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Il personaggio di Wanda Maximoff (Scarlet Witch), ha goduto di nuova fama grazie alla serie WandaVision, uscita su Disney+ nei primi mesi del 2021. Il finale di stagione costituisce una presa di coscienza e una celebrazione dell’identità di Wanda come strega, cosa che non era mai successa prima all’interno del Marvel Cinematic Universe.

“Non ho bisogno che tu mi dica chi sono io”.

La serie è incentrata sulla vita di Wanda e del suo compagno Visione, appena trasferitisi nei sobborghi.
Lui è un androide, lei ha il potere di alterare la realtà e il suo personaggio, pur rifuggendo da ogni definizione, rientra perfettamente in una mitologia di streghe che, dall’antichità alla contemporaneità, hanno incantato l’immaginario collettivo.

In collaborazione con Alessio D’Avino, scrittore ed esperto di Scarlet Witch, voglio condurvi in un viaggio alla scoperta dell’archetipo della strega e della sua evoluzione, dai miti classici alla cultura pop, partendo proprio da Wanda.

L’articolo trova completamento in una teca che abbiamo curato insieme alla mostra Women Of Wonder del Mufant – Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino, in esposizione dal 18 settembre 2021 al 27 febbraio 2022.

Per la consulenza si ringraziano:
Pietro Perrino (mitologia classica), Cristiana Pieragnoli (miti classici e arturiani), David Roberts (fiabe, letteratura), Angelo Serfilippi (fiabe, culti).

La storia di Wanda Maximoff

Prima di tutto ripercorriamo la storia di Wanda Maximoff nei fumetti Marvel con le utilissime schede di Alessio D’Avino, pubblicate sulla sua pagina Instagram.

La prima comparsa di Wanda avviene sulle testate di X-Men nel marzo 1964, lo stesso anno in cui ha debuttato Bewitched (Vita da Strega).
Wanda ci viene presentata come membro della Confraternita dei Mutanti Malvagi, quindi nasce come villain. Insieme al fratello Pietro e agli altri componenti del clan, il personaggio affronta gli X-Men in numerose occasioni, pur nutrendo una certa riluttanza nei confronti delle ideologie del suo leader, Magneto, a cui si oppone in diverse occasioni.

Questo la porta infine ad abbandonare la Confraternita per unirsi agli Avengers. Negli anni ’70 conosce l’androide Visione, con cui si sposa. La coppia si trasferisce in New Jersey e Wanda partorisce misteriosamente due figli. La storia suggerisce che vivranno tutti felici e contenti, ma il destino ha altri piani. 

Il potere di Wanda, inizialmente legato alla manipolazione delle probabilità, diventa sempre più forte, permettendole di alterare la realtà stessa. Assistita dalla strega Agatha Harkness, che diventa sua mentore, Wanda incontra numerose difficoltà nella gestione dei propri poteri. La situazione viene aggravata dal susseguirsi di diversi episodi drammatici.

Wanda dovrà elaborare una serie di traumi che vanno dal rapporto conflittuale con Magneto (che dal 1982 al 2014 viene considerato essere suo padre) alla distruzione e ricomposizione di Visione, che – in versione White – perderà il suo lato umano e la lascerà, fino alla terribile verità dietro all’esistenza dei loro figli. Grazie ad Agatha, si scopre che i bambini sono stati concepiti grazie ai poteri di Wanda, che ha inconsciamente infuso nei loro corpi due anime sottratte a Mefisto, signore degli Inferi. Sarà Master Pandemonium a privarla dei suoi figli, assorbendo le loro anime.

La perdita dei figli la porta gradualmente alla follia, in un’escalation di distruzione involontaria che provoca lo scioglimento degli Avengers e la morte di alcuni di loro.

In queste storie, Wanda si delinea come un personaggio complesso, con il fardello dei traumi passati che si accompagna ad una salute mentale precaria. Wanda agisce quasi inconsapevolmente, per proteggersi o per cercare di colmare la sua sofferenza con la sicurezza e il calore di una famiglia: in House Of M crea una realtà alternativa per tornare ad essere madre e regalare alla sua stirpe, quella dei mutanti, una vita migliore, ma nel farlo non prende in considerazione le conseguenze.

Ormai distrutta, Wanda pone fine alla quasi totalità della stirpe dei mutanti con solo tre parole:

Today in Marvel History: "No More Mutants" | Marvel

Al termine degli eventi narrati in House Of M, Wanda scompare.
Di lei rimane il ricordo nelle fiabe tramandate dai mutanti: lei è la “strega cattiva” che ha quasi causato la loro estinzione.

Ricomparirà ne La crociata dei bambini, rincontrando entrambi i suoi figli: le loro anime si erano reincarnate in Speed e Wiccan degli Young Avengers.

Wanda riprende la ragione e, da questo momento in poi, intraprende un percorso di guarigione, cominciando a prendersi cura della propria salute mentale.

In AvX si allea nuovamente con gli Avengers nella battaglia contro gli X-Men, ponendo in parte rimedio agli eventi di House Of M.

Le origini di Wanda vengono completamente riscritte nel successivo Axis, che si ricollega ai film del Marvel Cinematic Universe, in cui Wanda compare a partire dal 2014. La mitologia cambia, svelando che Wanda e Pietro non sono figli di Magneto, né mutanti, ma umani orfani e rapiti in tenera età per essere sottoposti a manipolazioni genetiche.

Decisamente importante, ai fini della nostra analisi, è la più recente serie a fumetti dedicata a Wanda, The Witches’ Road.
Qui si scopre che Wanda discende da una linea di sangue composta da molte altre scarlet witches che l’hanno preceduta, fra cui la sua stessa madre.
Viene quindi chiarito che il suo potere è di natura magica ed è insito in lei, non deriva dagli esperimenti dell’Alto Evoluzionario. In quest’ultima serie, Wanda abbraccia la sua natura di strega, affrancandosi definitivamente da Magneto e dalla sua precedente associazione con i mutanti.

Scarlet Witch e l’archetipo della strega

Alcuni punti fondamentali

Tracciata, pur con estrema sintesi, la storia di Wanda, possiamo individuare i punti fondamentali che caratterizzano il personaggio.
Al centro c’è sicuramente una fragile salute mentale che rende ancora più complessa la gestione di un potere inimmaginabile, più grande di lei.
Sullo sfondo c’è il desiderio di crearsi una nuova famiglia e vivere come un’umana, contrastato sia dal fatto che l’uomo di cui è innamorata sia un androide (e non possa quindi darle figli), sia dalla sua stessa natura, che la rende protagonista di numerosi eventi drammatici.
“È un personaggio poco compreso, il cui unico difetto è stato quello di non aver chiesto aiuto in principio. Ma diciamoci la verità, è davvero facile chiedere aiuto quando si tratta di salute mentale?”, riassume Alessio D’Avino.

L’archetipo della strega

Il personaggio si ricollega perfettamente all’archetipo della strega nella società patriarcale: considerata pazza e pericolosa, Scarlet Witch è in realtà una donna fragile e complessa che deve imparare a conoscere e dominare il proprio potere.

La sua scomparsa, al termine di House Of M, rimanda alla percezione della strega come un’oscura entità che vive nascosta, in solitudine.
A seguito del genocidio da lei compiuto, la società mette in atto un’opera di demonizzazione continua: si raccontano storie di lei come la “strega cattiva” che ha cancellato il gene dei mutanti. Attraverso questi racconti, che evidenziano anche il ruolo politico di Wanda nella nascita di una nuova nazione, la caratterizzazione del personaggio assume i contorni del mito, della leggenda.

Tale immaginario si ricollega alla vita reale, con la malattia mentale che assume da sempre un ruolo determinante nelle condanna delle donne che divergono dalla norma. Nella società patriarcale, pazzia e stregoneria sembrano legate a doppio filo, configurandosi come malattie “curabili” solo attraverso un rogo più o meno metaforico.

In questo sistema, non importa se una donna sia davvero malata o meno: se vive sola e isolata, e la comunità ha il sentore che si dedichi ad attività considerata illecite (anche solo perché riservate agli uomini), allora è pazza.
Allora è una strega.

Copertina di Le streghe siamo noi. Il ruolo della medicina nella repressione della donna (titolo originale: Witches midwives and nurses. Complaints and disorders) di Barbara Ehrenreich e Deirdre English, pubblicato in Italia da Celuc Libri (poi La Salamandra) nel 1975.
Negli anni ’70, il volume avrebbe ispirato il celebre motto femminista “Tremate, tremate, le streghe son tornate“.

Quando non conduce alle fiamme, la malattia mentale di una donna viene sminuita o ricondotta alla mancanza di un buon rapporto sessuale (come nel celebre caso dell’isteria). In un modo o nell’altro, la pazzia femminile è stata per secoli un’arma di controllo e repressione.

Scarlet Witch si riappropria di questa componente, e di tutte le principali caratteristiche che compongono l’archetipo della strega, per aderire al modello in questione e – al contempo – sovvertirne la percezione. Nel compiere quest’azione di adesione-sovversione, il personaggio si accosta alla caratterizzazione di tutte le principali streghe che, dalla mitologia antica a quella contemporanea, hanno popolato il nostro immaginario.

Circe

Scarlet Witch si ricollega alla figura mitologica di Circe in virtù dell’ambiguità nella definizione dei due personaggi in relazione ai loro poteri.
Sebbene venga convenzionalmente definita “maga”, l’Odissea descrive Circe come un’entità divina – “una dea terribile, che trasforma arbitrariamente gli uomini in animali”, scrive Marcello Carastro.
In fondo, il concetto di “maga/o” non esisteva prima del V secolo a.C.
Il termine magòs viene infatti introdotto da Erodoto secoli più tardi per indicare i sacerdoti persiani: nel tempo, anche a causa dell’abbandono delle religioni politeiste, la nozione viene gradualmente assimilata al concetto moderno di “maga/o”, con cui si indica comunemente un personaggio che lancia incantesimi e prepara potenti “pozioni magiche” (è così che verranno definite le preparazioni delle sacerdotesse). Allo stesso modo, anche il concetto di “dea” viene traslato in quello di “maga/strega”: per approfondimenti, vi rimando alle trattazioni di Angelo Serfilippi nel saggio da me co-scritto, Dee, Fate, Streghe. Il potere femminile dai culti naturali a Walt Disney (Delos Digital, 2021), in uscita martedì 26 ottobre.

Nel caso di Wanda, l’ambiguità non caratterizza solo la definizione che la società le attribuisce, ma anche la stessa percezione di sé. La possibilità di autodefinirsi viene offuscata delle sue nebulose origini: è una mutante? È un esperimento? È una strega? Cosa la rende speciale, qual è il suo compito?

Medea

Come ho scritto nel mio saggio Vita da Strega. Da Bewitched alle maghette giapponesi (Delos Digital, 2021), storicamente la figura della strega, in qualità di donna che diverge dalla norma patriarcale, è stata considerata antitetica a quella della madre e della moglie. Il concetto è chiaro fin dalla storia della prima vera strega a comparire nella mitologia greca, Medea.

Medea è una donna con poteri magici che si innamora di un mortale (Giasone) e che per lui decide di condurre una vita ordinaria: si sposa e ha dei figli, andando contro la sua natura di strega e il volere del proprio padre. Quando Giasone decide di lasciarla per sposare la figlia di Creonte, lei ucciderà la sua rivale e i propri figli per far soffrire il marito, mostrando – a seconda delle versioni – più o meno esitazione nel compiere tale gesto. Ovidio, ad esempio, racconta chiaramente di come Medea abbia ormai perso le sue qualità umane e non soffra dell’infanticidio commesso.

Nei confronti di Medea, Wanda si pone in modo speculare. Al centro della storia di entrambe c’è la maternità legata alla follia, con conseguenze tragiche. Medea perde la ragione uccidendo i propri figli, mentre Wanda perde la ragione nel momento in cui i figli le vengono portati via. Wanda ha la volontà di crearsi una famiglia stabile, mentre Medea vi rinuncia e nel farlo maledice il suo stesso corpo, che ha subito i dolori del parto per diventare strumento di creazione della progenie dell’uomo che l’ha tradita. Il dramma conduce entrambe a una follia distruttiva, che causa la morte di altre persone.

Un altro aspetto che le accomuna è il fatto di essere considerate outsider – non solo in quanto streghe, ma anche a livello etnico-culturale. Medea è originaria della Colchide, ed è quindi considerata una “barbara” agli occhi dei greci, mentre Wanda ha origini rom, oltre ad essere associabile alla comunità dei mutanti, nella quale ha vissuto una buona parte della sua vita, e quindi può essere doppiamente discriminata, venendo temuta o considerata inferiore, in ogni caso un’estranea. Questa componente ricopre una certa importanza nella caratterizzazione di entrambi i personaggi, costituendo uno dei tasselli che compongono la loro tragedia personale.

Medusa

Le origini del personaggio mitologico di Medusa ci permettono di mettere in luce un aspetto che si rivelerà fondamentale nei prossimi parallelismi che tracceremo, ossia il fatto che dietro al mito della “strega cattiva” possa esserci una storia più complessa. Ovidio e altri autori, come Apollodoro e Esiodo, sostengono infatti che Medusa, creatura mostruosa che tramuta in pietra chiunque osi incrociare il suo sguardo, fosse in origine una bellissima ragazza mortale che diventa vittima di uno stupro da parte di Poseidone.
In seguito a questo, Atena l’avrebbe trasformata in un mostro come punizione per aver profanato il suo tempio – è qui che l’abuso ha, infatti, avuto luogo -, ma il mito si presta bene anche ad un’interpretazione di stampo femminista secondo cui il gesto della Dea si configura come un modo per proteggere Medusa dal male gaze – lo sguardo maschile che oggettifica e genera violenza – donandole un potente mezzo di autodifesa costituito proprio dal suo sguardo pietrificante. Tuttavia, il rapporto fra le due figure femminili risulta ambiguo, dato che in seguito Atena manderà Perseo ad uccidere Medusa, probabilmente in virtù del fatto che il torto subìto non possa giustificare la spirale omicida causata dalla stessa.
La violenza messa in atto da Medusa nasce dalla sofferenza per ciò che ha subito, e per la sua stessa condizione mostruosa – non a caso, è una delle tre sorelle Gorgoni, in cui gorgòs, in greco antico, significa “feroce, terribile e triste” – ricollegandosi strettamente al personaggio di Scarlet Witch.
In entrambi i casi, il dolore non può giustificare i terribili atti compiuti dalle due, ma fornisce comunque un contesto attraverso cui prendere in considerazione le conseguenze che un trauma può lasciare sulla psiche umana.

Morgana

La questione della riscrittura del mito torna prepotentemente in gioco quando parliamo di Morgana del ciclo arturiano.
Come illustrato dalla mia consulente Cristiana Pieragnoli, il personaggio è andato incontro a diverse riletture nel corso dei secoli.
Nelle prime fonti, risalenti al XII secolo, Morgana è dipinta come una figura assolutamente positiva, che aiuta Re Artù e lo salva dalla morte.
Nel pieno medioevo, Morgana comincia ad essere caratterizzata come un personaggio ambiguo – se non prettamente malvagio – che in parte lo aiuta e in parte lo ostacola.
Fra l’800 e il ‘900, il mito di Re Artù assume i tratti di una fiaba per bambini in cui tutti i personaggi – inclusa Morgana – si avvicinano a caratterizzazioni sempre più manicheiste.
Si giunge poi alla rivoluzione innescata da Le nebbie di Avalon (1983), il cui incipit risulta particolarmente eloquente:

Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina. Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute.

In my time I have been called many things: sister, lover, priestess, wisewoman, queen. Now in truth I have come to be wise-woman, and a time may come when these things may need to be known. 

Qui è Morgana a raccontare la sua storia, facendo i conti con le diverse connotazioni che la sua figura ha assunto nei secoli.
La necessità di trovare una propria identità al di là delle definizioni imposte dall’esterno è anche una delle caratteristiche principali di Scarlet Witch.
Come fa notare Pieragnoli, in Le nebbie di Avalon Morgana si sente intrappolata nel suo ruolo di futura sacerdotessa: lei è la nipote di Viviana, ma è anche la sorella di Artù, allo stesso modo in cui Wanda è la figlia adottiva di Magneto, ma anche un membro degli Avengers e, in ultimo, la discendente di una stirpe di scarlet witches.
A ricollegarla alle figure precedentemente citate c’è anche una maternità molto sofferta, che si ricollega alla follia: nel contesto rituale di Beltane, Morgana rimane inconsapevolmente incinta del figlio di Artù, colui che – si dice – sarà destinato ad ucciderlo. Morgana si sente sopraffatta da un destino più “grande” di lei, esattamente come Wanda e altri dei personaggi che citeremo.

Samantha

Con Samantha, Wanda condivide la necessità di nascondere i propri poteri per non farsi scoprire, sia nella realtà fittizia della sit-com, sia al di fuori della sua “bolla”.
Entrambe dimostrano di avere sempre il polso della situazione – in contrasto con gli ignari Visione e Darrin, costantemente sopraffatti e quasi sminuiti, messi in ridicolo dai poteri delle loro compagne -, salvando le apparenze grazie a un mix fra magia e ingegno, come notiamo nella scena dello spettacolo di magia nel secondo episodio di WandaVision.

Il maggior tratto che le caratterizza è il desiderio di costruirsi una famiglia con la persona che amano, come fanno gli umani.
Nel penultimo episodio, Wanda viene dileggiata da Agatha Harkness proprio per questo motivo: “Dovresti essere un mito, un essere capace di creazione spontanea. Eppure eccoti qui, a usare questo potere per preparare la colazione per cena”. Tale confronto ricorda le dinamiche presenti fra Samantha ed Endora in Bewitched: non è un caso che la caratterizzazione di Agatha – nei fumetti come in WandaVision – sia stata ispirata proprio da quest’ultima, tanto che lo pseudonimo “Agnes” è un chiaro riferimento al nome dell’attrice che la interpretava, Agnes Moorehead.
L’omaggio di WandaVision non si esaurisce dunque in una sequela di citazioni, ma costituisce una vera e propria celebrazione del personaggio di Samantha, le cui motivazioni acquisiscono nuovo valore per il pubblico del 2021.

Elphaba, Elsa, Maleficent

Arriviamo dunque alle tre più celebri riscritture schierate dalla parte della “strega cattiva”.
Partiamo con il musical Wicked (2003-in corso), riscrittura de Il mago di Oz: la protagonista Elphaba (in seguito ribattezzata Malvagia Strega dell’Ovest), come Wanda, è un’outsider – discriminata per il colore della sua pelle – dagli enormi poteri, con una figura maschile (Il mago di Oz) che desidera sfruttarne il potenziale, esattamente come succede diverse volte a Wanda, ad esempio quando viene rapita da Dottor Destino (La crociata dei bambini). Inoltre, la trasformazione dell’amato Fyero in uno spaventapasseri rimanda all’amore di Wanda per Visione, che prende una forma diversa grazie ai suoi poteri (ma soprattutto grazie alla sua tristezza, alla sua speranza e al suo amore, come ci ricorda nell’ultimo episodio di WandaVision).

Wanda si ricollega perfettamente anche alle due figure disneyane nate sulla scia di Wicked.
Parliamo innanzitutto di Elsa di Frozen (2013); la sua caratterizzazione rimanda a Scarlet Witch attraverso il concetto di un potere che va represso perché difficile da dominare: entrambe le “streghe” compiono gesti terribili causati dal mancato controllo delle loro potenzialità magiche. Elsa, che nelle prime versioni della storia era stata concepita come una villain, viene caratterizzata come un personaggio complesso che ha sofferto molto proprio a causa del suo stesso potere. La sua trasformazione in Frozen II le permette di scoprire ed abbracciare pienamente la sua vera natura, esattamente come succede a Wanda nell’ultimo episodio di WandaVision.
Arriviamo infine a Maleficent (2014), in cui le azioni della “strega cattiva” vengono nuovamente ricondotte a un trauma passato, mostrando come la “vera storia” sia più complessa di quanto sembri.

Per approfondire:

Dee, fate, streghe. Il potere femminile dai culti naturali a Walt Disney di Angelo Serfilippi, Leone Locatelli, Delos Digital, 2021.

Vita da Strega. Da Bewitched alle maghette giapponesi di Leone Locatelli, Delos Digital, 2021.

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