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Il personaggio di Wanda Maximoff (Scarlet Witch), ha goduto di nuova fama grazie alla serie WandaVision, uscita su Disney+ nei primi mesi del 2021. Il finale di stagione costituisce una presa di coscienza e una celebrazione dell’identità di Wanda come strega, cosa che non era mai successa prima all’interno del Marvel Cinematic Universe.

“Non ho bisogno che tu mi dica chi sono io”.

La serie è incentrata sulla vita di Wanda e del suo compagno Visione, appena trasferitisi nei sobborghi.
Lui è un androide, lei ha il potere di alterare la realtà e il suo personaggio, pur rifuggendo da ogni definizione, rientra perfettamente in una mitologia di streghe che, dall’antichità alla contemporaneità, hanno incantato l’immaginario collettivo.

In collaborazione con Alessio D’Avino, scrittore ed esperto di Scarlet Witch, voglio condurvi in un viaggio alla scoperta dell’archetipo della strega e della sua evoluzione, dai miti classici alla cultura pop, partendo proprio da Wanda.

L’articolo trova completamento in una teca che abbiamo curato insieme alla mostra Women Of Wonder del Mufant – Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino, in esposizione dal 18 settembre 2021 al 27 febbraio 2022.

Le sezioni dedicate ad Ecate e a Iside godono del contributo di Angelo Serfilippi, co-autore di Dee, Fate, Streghe. Il potere femminile dai culti naturali a Walt Disney: la sua presenza rievoca la configurazione del trio che lo scorso settembre ha presentato teca, articolo e saggio al Loving The Alien Fest di Torino.

Per la consulenza si ringraziano:
Pietro Perrino (mitologia classica)
Cristiana Pieragnoli (miti classici e arturiani)

A sinistra, la grafica che annunciava l’incontro; a destra, il pannello relativo alla teca da noi curata al Mufant.

La storia di Wanda Maximoff

Prima di tutto ripercorriamo la storia di Wanda nei fumetti Marvel con le utilissime schede di Alessio D’Avino, pubblicate sulla sua pagina Instagram.

La prima comparsa di Wanda avviene sulle testate di X-Men nel marzo 1964, lo stesso anno in cui ha debuttato Bewitched (Vita da Strega).
Wanda ci viene presentata come membro della Confraternita dei Mutanti Malvagi, quindi nasce come villain. Insieme al fratello Pietro e agli altri componenti del clan, il personaggio affronta gli X-Men in numerose occasioni, pur nutrendo una certa riluttanza nei confronti delle ideologie del suo leader, Magneto, a cui si oppone in diverse occasioni.

Questo la porta infine ad abbandonare la Confraternita per unirsi agli Avengers. Negli anni ’70 conosce l’androide Visione, con cui si sposa. La coppia si trasferisce in New Jersey e Wanda partorisce misteriosamente due figli. La storia suggerisce che vivranno tutti felici e contenti, ma il destino ha altri piani. 

Il potere di Wanda, inizialmente legato alla manipolazione delle probabilità, diventa sempre più forte, permettendole di alterare la realtà stessa. Assistita dalla strega Agatha Harkness, che diventa sua mentore, Wanda incontra numerose difficoltà nella gestione dei propri poteri. La situazione viene aggravata dal susseguirsi di diversi episodi drammatici.

Wanda dovrà elaborare una serie di traumi che vanno dal rapporto conflittuale con Magneto (che dal 1982 al 2014 viene considerato essere suo padre) alla distruzione e ricomposizione di Visione, che – in versione White – perderà il suo lato umano e la lascerà, fino alla terribile verità dietro all’esistenza dei loro figli. Grazie ad Agatha, si scopre che i bambini sono stati concepiti grazie ai poteri di Wanda, che ha inconsciamente infuso nei loro corpi due anime sottratte a Mefisto, signore degli Inferi. Sarà Master Pandemonium a privarla dei suoi figli, assorbendo le loro anime.

La perdita dei figli la porta gradualmente alla follia, in un’escalation di distruzione involontaria che provoca lo scioglimento degli Avengers e la morte di alcuni di loro.

In queste storie, Wanda si delinea come un personaggio complesso, con il fardello dei traumi passati che si accompagna ad una salute mentale precaria. Wanda agisce quasi inconsapevolmente, per proteggersi o per cercare di colmare la sua sofferenza con la sicurezza e il calore di una famiglia: in House Of M crea una realtà alternativa per tornare ad essere madre e regalare alla sua stirpe, quella dei mutanti, una vita migliore, ma nel farlo non prende in considerazione le conseguenze.

Ormai distrutta, Wanda pone fine alla quasi totalità della stirpe dei mutanti con solo tre parole:

Today in Marvel History: "No More Mutants" | Marvel

Al termine degli eventi narrati in House Of M, Wanda scompare.
Di lei rimane il ricordo nelle fiabe tramandate dai mutanti: nelle più recenti pubblicazioni Marvel, viene presentata come la “strega cattiva” che ha quasi causato la loro estinzione.

Ricomparirà ne La crociata dei bambini, rincontrando entrambi i suoi figli: le loro anime si erano reincarnate in Speed e Wiccan degli Young Avengers.

Wanda riprende la ragione e, da questo momento in poi, intraprende un percorso di guarigione, cominciando a prendersi cura della propria salute mentale.

In Avengers VS X-Men si allea nuovamente con gli Avengers, ponendo in parte rimedio agli eventi di House Of M.

Le origini di Wanda vengono completamente riscritte nel successivo Axis, che si ricollega ai film del Marvel Cinematic Universe, in cui Wanda compare a partire dal 2014. La mitologia cambia, svelando che Wanda e Pietro non sono figli di Magneto, né mutanti, ma umani orfani e rapiti in tenera età per essere sottoposti a manipolazioni genetiche.

Decisamente importante, ai fini della nostra analisi, è la più recente serie a fumetti dedicata a Wanda, The Witches’ Road.
Qui si scopre che Wanda discende da una linea di sangue composta da molte altre scarlet witches che l’hanno preceduta, fra cui la sua stessa madre.
Viene quindi chiarito che il suo potere è di natura magica ed è insito in lei, non deriva dagli esperimenti dell’Alto Evoluzionario. In quest’ultima serie, Wanda abbraccia la sua natura di strega, affrancandosi definitivamente da Magneto e dalla sua precedente associazione con i mutanti.

Scarlet Witch e l’archetipo della strega

Alcuni punti fondamentali

Tracciata, pur con estrema sintesi, la storia di Wanda, possiamo individuare i punti fondamentali che caratterizzano il personaggio.
Al centro c’è sicuramente una fragile salute mentale che rende ancora più complessa la gestione di un potere inimmaginabile, più grande di lei.
Sullo sfondo c’è il desiderio di crearsi una nuova famiglia e vivere come un’umana, contrastato sia dal fatto che l’uomo di cui è innamorata sia un androide (e non possa quindi darle figli), sia dalla sua stessa natura, che la rende protagonista di numerosi eventi drammatici.
“È un personaggio poco compreso, il cui unico difetto è stato quello di non aver chiesto aiuto in principio. Ma diciamoci la verità, è davvero facile chiedere aiuto quando si tratta di salute mentale?”, riassume Alessio D’Avino.

L’archetipo della strega

Il personaggio si ricollega perfettamente all’archetipo della strega nella società patriarcale: considerata pazza e pericolosa, Scarlet Witch è in realtà una donna fragile e complessa che deve imparare a conoscere e dominare il proprio potere.
La sua scomparsa, al termine di House Of M, rimanda alla percezione della strega come un’oscura entità che vive nascosta, in solitudine.
A seguito del genocidio da lei compiuto, la società mette in atto un’opera di demonizzazione continua: si raccontano storie di lei come la “strega cattiva” che ha cancellato il gene dei mutanti. Attraverso questi racconti, che evidenziano anche il ruolo politico di Wanda nella nascita di una nuova nazione, la caratterizzazione del personaggio assume i contorni del mito, della leggenda.

Tale immaginario si ricollega alla vita reale, con la malattia mentale che assume da sempre un ruolo determinante nelle condanna delle donne che divergono dalla norma. Nella società patriarcale, pazzia e stregoneria sembrano legate a doppio filo, configurandosi come malattie “curabili” solo attraverso un rogo più o meno metaforico.
In questo sistema, non importa se una donna sia davvero malata o meno: se vive sola e isolata, e la comunità ha il sentore che si dedichi ad attività considerata illecite (anche solo perché riservate agli uomini), allora è pazza.
Allora è una strega.

Copertina di Le streghe siamo noi. Il ruolo della medicina nella repressione della donna (titolo originale: Witches midwives and nurses. Complaints and disorders) di Barbara Ehrenreich e Deirdre English, pubblicato in Italia da Celuc Libri (poi La Salamandra) nel 1975.
Negli anni ’70, il volume avrebbe ispirato il celebre motto femminista “Tremate, tremate, le streghe son tornate“.

Quando non conduce alle fiamme, la malattia mentale di una donna viene sminuita o ricondotta alla mancanza di un buon rapporto sessuale (come nel celebre caso dell’isteria). In un modo o nell’altro, la pazzia femminile è stata per secoli un’arma di controllo e repressione.

Scarlet Witch si riappropria di questa componente, e di tutte le principali caratteristiche che compongono l’archetipo della strega, per aderire al modello in questione e – al contempo – sovvertirne la percezione. Nel compiere quest’azione di adesione-sovversione, il personaggio si accosta alla caratterizzazione di tutte le principali streghe che, dalla mitologia antica a quella contemporanea, hanno popolato il nostro immaginario.

Mitologia e religione

Ecate

In WandaVision, Agatha Harkness definisce Wanda “a myth”, un mito, nel senso più strettamente letterario e religioso del termine. Wanda è una creatura con un immenso potenziale creativo e distruttivo; un essere divino e allo stesso tempo profondamente umano, soprattutto nelle sue fragilità.
Prendendo in considerazione le divinità del pantheon greco-romano, che ricordiamo essere soggette a pulsioni e sentimenti al pari degli umani, possiamo tracciare un collegamento fra Wanda a Ecate, dea protettrice dei viandanti e dei sentieri che si intersecano (le sue statue erano solitamente poste all’incrocio fra tre strade). Da questo punto di vista, Scarlet Witch può ricollegarsi a Ecate in virtù del suo ruolo di nexus being, ovvero punto cardine del multiverso Marvel: si tratta di una creatura capace di alterare le probabilità e il futuro, costituendo un importante nodo per la linea temporale universale. Da qui derivano le infinite possibilità a cui il potere di Wanda può dare vita, creando innumerevoli universi paralleli. Anche la sua storia personale ci parla di strade, percorrenze travagliate e sentieri tortuosi: sono le vie del mondo, della realtà, che l’hanno formata e ce la mostrano così, come la vediamo oggi. Anche il titolo The Witches’ Road, fa riferimento a questo, tanto che il fumetto vede la comparsa della stessa Ecate.

L’identità di Scarlet Witch, sospesa tra dea e strega, fra eroina e villain, è nuovamente riconducibile a Ecate non solo in quanto dea dei sentieri, ma anche in qualità di dea della stregoneria. È una divinità ai margini del pantheon: sovente non gode di buona fama tra le adoratrici degli antichi culti, poiché è colei che prima e meglio di tutte ha incarnato e assorbito il processo di demonizzazione del divino femminile, risultando ora dea, ora strega.

Fondamentale, infine, anche la natura tripartita di Ecate, che si ricollega alle tre età della donna, e che ritroviamo nel già citato The Witches’ Road (con Wanda come bambina, la madre Natalya come adulta e Agatha Harkness come anziana), ma anche nel più recente The Trial Of Magneto (2021), in cui la Wanda del presente muore e si ritrova, in una dimensione a metà fra la vita e la morte, a dover combattere contro una versione più anziana di sé, mentre sulla Terra viene sostituita da una sua versione più giovane.

Circe

Scarlet Witch si ricollega alla figura mitologica di Circe in virtù dell’ambiguità nella definizione dei due personaggi in relazione ai loro poteri.
Sebbene venga convenzionalmente definita “maga”, l’Odissea descrive Circe come un’entità divina – “una dea terribile, che trasforma arbitrariamente gli uomini in animali”, scrive Marcello Carastro.
In fondo, il concetto di “maga/o” non esisteva prima del V secolo a.C.
Il termine magòs viene infatti introdotto da Erodoto secoli più tardi per indicare i sacerdoti persiani: nel tempo, anche a causa dell’abbandono delle religioni politeiste, la nozione viene gradualmente assimilata al concetto moderno di “maga/o”, con cui si indica comunemente un personaggio che lancia incantesimi e prepara potenti “pozioni magiche” (è così che verranno definite le preparazioni delle sacerdotesse). Allo stesso modo, anche il concetto di “dea” viene traslato in quello di “maga/strega”: per approfondimenti, vi rimando nuovamente alle trattazioni di Angelo Serfilippi nel saggio da me co-scritto, Dee, Fate, Streghe. Il potere femminile dai culti naturali a Walt Disney (Delos Digital, 2021).

Nel caso di Wanda, l’ambiguità non caratterizza solo la definizione che la società le attribuisce, ma anche la stessa percezione di sé. La possibilità di autodefinirsi viene offuscata delle sue nebulose origini: è una mutante? È un esperimento? È una strega? Cosa la rende speciale, qual è il suo compito?

Iside

In WandaVision, la storia di Wanda ha direttamente a che fare con il disperato tentativo di riportare in vita il suo amato, Visione.
Questo particolare rapporto tra una figura femminile e il corpo (morto o morente) del suo innamorato è un topos letterario che affonda le sue radici in un antico culto religioso precristiano. L’usanza di creare un fantoccio (di paglia o di pane) deriva direttamente da quelle antiche religioni in cui tale feticcio simboleggiava il dio che nasce, muore e risorge. Da qui deriva, a sua volta, l’usanza di costruire spaventapasseri nei campi o biscotti a forma di omino. Tutto questo ensemble di immagini e significati deriva dall’Antico Egitto, dal culto della Dea Iside e dalla sua lotta per ritrovare il corpo del suo marito (e fratello) Osiride.

In quanto dea protettrice del focolare e della famiglia, Iside è profondamente legata al suo sposo e al figlio Horus e cerca di fare di tutto pur di proteggere il suo nucleo familiare, come Wanda in WandaVision.
In entrambi i casi, parliamo di donne il cui lutto culmina nel desiderio di porre rimedio alla morte, di sconfiggerla per avere indietro il proprio amato. Abbiamo una divinità che è quindi una donna alla disperata ricerca di un antidoto al dolore della perdita. Molto evidente il parallelismo con Wanda, che rifugge dalla realtà: il suo dolore si materializza, prendendo la forma di un universo chiuso, dove possa non soffrire.

In ultimo, è opportuno aggiungere che Iside è una divinità che, al pari di Ecate, appare profondamente legata alla magia e quindi alla figura della strega.

Medea

Come ho scritto nel mio saggio Vita da Strega. Da Bewitched alle maghette giapponesi (Delos Digital, 2021), storicamente la figura della strega, in qualità di donna che diverge dalla norma patriarcale, è stata considerata antitetica a quella della madre e della moglie. Il concetto è chiaro fin dalla storia della prima vera strega a comparire nella mitologia greca, Medea.

Medea è una donna con poteri magici che si innamora di un mortale (Giasone) e che per lui decide di condurre una vita ordinaria: si sposa e ha dei figli, andando contro la sua natura di strega e il volere del proprio padre. Quando Giasone decide di lasciarla per sposare la figlia di Creonte, lei ucciderà la sua rivale e i propri figli per far soffrire il marito, mostrando – a seconda delle versioni – più o meno esitazione nel compiere tale gesto. Seneca, ad esempio, racconta chiaramente di come Medea abbia ormai perso le sue qualità umane e non soffra dell’infanticidio commesso.

Nei confronti di Medea, Wanda si pone in modo speculare. Al centro della storia di entrambe c’è la maternità legata alla follia, con conseguenze tragiche. Medea perde la ragione uccidendo i propri figli, mentre Wanda perde la ragione nel momento in cui i figli le vengono portati via. Wanda ha la volontà di crearsi una famiglia stabile, mentre Medea vi rinuncia e nel farlo maledice il suo stesso corpo, che ha subito i dolori del parto per diventare strumento di creazione della progenie dell’uomo che l’ha tradita. Il dramma conduce entrambe a una follia distruttiva, che causa la morte di altre persone.

Un altro aspetto che le accomuna è il fatto di essere considerate outsider – non solo in quanto streghe, ma anche a livello etnico-culturale. Medea è originaria della Colchide, ed è quindi considerata una “barbara” agli occhi dei greci, mentre Wanda ha origini rom, oltre ad essere associabile alla comunità dei mutanti, nella quale ha vissuto una buona parte della sua vita, e quindi può essere doppiamente discriminata, venendo temuta o considerata inferiore, in ogni caso un’estranea. Questa componente ricopre una certa importanza nella caratterizzazione di entrambi i personaggi, costituendo uno dei tasselli che compongono la loro tragedia personale.

Medusa

Le origini del personaggio mitologico di Medusa ci permettono di mettere in luce un aspetto che si rivelerà fondamentale nei prossimi parallelismi che tracceremo, ossia il fatto che dietro al mito della “strega cattiva” possa esserci una storia più complessa. Ovidio e altri autori, come Apollodoro e Esiodo, sostengono infatti che Medusa, creatura mostruosa che tramuta in pietra chiunque osi incrociare il suo sguardo, fosse in origine una bellissima ragazza mortale che diventa vittima di uno stupro da parte di Poseidone.
In seguito a questo, Atena l’avrebbe trasformata in un mostro come punizione per aver profanato il suo tempio – è qui che l’abuso ha, infatti, avuto luogo -, ma il mito si presta bene anche ad un’interpretazione di stampo femminista secondo cui il gesto della Dea si configura come un modo per proteggere Medusa dal male gaze – lo sguardo maschile che oggettifica e genera violenza – donandole un potente mezzo di autodifesa costituito proprio dal suo sguardo pietrificante.

La statua di Medusa, posta di fronte al tribunale che ha condannato l’ex produttore Harvey Wenstein per stupro e atti sessuali criminali, è diventata un simbolo del movimento #MeToo, nato nel 2017 per manifestare contro molestie e abusi sessuali.
Nell’ottica di una rilettura del personaggio di Medusa in ottica femminista, è interessante anche il racconto Medusa e le altre – classica tragedia moderna di Giulia Abbate.

Tuttavia, il rapporto fra le due figure femminili risulta ambiguo, dato che in seguito Atena manderà Perseo ad uccidere Medusa, probabilmente in virtù del fatto che il torto subìto non possa giustificare la spirale omicida causata dalla stessa.
La violenza messa in atto da Medusa nasce dalla sofferenza per ciò che ha subito, e per la sua stessa condizione mostruosa – non a caso, è una delle tre sorelle Gorgoni, in cui gorgòs, in greco antico, significa “feroce, terribile e triste” – ricollegandosi strettamente al personaggio di Scarlet Witch.
In entrambi i casi, il dolore non può giustificare i terribili atti compiuti dalle due, ma fornisce comunque un contesto attraverso cui prendere in considerazione le conseguenze che un trauma può lasciare sulla psiche umana.

Dal mito alla riscrittura

Morgana

La questione della riscrittura del mito torna prepotentemente in gioco quando parliamo di Morgana del ciclo arturiano.
Come illustrato dalla mia consulente Cristiana Pieragnoli, il personaggio è andato incontro a diverse riletture nel corso dei secoli.
Nelle prime fonti, risalenti al XII secolo, Morgana è dipinta come una figura assolutamente positiva, che aiuta Re Artù e lo salva dalla morte.
Nel pieno medioevo, Morgana comincia ad essere caratterizzata come un personaggio ambiguo – se non prettamente malvagio – che in parte lo aiuta e in parte lo ostacola.
Fra l’800 e il ‘900, il mito di Re Artù assume i tratti di una fiaba per bambini in cui tutti i personaggi – inclusa Morgana – si avvicinano a caratterizzazioni sempre più manicheiste.

Si giunge poi alla rivoluzione innescata da Le nebbie di Avalon (1983), il cui incipit risulta particolarmente eloquente:

Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, wise-woman*, regina. Ora, in verità, sono una wise-woman e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute.

In my time I have been called many things: sister, lover, priestess, wisewoman, queen. Now in truth I have come to be wise-woman, and a time may come when these things may need to be known. 
* wise-woman, come spiega Angelo Serfilippi, potrebbe essere tradotto con “anziana saggia”.

Qui è Morgana a raccontare la sua storia, facendo i conti con le diverse connotazioni che la sua figura ha assunto nei secoli.
La necessità di trovare una propria identità al di là delle definizioni imposte dall’esterno è anche una delle caratteristiche principali di Scarlet Witch.

Come fa notare Pieragnoli, in Le nebbie di Avalon Morgana si sente intrappolata nel suo ruolo di futura sacerdotessa: lei è la nipote di Viviana, ma è anche la sorella di Artù, allo stesso modo in cui Wanda è la figlia adottiva di Magneto, ma anche un membro degli Avengers e, in ultimo, la discendente di una stirpe di scarlet witches.
A ricollegarla alle figure precedentemente citate c’è anche una maternità molto sofferta, che si ricollega alla follia: nel contesto rituale di Beltane, Morgana rimane inconsapevolmente incinta del figlio di Artù, colui che – si dice – sarà destinato ad ucciderlo. Morgana si sente sopraffatta da un destino più “grande” di lei, esattamente come Wanda e altri dei personaggi che citeremo.

Cultura pop

Samantha

Con Samantha di Bewitched (Vita da Strega), Wanda condivide la necessità di nascondere i propri poteri per non farsi scoprire, sia nella realtà fittizia della sit-com, sia al di fuori della sua “bolla”.
Entrambe dimostrano di avere sempre il polso della situazione – in contrasto con gli ignari Visione e Darrin, costantemente sopraffatti e quasi sminuiti, messi in ridicolo dai poteri delle loro compagne -, salvando le apparenze grazie a un mix fra magia e ingegno, come notiamo nella scena dello spettacolo di prestidigitazione nel secondo episodio di WandaVision (quello che, più di tutti, attinge a Bewitched e all’immaginario delle sit-com).

Il principale tratto che le accomuna è il desiderio di costruirsi una famiglia con la persona che amano, come fanno gli umani.
Nel penultimo episodio, Wanda viene dileggiata da Agatha Harkness proprio per questo motivo: “Dovresti essere un mito, un essere capace di creazione spontanea. Eppure eccoti qui, a usare questo potere per preparare la colazione per cena”. Tale confronto ricorda le dinamiche presenti fra Samantha ed Endora in Bewitched: non è un caso che la caratterizzazione di Agatha – nei fumetti come in WandaVision – sia stata ispirata proprio da quest’ultima, tanto che lo pseudonimo “Agnes” è un chiaro riferimento al nome dell’attrice che la interpretava, Agnes Moorehead.
In questa cornice, il fatto che il pubblico sia incoraggiato a empatizzare con Wanda legittima il suo desiderio, scevro della connotazione patriarcale ad esso attribuita fin dai tempi della Seconda Ondata.
L’omaggio di WandaVision non si esaurisce dunque in una sequela di citazioni, ma costituisce una vera e propria celebrazione del personaggio di Samantha, le cui motivazioni acquisiscono nuovo valore per il pubblico del 2021.

Per approfondire l’argomento, vi rimando nuovamente al mio saggio su Vita da Strega in cui parlo di Samantha anche in relazione alle sue antenate, contemporanee ed eredi.

Sabrina

Ci riferiamo alla Sabrina de Le terrificanti avventure di Sabrina (2018-2020): dal primo minuto notiamo un contrasto fra il suo lato umano e la sua natura di strega. Qui ci si può ricollegare al complesso discorso sulle origini di Wanda, sospesa fra diverse identità che influenzano la sua vita: dalla natura di mutante a quella di strega, il percorso del personaggio è accompagnato da fragilità profondamente umane. Il fatto che le origini di Sabrina, come quelle di Wanda, siano continuamente rimesse in discussione, segna la mancanza di un appiglio fondamentale per la vita di queste donne e di ogni essere umano, un solido collegamento con la realtà e con il concetto di bene e di male. La condizione di Sabrina si complica ulteriormente quando scopre di essere figlia di Satana: ne deriva una crisi identitaria simile a quella che affligge Wanda quando scopre di essere figlia di Magneto, il capo della Confraternita dei Mutanti Malvagi (le origini del personaggio sono state in seguito retconnate).

In Sabrina assistiamo ad uno sdoppiamento della personalità che si manifesta anche a livello fisico. È come se Sabrina veicolasse dentro di sé l’equilibrio di più dimensioni, ricollegandosi al concetto di nexus being evidenziato in riferimento a Wanda ed Ecate. Entrambe le sue identità risultano valide perché entrambe accettano i loro ruoli.
Sabrina intraprende questo percorso durante l’adolescenza, periodo già costellato di problemi identitari; anche la Sabrina della celebre sit-com di fine anni ’90-inizio ’00 aveva a che fare con la doppia vita di teenager e strega, ma le sue difficoltà venivano smussate dalla natura comica e leggera della serie, ricollegandosi a Bewitched.

Mallory

Mallory è una strega che compare in American Horror Story: Apocalypse (2018), sequelcrossover di American Horror Story: Coven (2013), su cui ho recentemente scritto un’analisi.
Non sappiamo quasi nulla di lei, ci viene detto semplicemente che è una discendente delle streghe di Salem, ma le sue origini non sono chiare. Si tratta di un personaggio con un potenziale ampio e completamente nuovo rispetto al canone delle streghe che avevamo conosciuto in Coven.
Quando Mallory cura un cerbiatto ferito, Myrtle Snow fa notare come la sua magia non abbia semplicemente guarito le ferite dell’animale, ma le abbia annullate (“She undid them”). Si può parlare di un’alterazione della realtà che si ricollega perfettamente al potere di Wanda. Il viaggio nel tempo che Mallory intraprende appare in fondo come un viaggio nella realtà stessa, o meglio in versioni alternative della stessa realtà (nexus being, anche qui).

C’è anche il tema del dimenticare e poi riscoprire la propria natura: a Mallory viene fatto un incantesimo di memoria dalla sua Suprema, Cordelia, per tenerla al sicuro nel futuro apocalittico, mentre Wanda è soggetta ad un’alterazione dei ricordi da parte di Agatha Harkness, che mira a farle dimenticare i suoi figli per proteggerla dalle conseguenze più oscure del suo trauma. Un trauma che in fondo ha colpito anche Mallory, che – prima di essere sottoposta all’incantesimo – ha visto uccidere buona parte delle sue sorelle streghe.
Ricordare significa anche fare i conti con i propri traumi, quindi.

Poi c’è sicuramente la responsabilità legata all’enorme potere che entrambe esercitano: le sorti del mondo si trovano sulle loro spalle, così come i destini delle persone che amano.

Infine, può essere curioso evidenziare come entrambe vengano poste in contrasto con diverse configurazioni del demonio: Wanda contro Mephisto e Mallory contro Michael Langdon, l’Anticristo.
Alla luce di questo, notiamo come il copricapo di Scarlet Witch, per colore e forma, possa rimandare alle corna con cui è solitamente rappresentato Satana, in linea con la tipica associazione fra streghe e demonio. Tuttavia, figure come Scarlet Witch, Mallory e Sabrina si ritrovano ad avere a che fare con il Diavolo, ma sempre in un’ottica di contrapposizione.

Sailor Saturn

Scarlet Witch e Sailor Saturn (Hotaru Tomoe) di Sailor Moon (1992-1997) hanno in comune un potere strettamente legato al concetto di creazione e di distruzione, e quindi al controllo della realtà e del loro stesso universo, di cui costituiscono l’alfa e l’omega. A Saturn basta abbassare il suo Silence Glaive per resettare tutto; a Scarlet Witch bastano tre parole per cancellare l’intero gene mutante.
Si tratta di un potere immenso racchiuso in corpi e in menti fragili, debilitate, che inibiscono il loro stesso potenziale.
Il corpo di Hotaru è stato modificato, violato e danneggiato prima dall’incidente di cui è vittima, poi dagli esperimenti di cui diventa oggetto, e dalla possessione da parte del Daimon che darà vita a Mistress9.
Hotaru risulta traumatizzata e vessata anche nello spirito, tanto da non riuscire a risvegliare la sua vera natura (Sailor Saturn).
Anche Wanda ha una mente fragile e un corpo che è stato oggetto di esperimenti da parte dell’Alto Evoluzionario e di una possessione da parte di un demone, Chton.
Ad unirle è quindi una serie di traumi fisici e mentali.

Entrambe sono oggetto di manipolazione da parte di figure paterne – il Dottor Tomoe per Hotaru, Magneto per Wanda. Entrambi sono troppo presi dalle loro ideologie e dai loro progetti per occuparsi della salute fisica e mentale delle figlie, esprimendo una tarda redenzione (nel caso di Magneto e del Dottor Tomoe dell’anime anni ’90, a sua volta posseduto da un Daimon).
Ad ogni modo, Hotaru e Wanda non vengono semplicemente manipolate dai loro padri, o da demoni che prendono il controllo del loro corpo: a monte di tutto, si rivelano essere preda di entità superiori intenzionate a sfruttarle (Pharaoh90, nel caso di Hotaru).

Infine, entrambe sono oggetto di profezie secondo cui distruggeranno il mondo (lo vediamo in WandaVision) e si ritrovano dalla parte sbagliata della storia, tanto che altri personaggi mirano ed eliminarle per preservare l’esistenza dell’universo stesso. Si tratta dunque di figure complesse e tendenzialmente incomprese, incredibilmente fragili e potenti, umane e soprannaturali. Figure leggendarie a cui viene affibbiata la nomea di villain prima che di eroina: in fondo, tutto dipende dal modo in cui la storia viene raccontata. Una storia che entrambe risultano determinate a riscrivere, abbracciando la loro vera natura (Sailor Saturn da una parte, Scarlet Witch dall’altra).

Elphaba, Elsa, Maleficent

Arriviamo dunque alle tre più celebri riscritture schierate dalla parte della “strega cattiva”.
Partiamo con il musical Wicked (2003-in corso), riscrittura de Il mago di Oz (1939) e trasposizione del romanzo Wicked: Life and time of the Wicked Witch of the West (1995) di  Gregory Maguire.
La protagonista Elphaba (in seguito ribattezzata Malvagia Strega dell’Ovest), come Wanda, è un’outsider – discriminata per il colore della sua pelle – dagli enormi poteri, con una figura maschile (Il mago di Oz) che desidera sfruttarne il potenziale, esattamente come succede diverse volte a Scarlet Witch, ad esempio quando viene rapita da Dottor Destino (La crociata dei bambini). Inoltre, la trasformazione dell’amato Fyero in uno spaventapasseri rimanda all’amore di Wanda per Visione, che prende una forma diversa grazie ai suoi poteri, diventando un feticcio che le permette di continuare a far vivere il suo amore. La stessa figura dello spaventapasseri, come ha scritto Serfilippi, deriva direttamente dal culto di Iside.

Infine, ad accomunare Elphaba a Wanda c’è sicuramente il fatto di essere state connotate come “streghe cattive” attraverso storie tramandate dal popolo, che ignora la natura più complessa e sfaccettata delle loro vicende.

In questo senso, Wanda si ricollega perfettamente anche alle due figure disneyane nate sulla scia di Wicked.
Parliamo innanzitutto di Elsa di Frozen (2013) e Frozen II (2019).
La sua caratterizzazione rimanda a Scarlet Witch attraverso il concetto di un potere che va represso perché difficile da dominare: entrambe le “streghe” compiono gesti terribili causati dal mancato controllo delle loro immense potenzialità. Elsa, che nelle prime versioni della storia era stata concepita come una villain, viene caratterizzata come un personaggio che ha sofferto molto proprio a causa del suo stesso potere.

Le sue nebulose origini, come per Wanda e per Sabrina, possono lasciare spazio a crisi identitarie. Anche la società fatica a identificarla: è una strega? Una fata? O forse una dea?
In Frozen II, la trasformazione finale permette a Elsa di scoprire ed abbracciare pienamente la sua vera natura, esattamente come succede a Wanda nell’ultimo episodio di WandaVision.
Si tratta, anche di questo caso, di un origine di natura divina e mitologica.
Per ulteriori approfondimenti, vi rimandiamo nuovamente al saggio Dee, Fate, Streghe, in cui Elsa ricopre un ruolo fondamentale.

Arriviamo infine a Maleficent (2014), in cui le azioni della “strega cattiva” vengono nuovamente ricondotte a un trauma passato, mostrando come la “vera storia” sia più complessa di quanto sembri. Nel sequel del 2019 troviamo nuovamente il concetto di una figura femminile legata a origini mitologiche – una fenice che porterà equilibrio, pace ed armonia sulla Terra – e quindi ad una profezia (come quella di WandaVision e di Sailor Saturn) che accompagna la figura della strega verso orizzonti più ampi che ne rivoluzionano l’aspetto e la stessa natura, conducendoli verso una dimensione divina che, nei casi di Maleficent, Wanda e Sailor Saturn, risulta profondamente legata al concetto di creazione e distruzione.

Infine, come per Wanda, che scopre di essere ultima esponente di una serie di scarlet witches, anche Maleficent scopre di non essere l’unica della sua specie. Non è una fata, non è una strega, ma è qualcos’altro ancora.
Qualcosa di simile avviene anche per Elsa, che raggiunge una dimensione divina-spirituale e, pur essendo un’entità unica, incontra gli spiriti dei quattro elementi e i northuldri (il popolo di sua madre), sentendosi finalmente “a casa” in mezzo a loro.

È curioso notare come sia i primi film (Frozen e Maleficent, usciti ad un anno di distanza), sia i rispettivi sequel (usciti nello stesso anno), siano accomunati da diversi elementi di trama e di caratterizzazione dei personaggi. Fra questi, evidenziamo il concetto di due popoli in guerra – northuldri e abitanti di Arendelle in Frozen II, umani e fate in Maleficent – che vengono infine salvati dall’intensità di un rapporto femminile che costituisce un ponte fra due diverse realtà (Elsa per i northuldri e Anna per gli arandelliani; Maleficent per le fate e Aurora per gli umani). Elsa e Anna vivevano entrambe ad Arendelle, così come Maleficent e Aurora vivevano entrambe nella brughiera: la loro separazione, dettata dal bisogno di seguire la propria strada, unisce i rispettivi popoli invece di dividerli.

A ricollegare nuovamente Malefica a Wanda c’è l’intento di proteggere ad ogni costo la famiglia che si sono create, anche ricorrendo ad azioni violente che possono risultare distruttive per l’intera umanità.

Chiudiamo con altre due figure disneyane che si ricollegano a Wanda soprattutto a livello estetico.

Il copricapo indossato da Scarlet Witch sembra rimandare al cappuccio medievale e alla corona della Regina Cattiva di Biancaneve (1937).
In seguito, la serie animata televisiva di Hercules (1998-1999) ha rappresentato la dea Ecate con un copricapo molto simile a quello di Scarlet Witch.
Possibile che sia solo una coincidenza?

Il potere di cambiare

di Alessio D’Avino

In conclusione, Wanda Maximoff è l’erede di tutte quelle figure mitologiche e letterarie che hanno decostruito l’ideologia patriarcale che ha alterato la percezione dell’universo spirituale, fisico e mentale della donna. Le donne hanno reclamato, nel corso dei secoli, la propria dignità e l’umanità che era stata loro sottratta dallo sguardo prevaricatore dell’uomo, vedendo spesso la loro esperienza rappresentata proprio dalle streghe di cui abbiamo parlato in questo articolo. Nell’antichità erano le dee a rappresentare l’immenso potenziale del divino femminile, in tutte le sue iterazioni: Ecate, Iside e Circe (le cui origini sono a metà tra il divino e l’umano) incarnano perfettamente l’ideale di donne che hanno completo controllo sulla propria dimensione intima e familiare. La cultura europea, fortemente cattolica, ha successivamente cercato di rendere le streghe, creature che sovvertono i ruoli di genere, antagoniste e distruttrici di un mondo fortemente radicato in una cultura maschilista che non vuole concedere alle donne di avere potere sul proprio corpo e la propria realtà. Queste figure arcigne e sempre legate ad un’oscurità spaventosa, quasi blasfema, nascondono in realtà trame molto più complesse, storie che la nostra società sembra essere finalmente pronta ad ascoltare. Per questo motivo, personaggi come quello di Maleficent o di Morgana non sono più mostri che tentano di stravolgere la propria dimensione narrativa, ma esseri in carne ed ossa, donne che amano, odiano, creano e distruggono. Figure che vengono tormentate esclusivamente per la loro esistenza, come accade per Elsa, Sabrina e la stessa Wanda, iniziano ad assumere connotati diversi, possono finalmente scegliere da sole chi essere e cosa diventare. Che si tratti di un cammino oscuro o luminoso, sono le stesse donne a tracciarlo, dopo aver spezzato le catene di coloro che desiderano tenerle sotto controllo o condannarle ad un unico ruolo. Così come tante altre streghe, Wanda continua a lottare per se stessa e per il suo posto in un mondo che solo lei ha il potere di cambiare.

Per approfondire:

Dee, fate, streghe. Il potere femminile dai culti naturali a Walt Disney di Angelo Serfilippi, Leone Locatelli, Delos Digital, 2021.

Vita da Strega. Da Bewitched alle maghette giapponesi di Leone Locatelli, Delos Digital, 2021.

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