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2. Il corpo

Il fisico di Twiggy

Come abbiamo anticipato nella prima parte dell’analisi, dedicata al look di Twiggy, il fisico della modella britannica era esile e poco formoso; un corpo che la faceva assomigliare ad un bambino allampanato, in contrasto con l’ideale di bellezza hollywoodiano degli anni ’50, incarnato dalle “maggiorate” le cui forme erano modellate dai corsetti e dal celebre bullet bra (reggiseno a punta).

Susan Cheever pone Twiggy a contrasto con l’ideale della casalinga suburbana degli anni ’50 (e inizio ’60), che si sovrappone a quello delle pin-up e delle dive del cinema di quel periodo:

Indossavano il rossetto rosso, passavano ore a limarsi le unghie e avevano capelli fatti di una sostanza ingestibile che doveva essere pulita e arricciata da professionisti. I loro reggiseni appuntiti e le guaine preistoriche creavano forme artificiali […], ma sotto i loro abiti chemisier i loro corpi erano naturali, costruiti per abbracciare […]. In quella terra preistorica, quando i seni grandi erano più importanti delle cosce sottili, la donna ideale era una clessidra con i capelli ondulati, un bel nome e un’anima nutrice, una donna sexy come Marilyn e pudica come Jacqueline.

La giornalista continua il discorso mettendo in luce le caratteristiche che permettono a Twiggy di distinguersi rispetto ai precedenti modelli di bellezza:

Twiggy era l’anti-donna: non aveva seno, indossava il rossetto bianco, le sue unghie erano morsicate, le sue spalle erano ossute e i suoi capelli erano tagliati come quelli di un ragazzo. Era il negativo fotografico di tutto ciò a cui una donna doveva assomigliare. Era talmente magra che era difficile capire se fosse una donna o meno. Al posto di un abito chemisier, indossava una gonna non più grande del fazzoletto da taschino di una signora come si deve. Invece di stare in piedi come se stesse tenendo in equilibrio un libro sulla sua testa, aveva le gambe storte e appariva giocosamente goffa. Rappresentava tutto ciò che è non-femminile in un modo che sembrava, misteriosamente, totalmente femminile (girlish). Il potere del suo fascino ridefiniva la femminilità.

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Sander Gilman scrive che Twiggy è riuscita a distruggere l’ideale del corpo formoso e perfetto “senza l’aiuto di nessuno”.

Questa rivoluzione si estenderà oltre il fisico in sé e per sé, andando a riflettersi nel modo in cui Twiggy presentava il suo corpo negli scatti di cui era protagonista.

Corpo in movimento

Il New Look di Dior, massima espressione della moda del Dopoguerra, non era uno stile per ragazze, ma per donne adulte. I corsetti delineavano il punto vita limitando i movimenti del corpo: come scrive Ying-bei Elridge, era un design che andava bene “per donne che si recavano a feste o cerimonie, camminavano lentamente e si sedevano con cautela”.

Inoltre, secondo Ying-bei Elridge, le riviste e i cataloghi d’abbigliamento degli anni ’40 e ’50 includevano spesso immagini di modelle in abbigliamento notturno o casalingo, dipingendo la casa come il centro della vita e del mondo di ogni ragazza e donna americana.
Nei primi anni ’60 cambia tutto. Gioventù diventa sinonimo di bellezza: a campeggiare sulle pagine delle riviste non sono più donne adulte, ma ragazzine con uno stile di vita più dinamico.

Twiggy gioca con un aquilone in un servizio fotografico per Vogue UK (Maggio 1967)

La vitalità delle teenager si riflette nella moda, che mette in luce la libertà di cui queste ragazze potevano disporre al di fuori delle mura di casa, in contrasto con la sicurezza e il comfort del focolare domestico. L’adolescente diventa quindi un individuo a sé – con un look, un corpo e una personalità propria – slegandosi dal setting familiare e dall’ideale femminile del precedente decennio.

Twiggy, una ragazza in movimento

Twiggy rappresenta uno dei simboli di questo cambiamento, diventando la promotrice di uno stile di vita più attivo per le ragazze.
Sulle pagine delle riviste in cui compare fra il 1966 e il 1968, la modella viene dipinta come un’entità in continuo movimento: vediamo come.

Espressioni facciali

Nei servizi fotografici di cui è protagonista, Twiggy presenta spesso espressioni facciali appariscenti e in rapido mutamento, che si ricollegano alla sua natura infantile e giocherellona, ma anche a una prontezza di pensiero e a una buona attitudine al cambiamento, caratteristiche tipiche della gioventù, diventando lo specchio di uno stile di vita ‘moderno’ e quindi frenetico, come vedremo nel prossimo paragrafo.

La copertina del Ladies’ Home Journal la mostra con 9 diverse espressioni, e Life la immortala in una serie di fotografie in cui contorce la bocca in varie smorfie da clown: la modella ha una ‘mobile face‘, come scrive la rivista Her Mod Mod Teen World.

Corpo

Sulle riviste di moda, il corpo di Twiggy appare quasi sempre in movimento, sia nelle fotografie che nei resoconti della vita reale della modella-teenager (continuamente in viaggio attorno al mondo), tanto che la sua magrezza viene presentata come una diretta conseguenza del suo modo di vivere (e di essere).

I servizi fotografici di quegli anni la mostrano mentre salta, cammina o compie altre attività fisiche: perfino quando è seduta sembra sempre pronta a muoversi. Solitamente posava con le gambe spalancate, in punta di piedi o con uno dei talloni a terra, come se si stesse già muovendo o se fosse in procinto di farlo. Come osserva Ying-bei Elridge, Twiggy non aveva quasi mai i piedi completamente per terra, e non stava quasi mai in piedi in modo perfettamente eretto. Le sue pose, che includevano un sacco di torsioni e allungamenti, si distaccavano nettamente da quelle delle modelle degli anni ’50, che tendevano a stare in piedi, sedute o sdraiate in modo composto, attente a non rovinare gli abiti, mentre Twiggy non sembrava curarsene, ostentando la sua postura dinoccolata.

Queste immagini enfatizzavano una maggiore libertà, sia fisica che metaforica: le teenager non erano più relegate nella sfera domestica, ma potevano esplorare il mondo esterno e plasmare la propria individualità slegandosi dai ruoli di ‘figlia’ e di futura ‘moglie’ e ‘madre’. Come suggerisce Ying-bei Elridge, Twiggy “salta fuori dagli schemi preesistenti della femminilità”. In questo senso, è importante notare come spesso gli scatti che la vedevano protagonista avessero luogo in ambienti esterni. Il suo fisico attivo enfatizzava la vitalità del corpo femminile suggerendo una vita vivace e libera, piena di nuove opportunità personali e professionali che le ragazze moderne – piene di energia e sempre in movimento – potevano cogliere nel mondo esterno, al di fuori delle mura domestiche. Anche il semplice divertimento faceva parte di queste nuove opportunità, e quindi Twiggy viene ritratta mentre compie attività ricreative all’aria aperta, fra pic-nic, biciclette, aquiloni…

Qualche mese prima, nel marzo 1967, Seventeen aveva pubblicato un articolo che metteva in luce come la mobilità fisica fosse ormai parte della routine quotidiana delle teenager americane. Secondo l’indagine, l’adolescente media era “moderatamente attiva” e ogni giorno compiva attività dinamiche che si si riflettevano sulla magrezza del suo fisico:

5 ore di attività leggere – telefonare, studiare, fare i compiti;
8 ore di esercizio leggero – passeggiare, fare shopping, battere rapidamente a macchina e aiutare la mamma a lavare i piatti;
3 ore di esercizio attivo – camminate veloci, sport e palestra;
8 ore di sonno.

L’adolescente americana media si spostava continuamente fra casa, scuola, centro sportivo e centro commerciale, e quindi doveva muoversi velocemente per riuscire a fare tutto, adottando una routine più frenetica rispetto a quella delle ragazze degli anni ’50.

Questo ci ricorda quanto abbiamo già detto sulle flapper, che optavano per la praticità con capelli ‘alla maschietta’ e vestiti corti e senza maniche che permettevano a gambe e braccia di muoversi in libertà, dedicandosi ad una vita ‘moderna’ in cui potevano trovare spazio non solo maggiori opportunità in campo personale e professionale, ma anche i balli più scatenati (charleston, black bottom),

Nel 1965, una lettrice 18enne scrisse a Seventeen per difendere la propria generazione citando proprio lo stile di vita delle flapper degli anni ’20: “Dopotutto, i balli scatenati non sono stati inventati negli anni ’60: vi siete forse dimenticati del charleston?”.
(cit. in Elridge, 2017).

Negli anni ’60, come nei ’20, la moda abbraccia questo nuovo stile di vita, anziché ostacolarlo.
Anche Barbie, la più celebre fashion doll del mondo, si adatta ai tempi: il bon-ton e la compostezza dei modelli di inizio anni ’60 vengono soppiantati dalla Barbie Twist’n’Turn, dall’aspetto più giovanile e sbarazzino, in linea con i canoni estetici dell’era ‘mod. La più grande innovazione sta nel corpo, con un busto rotabile che permette alla bambola di muoversi come mai prima d’allora, riflettendo la mobilità incarnata da Twiggy.

Her Mod Mod Teen World, ad esempio, mostra Twiggy mentre salta e volteggia con un completino fatto apposta per “quei bei momenti in cui vuoi la libertà di rimbalzare in giro […], o passeggiare per il parco – o per qualsiasi momento saltellante!” (“for those good times when you want the freedom to bounce around […], or stroll through the park—or for any bouncy time!”).

Non tutti gli outfit che indossa sono adatti per saltare, ma a Twiggy non sembra importare. La modella appare incurante dei limiti che certi capi impongono sul suo corpo, ma – proprio come le flapper – predilige quelli corti, leggeri e senza maniche, che le permettono di muoversi in libertà, all’insegna della comodità e della praticità. Le minigonne, gli abitini, i pantaloncini e i cappotti mettevano in luce la naturale flessibilità del suo corpo, in contrasto con la rigida compostezza delle modelle che l’avevano preceduta, dall’aspetto posato e ricercato, e dalle pose eleganti e statiche.

Le ragazze ‘mod‘ non devono quindi aver paura di ‘rovinare’ gli abiti, dato che sono questi – essendo alla moda – a doversi adattare allo stile di vita movimentato, giocoso e fisicamente attivo delle teenager. La moda non deve cercare di reprimere questa vitalità e questo desiderio di mobilità, anzi: deve renderlo possibile, come spiega Mary Quant.

Volevo fornire abiti per tutti. Opportunità per le ragazze di provare nuove esperienze, imparare di più, vedere di più, viaggiare di più.
Gli abiti che disegnavo celebravano la giovinezza, la vita e le sue straordinarie opportunità.

Mary Quant (intervista di David Willis, 2017)

Nel corso degli anni ’60, questa libertà di movimento si tradurrà sempre più in una libertà di pensiero e d’azione, accompagnandosi ai movimenti giovanili (e femministi) in ascesa.

3. Lo sguardo

Leggi qui la terza parte dell’analisi.
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Si ringrazia Ying-bei Elridge, la cui ricerca sulle riviste per teenager degli anni ’60 è risultata fondamentale per la stesura di questa sezione e dell’intera analisi.

Bibliografia

Eldridge, Ying-bei. Between Feminism and Femininity: Shifting Cultural Representations of Girlhood in the 1960s, 2017.

Gilman, Sander L. Diets and Dieting: A Cultural Encyclopedia, 2008. 

Willis, David (a cura di). Switched On. Women Who Revolutionized Style in the ’60s, 2017.

Sitografia

https://archive.nytimes.com/www.nytimes.com/specials/magazine4/articles/twiggy.html

https://tomandlorenzo.com/2021/01/supermodels-of-the-world-twiggy-fashion/

https://www.marieclaire.com/it/attualita/gossip/a26491909/twiggy-biografia/

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