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Era il 21 febbraio 1995 e sulla televisione italiana debuttava la prima serie di Sailor Moon.
Io ero un bambino dell’asilo.

Sono sempre stato affascinato dai personaggi femminili, ma Sailor Moon Γ¨ stata una vera e propria folgorazione, un imprinting.
Ricordo tutto vividamente, perfino la disposizione dei giocattoli a tema nei negozi. È stato un fenomeno senza precedenti per uno shoujo.

Il target di riferimento era quello delle bambine, ma Sailor Moon nella posta del suo giornalino debuttava con “Cari amici”, includendo i molti bambini (maschi) che la seguivano e io di questo le sarΓ² sempre grato.
Non mi ha fatto sentire un escluso, in un mondo in cui tutti gli altri editoriali delle riviste “per bambine”, da Minnie a Barbie, parlavano sempre e solo al femminile. Un mondo che poi si estendeva ben oltre quello delle riviste, andando ad influenzare il pensiero di genitori, insegnanti e perfino di una psicologa, Vera Slepoj.

Non lo racconto spesso, ma io una volta alla Posta del giornalino di Sailor Moon ho scritto davvero.
La mia lettera non Γ¨ stata pubblicata, ma ho ricevuto una risposta a casa.
Mi ha scritto proprio lei.
Sì, Sailor Moon in persona.

Se avessi potuto vedere nel futuro, le avrei risposto che un giorno l’avrei omaggiata con una mostra al Mufant, Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino, in collaborazione con il mio amico Nino Giordano.

Quello che mi ha scritto lei, invece, non lo rivelerΓ² mai.
Ma le sue dolci parole di conforto a un bambino che si Γ¨ sentito troppe volte “sbagliato” rivivranno nella mostra e in ogni articolo che ho scritto e che scriverΓ² per
heroica.
Dopo venticinque anni, cara Sailor Moon, ti rispondo: Grazie!
E auguri.

Leone Locatelli

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