Condividi su:

La Malvagia Strega dell’Ovest de Il mago di Oz (1939) è fra le più celebri rappresentazioni dell’archetipo della strega nella cultura pop.
Tutti la conoscono, ma non tutti sanno che il suo aspetto – incluso il colore della pelle – potrebbe celare un riferimento agli stereotipi etnici attribuiti agli ebrei nella storia.
In che modo la propaganda antisemita può ricollegarsi all’immagine stereotipata della strega (e della femminista)?
Scopriamolo insieme.

Capelli scuri annodati sulla nuca, naso adunco, mento appuntito, cerchi attorno agli occhi, pelle verde… queste sono le caratteristiche principali della rappresentazione cinematografica della Malvagia Strega dell’Ovest, che risulta ben diversa dalle illustrazioni che accompagnavano il romanzo originale di L. Frank Baum, uscito nel 1900, in cui ritroviamo solo il naso adunco, tipico dell’immaginario legato alle streghe.

Nel romanzo, la Strega è un personaggio meno minaccioso, meno presente e meno importante ai fini della trama.

Viene da chiedersi quanto l’immagine stereotipata della strega possa collimare con quella attribuita agli ebrei: se prendiamo in considerazione l’ipotesi che il tipico cappello a punta derivi da un analogo copricapo identificativo (Judenhat) che gli ebrei erano stati costretti ad indossare a seguito di un editto emesso durante il Concilio Lateranense IV (1215), possiamo davvero ipotizzare che queste si siano influenzate a vicenda nei secoli, e che la raffigurazione delle donne magiche con il naso adunco possa essere nata proprio da uno stereotipo etnico. Dopotutto, al pari delle streghe, gli ebrei venivano associati a Satana e all’inferno, tanto che il cappello che erano forzati ad indossare sembrava rimandare proprio alle corna del diavolo.

Nel 1215, Il Concilio Lateranense IV emanò un editto che imponeva a tutti gli ebrei di indossare un copricapo identificativo, un cappello a punta noto come Judenhat.
In seguito, questo tipo di cappello potrebbe essere stato associato alla magia nera, al culto di Satana e ad altri atti di cui furono accusati gli ebrei, fondendosi con l’immagine della strega. Il nero risulta essere inoltre un colore molto utilizzato nella rappresentazione delle vesti di entrambe le categorie.

In aggiunta, la persecuzione delle streghe e quella degli ebrei potrebbero avere una radice comune nella discriminazione di categorie di persone che esercitavano un certo potere al di fuori della sfera cristiano-patriarcale. Quindi, se le sacerdotesse dei culti naturali (poi divenute “streghe”) esercitavano un potere politico-amministrativo che permetteva loro di avere il dominio di proprietà terriere e molto altro, gli ebrei – a cui non era permesso di possedere terreni – non potevano che guadagnare prestando soldi (pratica preclusa ai cristiani), ponendosi alle basi di quello che poi sarebbe diventato il sistema bancario. Sebbene le origini dell’antisemitismo siano ben più antiche e variegate, l’aspetto monetario si è rivelato essere uno dei più persistenti nei secoli, dal Medioevo fino all’Olocausto e ai giorni nostri.

Tornando alla Malvagia Strega dell’Ovest, risulta fondamentale evidenziare la connotazione che il verde ha assunto, proprio a partire dal Medioevo, come colore della stregoneria e del maligno, caratterizzando anche goblin, demoni e altre creature infernali. Si tratta di una correlazione presente anche in tempi più recenti: basti pensare ai Classici Disney, in cui il verde incarna la magia nella sua accezione negativa – è il colore di cui è pervasa la mela avvelenata di Biancaneve (1937) subito dopo l’incantesimo ed è anche il colore della magia di Malefica ne La bella addormentata (1959), di Ursula ne La Sirenetta (1989) e del Dr. Facilier ne La principessa e il ranocchio (2009). 

Il verde è anche spesso identificato come il colore del veleno: lo notiamo nella scena della mela di Biancaneve.

Il verde è anche associato al potere di Bruno di Encanto (2021) che viene connotato negativamente dalla propria famiglia e comunità.
Il film, in linea con il tono assunto dai Classici da Frozen in poi, suggerisce una rivalutazione del “diverso”, scongiurandone la demonizzazione.

L’aspetto che ricollega questa connotazione ad una componente antisemita è il fatto che le immagini di propaganda nazista presentassero gli ebrei con la pelle di questo colore, oltre che con nasi adunchi e capelli neri.

Lo stesso verde – come il naso e il colore dei capelli – potrebbe ricollegarsi ad uno stereotipo etnico, riferendosi alla pelle olivastra.
Questo colore potrebbe anche celare un riferimento al verde delle banconote, e quindi nuovamente al dominio sulle banche e alla conseguente avidità attribuita agli ebrei, sebbene la correlazione funzioni maggiormente in ottica statunitense, in riferimento ai cosiddetti verdoni, le banconote da 1 dollaro. Infine, come abbiamo ipotizzato nel saggio Dee, Fate, Streghe. Il potere femminile dai culti naturali a Walt Disney (Delos Digital, 2021), il verde potrebbe anche riferirsi alla natura e al potere insito in essa, e dunque ai culti naturali pagani.

Ponendosi in diretta contrapposizione con la cristianità, gli ebrei potevano anche essere rappresentati nella veste di serpenti (anch’essi verdi, naturalmente), come quello che ha tentato Eva.
Sul corpo del serpente-ebreo rappresentato nell’immagine a sinistra notiamo il simbolo del dollaro, che rappresenta l’attaccamento al denaro, ma anche la falce e il martello.
Ad accomunare comunisti, ebrei e streghe, dopotutto, c’è anche la calunnia che li vorrebbe essere ghiotti di bambini…

Secondo quest’ottica, il verde potrebbe essere stato utilizzato per connotare negativamente la Malvagia Strega dell’Ovest nel kolossal hollywoodiano (pare che il regista, Victor Fleming, fosse un simpatizzante nazista), allo stesso modo in cui ha demonizzato orchi, goblin e altre creature come il Grinch, spesso interpretato come uno stereotipo antisemita, e ha caratterizzato come alieni (e quindi diversi, estranei) i little green men, ossia la rappresentanza più stereotipata degli extraterrestri, nata a partire dagli anni ’50. Ancora una volta la marginalizzazione del diverso, che si tratti di non-ariani o di non-terrestri, passa attraverso il verde.

A questa prima lettura, a cui si ricollega certamente anche la necessità di connotare la Strega attraverso un colore che spiccasse in technicolor, se ne aggiunge una seconda: il personaggio, nella realtà del Kansas, è direttamente riconducibile allo stereotipo della zitella americana di inizio secolo, bisbetica e inacidita, a cui a sua volta può ricollegarsi la figura della suffragetta.

Fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, la stampa pullula di immagini satiriche che dipingono le prime femministe come un branco di zitelle il cui malcontento viene ridotto al fatto di non avere un uomo nella loro vita, tanto da proporre immaginarie leggi che garantiscano un marito anche per loro.

Zitelle e femministe vengono dipinte come donne vecchie e repellenti, con nasi adunchi, menti appuntiti e verruche: una rappresentazione che aderisce a quella della strega e che per questo motivo può certamente derivare a sua volta da stereotipi antisemiti.

Anche l’espressione scaltra e maligna sui volti di alcune rappresentazioni potrebbe ricollegarsi ad uno stereotipo antisemita.

Oltre all’aspetto fisico, sappiamo per certo che la Strega – nella realtà del Kansas – è nubile perché ci si riferisce a lei con l’appellativo “miss”.

Un altro elemento curioso che la ricollega agli albori del movimento femminista è il fatto che appaia su una bicicletta, un mezzo di trasporto che aveva costituito un’inedita fonte di libertà e dinamicità per le donne nell’ultimo decennio dell’800.
La bicicletta si trasforma poi, non a caso, in una scopa.

“La donna al volante è una completa novità, ed è essenzialmente un prodotto dell’ultimo decennio del secolo”, scrisse il quotidiano The Columbian nel 1895, “sta cavalcando verso una maggiore libertà, verso una più vicina uguaglianza con l’uomo”.

E quindi, ricollegandoci alla strega come metafora della femminista (ne avevo parlato anche qui, qui e qui), non possiamo che parlare del musical Wicked (2003-in corso), tratto dal romanzo Strega – Cronache dal Regno di Oz in rivolta (1995) di Gregory Maguire.
Al centro di tutto c’è una storia raccontata dal punto di vista di una donna-strega precedentemente considerata “cattiva”, un filone augurato da Le nebbie di Avalon (1983): il caso analizzato s’incentra sulla figura della Malvagia Strega dell’Ovest de Il Mago di Oz.

Ci si ricollega direttamente allo stereotipo antisemita attraverso la figura della sua protagonista, Elphaba, considerata un’outsider a partire dal colore della sua pelle – verde, naturalmente.
Per quanto la sua situazione possa essere generalmente ricondotta all’esperienza di persone di colore e membri della comunità LGBT+, non possiamo non evidenziare il fatto che il musical sia stato prodotto, scritto, composto e (in parte) interpretato da persone di origini ebree: a titolo rappresentativo, possiamo citare Stephen Schwartz (musica e testi), Vinnie Holzman (libretto), Idina Menzel (interprete originale di Elphaba), Marc Platt (produttore).

Ecco cos’ha dichiarato Stephen Schwartz in merito alle possibili interpretazioni dalla storia di Elphaba in Wicked:

L’idea dietro a questa storia ha creato in me una risonanza empatica e so di non essere il solo.
Chiunque sia un artista nella nostra società si identificherà con Elphaba. Chiunque appartenga ad una minoranza etnica, che sia nero o ebreo o gay, o una donna che sente di essere cresciuta in un mondo che appartiene agli uomini, o chiunque sia cresciuto percependo una dissonanza fra ciò che sente di essere dentro e il mondo attorno a sé, si identificherà in Elphaba. Dato che siamo in molti, ci saranno molte persone che si sentiranno così.

“The idea of the story created a sympathetic resonance in me and I know that I’m not alone. Anyone who is an artist in our society is going to identify with Elphaba. Anyone who is of an ethnic minority, who is black or Jewish or gay, or a woman feeling she grew up in a man’s world, or anyone who grew up feeling a dissonance between who they are inside and the world around them, will identify with Elphaba. Since that’s so many of us, I think there will be a lot of people who will.”

E ancora:

C’erano alcune cose che sapevo fin da subito [in merito al musical, ndr]. Sapevo come sarebbe cominciata, sapevo come sarebbe finita, sapevo chi era Elphaba e sapevo perché, in qualche strano modo, questa storia era autobiografica, anche se parlava di una ragazza verde ad Oz.

There were things that I knew right away. I knew how it was going to begin, I knew how it was going to end, I knew who Elphaba was, and I knew why—on some strange level—this was autobiographical even though it was about a green girl in Oz.
—Stephen Schwartz

Una sensazione provata anche dal produttore, Marc Platt:

L’idea di qualcuno che si sta inserendo o cerca di entrare a far parte di una famiglia più grande… È difficile separarlo dalle mie radici ebraiche.

“The notion of someone who is fitting in or trying to become part of a larger family…. It’s hard to separate that from my own Jewish roots”. 

Inoltre, Wicked racconta della condizione degli animali antropomorfi del Regno di Oz, che vengono privati del loro lavoro e dell’abilità di parlare, diventando prigionieri, schiavi e vittime di esperimenti – come gli ebrei durante l’Olocausto.

“Eravamo tutti decisamente consci dell’aspetto politico di Wicked. Certamente l’impulso originale deriva da Gregory Maguire e dal suo libro: la storia della graduale privazione dei diritti degli animali arriva direttamente da lì. È chiaro che questo si basi sul fatto di considerare le minoranze come capri espiatori per rafforzare la condizione di chi si trova al potere mentre le società discendono nel totalitarismo”, spiega Schwartz.
“Alcune delle metafore che puoi trovare in ​​Wicked – come il fatto che chi è al potere possa sfruttare la paura degli altri per mantenere il proprio potere – penso che, come ebrei, lo abbiamo visto accadere in più di un’occasione”, aggiunge Marc Platt.

Lo sostiene anche William Youmans, che ha interpretato il Professor Dillamond nello show di Broadway.
“È piuttosto chiaro che il Dr. Dillamond rappresenti gli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale”, spiega l’attore, che fa riferimento al fatto che gli animali vengano “inizialmente privati della propria professione e poi gradualmente marginalizzati, e infine imprigionati e abusati”.

Un vero e proprio sistema di discriminazione che, come scrive Alissa Burger, li esclude dall’essere considerati “validi cittadini di Oz”, e che incontra l’indifferenza degli studenti di Shiz.

L’unica a comprendere il loro tormento e combattere per i loro diritti è Elphaba, che acquisisce una coscienza politica ergendosi a paladina degli oppressi a discapito del proprio impiego al servizio del Mago di Oz.

Come suggerisce Schwartz, la metafora si può estendere alla condizione delle persone LGBT+ e a qualunque tipo di discriminazione. Sulla base di questo, possiamo associare la storia del musical alla condizione socio-politica in atto al suo debutto a Broadway, quando gli Stati Uniti erano governati da George W. Bush, che lo stesso regista associa al Mago di Oz:

Il Mago compie un sacco di scelte immorali a causa delle proprie debolezze personali, ma non è cattivo. È solo una persona che non meritava di essere a capo di una nazione. Non vi ricorda qualcuno che conosciamo?

“The Wizard makes a lot of choices that aren’t very moral out of personal weakness, but he’s not a bad man. He’s just someone who had no business being the ruler of a country. Sound like anyone we know?”

Allo stesso modo, Don Sewey associa la campagna di diffamazione messa in atto dal Mago ai danni di Elphaba, considerata una nemica dello stato, a quella messe in atto da Karl Row ai danni di John McCain.

Sempre su questa scia, Sewey ha associato la condizione degli animali in Wicked al trattamento che il governo americano aveva riservato ai sospetti terroristi a Guantanamo, “messi in gabbia e privati del potere della parola”, poco prima del debutto di Wicked a Broadway.

Insomma: la grande potenza evocativa di questa storia si basa proprio sul fatto di adattarsi perfettamente a qualunque tipo di discriminazione, in qualunque contesto ed epoca.
Alla luce di questo, Elphaba è diventata un’icona non solo per la comunità ebrea, ma per molte altre minoranze etniche, sessuali e di genere.

Non dimentichiamo, inoltre, che la Elphaba del romanzo è rappresentata come una persona intersex.

Le molteplici interpretazioni a cui tale rappresentazione può aprirsi vengono ben illustrate nell’episodio 9 della prima stagione di Glee (2009-2015), in cui sia Rachel – di origine ebraica – che Kurt – ragazzo omosessuale – effettuano un provino per assicurarsi la possibilità di eseguire Defying Gravity alle gare provinciali di canto corale.

Kurt deve lottare contro i pregiudizi di chi gli sta intorno per avere anche solo la possibilità di proporsi come solista per questo brano – considerato “femminile” in quanto interpretato da una donna nel musical originale – e, pur avendo ottenuto il sostegno del padre, che convince il preside e dunque l’insegnante del Glee Club, il ragazzo decide di perdere intenzionalmente la sfida al fine di evitare ripercussioni omofobe.
L’assolo viene quindi affidato a Rachel, che aderisce perfettamente al profilo dell’attrice che ha portato al successo Elphaba, ossia Idina Menzel (che in Glee interpreta la sua madre biologica!): entrambe sono donne d’origine ebraica, oltre che grandissime protagoniste sul palco.

Chris Colfer e Lea Michele, che interpretano rispettivamente Kurt e Rachel in Glee, davanti ad un cartellone pubblicitario di Wicked.
Chris Colfer, l’attore che interpreta Kurt, ha richiesto espressamente di poter cantare Defying Gravity perché, quando era al liceo, il suo insegnante di canto gli impedì più volte di cantarla, con le stesse motivazioni per cui viene preclusa al suo personaggio. Tuttavia, Chris ha avuto l’opportunità di cantarla in chiesa, dietro il permesso di sua nonna, prima di entrare a far parte del cast di Glee.

Il brano viene ripreso nel dodicesimo episodio della quinta stagione di Glee in una sfida a tre fra Rachel, Kurt (che ha finalmente l’opportunità di eseguirlo senza stonare) e l’afroamericana Mercedes.
La sequenza evidenzia dunque una triplice immedesimazione: il personaggio di Elphaba viene presentato come una metafora per le origini ebraiche di Rachel, l’omosessualità di Kurt e l’afrodiscendenza di Mercedes.
Per quanto la prima interpretazione risulti essere chiara e insindacabile, non si può pensare che sia l’unica e neanche la più legittima – tanto che, questa volta, l’insegnante del Glee Club rinvia il giudizio su chi l’abbia cantata meglio.

Si tratta di esperienze di discriminazione diverse, ma ugualmente valide e significative: non le si può mettere a paragone, pensando che una persona sia più legittimata dell’altra ad immedesimarsi in Elphaba.
È con questo spirito che va accolta la scelta del casting per il film di Wicked, in uscita prossimamente, in cui Elphaba sarà interpretata da Cynthia Erivo, attrice e cantante afrodiscendente. Nonostante l’etnia e la religione dell’interprete non aderiscano alle implicazioni che originariamente legavano il personaggio ad uno stereotipo antisemita, Elphaba è stata interpretata numerose volte da attrici non-ebree a Broadway, e non è la prima volta che il ruolo viene affidato ad un’attrice nera.
In questo caso, il fatto che Elphaba venga discriminata sulla base del colore della propria pelle risulterà più che mai significativo.

Altre streghe ebree

In numerosi prodotti mediali, l’immagine della strega si confonde con stereotipi antisemiti.
Per chiudere, ecco un breve riepilogo dei casi più celebri.

Molto spesso, le attrici che interpretano questo tipo di strega non sono di origine ebraica – non lo era neanche Margaret Hamilton, che aveva interpretato la Strega de Il mago di Oz nel film del ’39 -, ma presentano alcuni dei tratti caratteristici dello stereotipo etnico in questione – capelli scuri, mento appuntito e naso adunco (elementi accentuati con trucco ed effetti scenici).

Parliamo ad esempio di Anjelica Houston, che ha interpretato il ruolo della Strega Suprema in Chi ha paura delle streghe? (1990), tratto dal romanzo Le streghe (1983) di Roald Dahl, scrittore dichiaratamente antisemita.
Il volto dell’attrice, già riconducibile allo stereotipo in questione, viene caricaturizzato nella scena in cui mostra il suo vero aspetto, simile a quello di un goblin, con tanto di verruche.

Forse non è un caso che anche l’interpretazione di Morticia Addams ne La famiglia Addams (1991) e La famiglia Addams 2 (1993), ad opera della stessa Huston, risulti condita da un pizzico di folklore yiddish: il personaggio utilizza il termine “bubeleh” (“caro” o “tesoro”) per riferirsi affettuosamente al marito Gomez.

Un ritratto più leggero e giocoso ci viene restituito dal film Hocus Pocus (1993): il trio di streghe che anima il film è per 2/3 di origini ebraiche – parliamo di Bette Midler e Sarah Jessica Parker.
Grazie ad un’interpretazione briosa e una caratterizzazione spumeggiante, i personaggi hanno subito conquistato le simpatie del pubblico, dunque la correlazione fra ebraismo e stregoneria – ammesso che qui sia intenzionale – non appare necessariamente volta a demonizzare le protagoniste, sebbene queste assumano il ruolo di “cattive”.

Un fatto curioso: il padre di Sarah Jessica Parker è ebreo, mentre la madre discende da Esther Elwell, una delle streghe accusate a Salem.

Dedicato a Lexie e Angelo, le mie streghe preferite.


Bibliografia

Adams, Amanda S. In Defense of Adaptation: Aestheticism versus Functionalism in the Wicked Franchise, 2012

Burger, Alissa. From ‘The Wizard Of Oz’ to ‘Wicked’: Trajectory Of American Myth, 2009.

Chuang, Yoyo. The Subaltern Status of Elphaba in Wicked: The Untold Story of the Witches of Oz, 2016

Sitografia

Account Twitter di @thalestral e @gilldaniels

https://www.crescentcityjewishnews.com/wicked-wizard-is…/

https://forward.com/…/talia-suskauer-wicked-jewish-off…/

https://www.heyalma.com/is-roald-dahls-the-witches-antisemitic/

https://jewishjournal.com/culture/arts/14414/

https://www.regmovies.com/static/en/us/blog/disney-villains-psychology-of-color

https://slate.com/human-interest/2013/10/the-history-of-the-witch-s-hat-origins-of-its-pointy-design.html

https://stephenschwartz.com/wp-content/uploads/2017/04/WickedHistory.pdf

https://thetwistedrope.wordpress.com/2014/09/24/reconsidering-the-witchs-uniform/

https://whatliesundertheblackhat.wordpress.com/…/wicked/

Condividi su: