare rispetto alla norma, vengono giustificate dalla sua componente magica.
Dall’altro, presentare come protagonista una strega sposata con prole permette alla storia di “addomesticare” il concetto di potere femminile, di renderlo meno temibile.

Susan Douglas ipotizza che la scelta di dipingere il personaggio di Darren come un inetto non sia casuale: se Samantha fosse riuscita a prevalere su un “maschio alpha”, il suo potere femminile sarebbe risultato ancora più spaventoso.

Nonostante i tentativi di reprimerlo, tuttavia, il potere di Samantha esce inevitabilmente fuori.
Non si tratta solo di magia in senso stretto, ma di tutte quelle doti e capacità che le permettono di “brillare” anche al di fuori del contesto domestico.

Inoltre, Samantha non è da sola: è accompagnata da tante altre potenti streghe, una società matriarcale che si espande per tre generazioni e che, come scrive Susan Douglas, minaccia costantemente lo status professionale di Darrin e la sua autorità come “capofamiglia”.

Infatti, Bewitched è stata sicuramente una delle prime sit-com americane a mettere al centro un cast di personaggi femminili che non si limitavano ai ruoli di moglie, madre o nonna. In questa serie vediamo donne che occupano posizioni di potere (come la già citata Regina), ma qualunque strega, anche la più ordinaria e sprovveduta (come Zia Clara), è più potente di Darrin e di qualsiasi altro uomo mortale.

Susan Douglas nota come le streghe della serie riescano ad esercitare il loro potere senza conseguenze solo nella sfera privata: quando lo fanno nella sfera pubblica, il “mondo maschile viene completamente capovolto”.

Vediamo un esempio di potere femminile nell’ambiente pubblico nell’episodio 35 della prima stagione: per aiutare il ristoratore italiano Mario a farsi conoscere, Samantha e Endora si divertono a usare la magia per pubblicizzare il suo ristorante.
Questo, tuttavia, causerà problemi all’agenzia pubblicitaria di Darrin, che ha un produttore di pizza fra i clienti. Endora e Samantha, tuttavia, sapranno rimediare, sempre con un mix di magia e di ingegno.
È importante quindi notare come in Bewitched il potere femminile sia ciò che crea i guai, ma poi riesce anche a risolverli.

In fondo, il potere femminile più temuto non è la magia, ma quell’insieme di capacità – puntualmente messe in atto da Samantha per risolvere i suoi problemi – che permettono ad una donna di prevalere su un uomo, soprattutto nell’ambiente pubblico.
Molte donne intelligenti, nella fantasia come nella realtà, sono state tramutate in “streghe” da uomini che non sapevano come gestirle, perché una strega fa meno paura di una donna intelligente, e si può “mettere al rogo”.
Il volume Geek Chic: Smart Women In Popular Culture dedica un intero capitolo a Bewitched, spiegando come l’involucro della strega possa essere l’ideale per “nascondere” una donna intelligente: distratti dalla magia, gli uomini non si rendono conto di avere davanti a loro una donna in grado di “fargli le scarpe”.

Grazie all’escamotage della magia, e all’aspetto rassicurante di Samantha, perfino un concetto “sovversivo” come questo può andare in onda nel prime time dell’America conservatrice degli anni ’60.

Mantenere le apparenze

Una delle principali critiche a Bewitched è il fatto che, nonostante la trama dei singoli episodi presentasse una Samantha che “disobbedisce” a Darrin mettendo a frutto tutte le sue potenzialità, la fine di ogni episodio sembrava ricondurla nuovamente ad uno schema patriarcale, in cui riceveva il “consenso” di Darrin o addirittura quest’ultimo si prendeva il merito per cose fatte da lei.
Come scrive Susan Douglas, Samantha poteva manifestare tutto il potere, reale o metaforico, del mondo, ma l’importante era che, alla fine dell’episodio, tornasse nei panni della casalinga devota che serviva un Martini a Darrin, di ritorno dal lavoro.

La cosa fondamentale, però, è che questo “ritorno alla normalità” era orchestrato dalla stessa Samantha nel tentativo di fornire al marito l’illusione di avere una sorta di controllo nei suoi confronti; una falsa credenza che sarebbe puntualmente crollata in ogni episodio, per poi essere ricomposta alla fine dello stesso, in un ciclo continuo.

Questo schema è rappresentato metaforicamente dalla stessa sigla della sit-com.
La sequenza inizia con Samantha che vola indisturbata nel cielo, esprimendo appieno la sua natura di strega, nonché di donna “libera”, emancipata. Poi arriccia il naso e, con un incantesimo, riappare in cucina vestita da casalinga, rimarcando il fatto di essere lei a scegliere di indossare questi panni.
Poi, quando Darrin si avvicina per darle un bacio, Samantha scompare: in questo modo lo sorprende, disattende alle sue aspettative lasciandolo confuso e disorientato, come spesso gli accade di sentirsi di fronte al potere della moglie.
Lei ricompare sotto forma di gatto e gli fa le fusa, poi gli salta in braccio e si ritrasforma in una donna, facendogli credere di avere di nuovo la situazione sotto controllo.

Barbara Avedon, sceneggiatrice di Bewitched, lo dice chiaramente: la storia di Samantha e Darrin è una metafora delle relazioni degli anni ’60 in cui le donne tenevano nascosti i loro punti di forza nei limiti prescritti dal matrimonio.

Però, a trainare la sit-com, era proprio l’idea, sovversiva per il tempo, che Samantha fosse in realtà la più capace e la più intelligente della coppia, il vero eroe della storia, anche se lei fa credere a Darrin che sia il contrario per non distruggere il suo fragile ego maschile.

È il caso dell’episodio 5 della prima stagione, in cui Samantha propone a Darrin alcuni spunti molto creativi per una campagna pubblicitaria a cui sta lavorando. Dopo un iniziale entusiasmo, Darrin si rabbuia: non ha fiducia nelle capacità della moglie, al punto da credere che le sue idee siano frutto di un incantesimo (potere femminile che viene, ancora una volta, connotato negativamente).
Ne scaturisce un litigio terribile e alla fine Darrin le chiede scusa per aver dubitato di lei.
A quel punto Samantha, compreso quanto il marito sia sensibile sull’argomento, decide di dargli indirettamente uno spunto per una nuova campagna, in modo che possa pensare di aver avuto lui stesso l’idea.

Appare evidente, agli occhi del pubblico, che il merito sia di Samantha, ma che sia necessario “mantenere le apparenze“, sul posto di lavoro e addirittura all’interno della coppia.
“That’s the way it should be”, conclude Samantha.

Un giusto compromesso

Susan Douglas ha trovato un parallelismo fra il potere femminile represso degli anni ’60 e la Guerra Fredda: in entrambi i casi, si percepiva che, da un momento all’altro, sarebbe potuta scoppiare la “bomba”.

Ed è proprio in questo clima di contraddizioni e di forte tensione sociale che in televisione arrivano personaggi femminili con poteri “soprannaturali“: una strega, un genio, una suora volante, una donna-robot.

Susan Douglas parla di questi personaggi definendoli “strani ibridi” di vecchio e nuovo, di tradizione e di modernità. Si tratta di figure femminili che da un lato “rassicurano” il maschio, dall’altro gli incutono timore. Sono personaggi a cui viene espressamente chiesto di contenere il loro potere, ma, nonostante i buoni propositi, non ci riescono mai.

Da un lato, a questi personaggi è concesso di divergere dal modello femminile tradizionale in virtù della loro natura “soprannaturale“, che le distingue dalle donne vere e proprie. Dall’altro, le spettatrici che erano a casa si sentivano comunque ispirate ad imitarle, e la rivoluzione femminista era dietro l’angolo.

Molly Haskell, critica cinematografica, individua proprio in queste serie tv un’espressione evidente del “disagio e del malcontento” che hanno anticipato la Seconda Ondata Femminista, mentre Susan Douglas scrive chiaramente che questi personaggi erano il modo in cui l’industria dell’intrattenimento stava cercando di “ammettere l’esistenza di un’imminente liberazione sessuale e socio-politica femminile, pur cercando di contenerla“.

In fondo, Samantha è una contraddizione e il giusto compromesso: è una casalinga, ma anche una strega. È la donna ideale della middle class americana degli anni ’60, ma nasconde in sé un potere inimmaginabile.

Il modo per “tenere a bada” questo potere risiede in due aspetti fondamentali:

🌸 L’involucro del personaggio
A “rassicurare” lo spettatore, nel caso di Samantha, non c’era solo la sua natura “soprannaturale”, ma anche il suo aspetto e il suo modo di fare, che non divergono troppo dai canoni della femminilità tradizionale, anche grazie a caratteristiche come l’empatia e la gentilezza, stereotipicamente legate alle figure femminili.
Samantha si distaccava invece nettamente dallo stereotipo della strega: non era vecchia, brutta e cattiva; anzi, era di bell’aspetto e aiutava sempre Darrin e il resto dei mortali. È anche per questo motivo che la sua intelligenza e il fatto che possa prevalere su un uomo non sono mai connotati in modo completamente negativo. Inoltre, spesso è lei stessa a voler fare un “passo indietro”, come nell’episodio della campagna pubblicitaria. Se la “strega cattiva” tradizionale veniva definita “scaltra” o “astuta”, dando al suo ingegno un valore negativo, Samantha appare palesemente intelligente, ma tende a non prendersene il merito, aderendo a un modello di modestia e accondiscendenza femminile che rimanda a schemi tradizionali.

🌸 Il genere d’intrattenimento
La sit-com, grazie all’enfasi su situazioni surreali e irrealistiche e all’intento umoristico che la contraddistingue, è uno dei generi che più riesce a dipingere senza filtri i cambiamenti di un’epoca, anche inserendo idee e punti di vista che altrimenti non potrebbero mai andare in onda. Una sit-com riesce a dire cose “pesanti” in modo leggero e spesso anche ad “anticipare” i tempi: non a caso, Gary Kenton la definisce un “barometro sociale”.
Naturalmente anche l’aspetto magico e soprannaturale di Bewitched si è rivelato provvidenziale nel “rassicurare” lo spettatore, come accade per generi come il fantasy e la fantascienza, che puntano spesso a creare un mondo “alternativo” per raccontare senza filtri la nostra realtà.

Ma qual è l’eredità che Samantha ha lasciato sulla società? Chi sono le altre “ragazze magiche” che – fin dalla metà degli anni ’60 – l’hanno succeduta, a cavallo fra Oriente e Occidente?

Di questo ne parlerò nella seconda parte della mia analisi, continua a seguirmi su Facebook e su Instagram.

Articolo di: Leone Locatelli

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