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Le tre “buone fate” sono le vere protagoniste de La Bella Addormentata (1959)

Ma che splendida adunanza, Re Stefano: reali, nobili, signori e… ahahah! Ma che buffo, perfino la plebe!

Malefica riferendosi alle tre Fate

Quando si parla di animazione Disney, risulta spesso inevitabile parlare di principesse: non è quello che faremo oggi, ma è necessario fare una piccola introduzione in merito.

Aurora de La bella addormentata nel bosco (1959) fa parte della triade delle principesse classiche insieme a Biancaneve e Cenerentola e, come loro, viene spesso ingiustamente criticata.
Nel suo caso, oltre alle solite polemiche sulla “passività” del personaggio, abbondano le critiche in merito alla sua scarsa presenza all’interno del film: appare infatti per meno di 18 minuti.

Il motivo è presto spiegato: Aurora non è la protagonista del film.

Un giovane principe Filippo guarda disgustato la piccola Aurora.

Certo, un titolo come La Bella Addormentata ci porta automaticamente a pensare che la protagonista sia lei.
D’altronde è un film d’animazione Disney basato su una fiaba, ovvio che la protagonista sia la principessa!
O forse no?

Lasciamo da parte i preconcetti e diamo un’occhiata a come la storia ci viene effettivamente raccontata.

Prima di tutto, è il caso di fare una distinzione fra quello che in narrativa definiamo personaggio principale e quello che definiamo protagonista.

Il personaggio principale è quello su cui la storia è incentrata, e spesso dà il proprio nome al titolo.
Aurora è il personaggio principale de La bella addormentata perché la storia gira tutta attorno a lei.
Non a caso, la minaccia della sua incolumità rappresenta il motore che fa partire tutta la vicenda.

Il/la protagonista è invece colui/colei che porta avanti la trama con le sue azioni e che matura nel corso della storia: agisce, sbaglia, rimedia, cresce.

Spesso protagonista e personaggio principale coesistono in un unico personaggio, ma non in questo caso.

Qui ad agire, sbagliare, rimediare e crescere sono tre donne avanti con gli anni, di piccola statura, cicciottelle e un po’ goffe, che non possono vantare alcun titolo nobiliare.
Le vere protagoniste de La Bella Addormentata sono le tre Fate: Flora, Fauna e Serenella.

L’entrata in scena delle Fate.

Nonostante la loro funzione narrativa venga spesso sottovalutata, le Fate hanno a tutti gli effetti una parte preponderante nel film – a livello di azione, ma anche banalmente di minutaggio – e portano avanti la trama entrando direttamente in relazione con l’antagonista.

La loro natura di personaggi comici porta molti spettatori a considerarle come personaggi di sfondo rispetto ad Aurora e Filippo. Niente di più sbagliato!

La più grande differenza fra le Fate e Aurora è proprio questa: le prime hanno il controllo della storia, nei confronti della quale agiscono da soggetti; la seconda subisce la storia, costituendo – in rapporto ad essa – un oggetto.

Per spiegare meglio la funzione delle Fate, rivediamo insieme lo schema delle azioni del protagonista (e ripassiamo la trama del classico, per chi avesse bisogno di rinfrescarsi la memoria):

Agire

Malefica, adirata per non aver ricevuto un invito al battesimo della principessa Aurora, lancia una maledizione sulla piccola: “Entro il suo sedicesimo compleanno, ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morrà”. Le Fate non possono annullare la maledizione, ma Serenella riesce a mutarne le condizioni: Aurora non morirà, ma cadrà in un sonno profondo dal quale si sveglierà solo quando riceverà il Bacio del Vero Amore.
Flora ha in mente un piano per proteggere la piccola dalla maledizione: lei, Fauna e Serenella rinunceranno ai poteri magici e andranno a vivere nel bosco prendendosi cura della bambina, con l’obiettivo di riportarla sana e salva a palazzo la sera del suo sedicesimo compleanno. Con il consenso dei sovrani, le tre Fate si allontanano nella notte con la neonata in braccio.

“La storia delle tre contadine che allevano una trovatella nel fondo del bosco…”

Sbagliare

Sono passati 16 anni: Aurora, ribattezzata Rosaspina, è cresciuta con le tre “zie” e non sospetta minimamente di essere una principessa.
Le Fate, calate negli improbabili panni di tre contadine, decidono di cucire un abito e cucinare una torta per il sedicesimo compleanno di Aurora, il tutto senza ricorrere alla magia.
Visti gli scarsi risultati, cedono infine all’utilizzo delle loro bacchette magiche: la situazione degenererà in una battaglia all’ultimo colore fra Flora (rosa) e Serenella (blu).
Il corvo di Malefica, attirato dal bagliore degli incantesimi, scoprirà tutto.
Le Fate sbagliano di nuovo quando, la sera stessa, lasciano Aurora da sola al castello, in balìa di Malefica.
La maledizione, quindi, finirà per compiersi: Aurora cade in un sonno profondo.

“Non potrò mai perdonarmi…”
“È colpa di tutte e tre”.

Rimediare e crescere

Saranno le Fate stesse a rimediare ai propri errori: sebbene sia il principe Filippo a far risvegliare Aurora tramite il Bacio del Vero Amore, egli non sarebbe mai riuscito a sconfiggere Malefica senza il loro aiuto.
Sono le Fate a liberare il principe dalla prigione di Malefica, a fornirgli le armi con cui combattere, a guidarlo verso il castello e ad aiutarlo lungo il cammino, liberandogli la via dagli ostacoli più temibili.
Filippo, poi, nello scontro finale, sarebbe stato sconfitto se non fosse stato per l’aiuto di Flora, rivelatosi decisivo per sconfiggere Malefica.

“Spada di Verità, vola diritta, del male provoca la sconfitta!”.

Una partita a scacchi

È emblematico il fatto che il principe Filippo, dopo essere stato catturato da Malefica, non spiccichi più parola per tutto il resto del film. Durante la battaglia finale, le uniche voci che si odono sono quelle delle Fate, che gli danno indicazioni su cosa fare.

In effetti, l’intera trama de La Bella Addormentata potrebbe essere rappresentata come una partita a scacchi fra Malefica e le Fate.
Aurora, Filippo e tutti gli altri personaggi non sono altro che pedine sulla loro scacchiera.

Non è un caso che Malefica, fin dalla sua prima apparizione, si contrapponga direttamente alle Fate prima che a chiunque altro.

Sono le Fate a reagire per prime alla sua comparsa (e Malefica risponderà subito con una frecciatina).

“Perfino la plebe!”

Poi è Serenella a ribattere quando Malefica afferma di essere rimasta amareggiata per il fatto di non aver ricevuto un invito. 

“Non eri gradita!”

Persino nel pronunciare la sua maledizione, Malefica agisce in modo speculare rispetto alle Fate, riprendendo il “pattern” del regalo alla bimba e rivoltandolo in negativo.

La scena iniziale è caratterizzata quindi da uno scambio continuo fra le Fate e Malefica, che proseguirà nel corso di tutto il film.

Al centro della trama non c’è infatti lo scontro fra Malefica e i genitori della principessa (tantomeno fra Malefica e Aurora), e neanche l’amore fra il principe e la principessa, che pur permette a quest’ultima di risvegliarsi.

A tenere i fili della vicenda ci sono da un lato le Fate e dall’altro Malefica.
Aurora è l’oggetto di contesa fra le due parti e il principe Filippo non è altro che una pedina messa in campo dalle Fate o tenuta in ostaggio da Malefica.
A dominare, quindi, sia da un lato che dall’altro, sono le figure femminili.

Questo ci permette di fare un’affermazione di vitale importanza: in questo film, tutti i personaggi importanti sono donne.

Presenza femminile

Come evidenziato da Leigh Butler, il contrasto fra le Fate e Malefica rende La Bella Addormentata un film “accidentalmente” femminista in cui i personaggi femminili contano qualcosa, fanno un percorso e influenzano gli eventi. Una storia in cui i personaggi femminili sono quelli in cui il pubblico si immedesima e per cui fa il tifo, che guidano la trama anziché venirne guidati.

Un aspetto fondamentale è quello relativo alla loro presenza e interazione: in questo film, i personaggi femminili sono tanti e sono in rapporto fra di loro.

Come mostra il grafico, La Bella Addormentata è uno dei pochi film Disney e Pixar in cui i dialoghi dei personaggi femminili superano il 60% del totale.
Fonte aggiornata al 2015.

Gran parte del film si basa sulle dinamiche di gruppo fra le Fate che – scaramucce a parte – fanno sempre fronte comune, andando oltre alle perplessità e alle paure individuali.

Serenella supererà le sue iniziali perplessità in merito al piano proposto da Flora.

Le tre Fate non sacrificano tuttavia la propria individualità, ma la mettono al servizio del gruppo, costituendo un ottimo esempio di cooperazione femminile.

A loro volta, esse interagiscono direttamente con gli altri personaggi femminili della vicenda: Malefica, come abbiamo visto, ma soprattutto Aurora, per la quale costituiscono una vera e propria famiglia.

Nell’universo Disney, caratterizzato dalla quasi totale assenza delle figure materne, le Fate costituiscono infatti uno dei pochissimi esempi di “comunità di supporto” al femminile e, secondo Gwendolyn Hofmann, una delle famiglie più stabili ed efficienti.

“Il Regno sarebbe perso se non fosse per il forte legame che unisce Rosaspina e le tre Fate nella loro improvvisata famiglia di sole donne”. – Gwendolyn Hofmann

Sebbene Aurora sia una delle poche principesse ad avere una madre ancora in vita, quest’ultima ricopre un ruolo del tutto marginale, risultando completamente impotente di fronte ai pericoli a cui la figlia va incontro.
La sua funzione materna viene in effetti assolta in toto dalle “zie” Fate, che si pongono nei confronti della figlioccia come tre mamme chiocce, affettuose e protettive. La loro spontaneità emotiva si contrappone direttamente alla regale compostezza della vera madre di Aurora.

Le tre Fate hanno ereditato molto dalla figura materna e buffa della Fata Smemorina di Cenerentola (1950), ma all’interno del film assumono un ruolo più importante e per certi versi più simile a quello dei topini Giac e Gas Gas o dei Sette Nani di Biancaneve (1937), personaggi comici che supportano la principessa per tutto il corso del film e che si rivelano fondamentali nella risoluzione finale della vicenda.
Si trattava però, in quei casi, di personaggi maschili.
Per la prima volta, ne La Bella Addormentata, una principessa può contare su un gruppo di “aiutanti” tutto al femminile.

Spesso la funzione degli aiutanti nei primi classici Disney viene sottovalutata in virtù del loro essere personaggi comici. È anche il caso delle Fate, sebbene esse ricoprano un ruolo più preponderante dei Sette Nani o dei topini.

Degno di nota è anche il fatto che La Bella Addormentata presenti personaggi femminili molto differenti fra loro, in grado di rispecchiare diversi modi di essere donna.

Lasciando ancora da parte Aurora e Malefica, è importante notare come le stesse Fate siano molto diverse l’una dall’altra.
Ironicamente, l’intenzione iniziale di Walt Disney era quella di creare tre donne identiche fra loro, una sorta di Qui, Quo e Qua al femminile.
Sono stati gli animatori Frank Thomas e Ollie Johnson a fargli cambiare idea, spiegando che “non sarebbe stato affatto divertente” se le tre Fate fossero state uguali, venendo a mancare la dinamica delle loro interazioni.

Il carattere di ognuna delle tre Fate infatti, oltre a costituire un valore aggiunto all’interno del gruppo, risulta fondamentale ai fini della storia.

La decisione di ricorrere alla magia (scelta che si rivelerà decisiva per il proseguimento della vicenda) parte da Serenella, che approfitta di un momento di defaillance di Flora e Fauna.

Il piglio autoritario e intraprendente di Flora, l’amorevole placidità di Fauna e la deliziosa insolenza di Serenella creano una sinergia che porta avanti la trama.

Fondamentali sono i momenti di confronto fra le tre Fate, nei quali ognuna aggiunge un tassello per arrivare alla risoluzione del problema, sebbene la decisione finale spetti sempre a Flora.

Il piano di Flora nasce dal confronto con le altre due Fate: Serenella le fa notare l’assurdità della sua prima proposta (trasformare Aurora in un fiore), mentre le considerazioni di Fauna rispetto a Malefica (“Non sa niente dell’amore, della gentilezza, della gioia di aiutare il prossimo”) rappresentano la molla che fa scattare l’idea.

Anche le divergenze d’opinione e le baruffe fra Flora e Serenella risultano determinanti nello svolgersi degli eventi.
A traghettare la vicenda verso il suo climax è proprio lo scontro “cromatico” fra le due che, come detto, manderà a monte tutto il loro piano.

Che sia…
… blu!

Le caratteristiche delle tre Fate si potrebbero in effetti associare ai tre elementi che, secondo Freud, compongono la personalità dell’essere umano: Flora è l’Io, che prende tutte le decisioni; Serenella è l’Es, che è guidato dall’istinto e si scontra con l’Io; Fauna è il Super-io, che fa da mediatore fra l’Io e l‘Es.

Serenella rappresenta la parte istintiva e viscerale del trio: a volte ne costituisce, insospettabilmente, la “voce della ragione”, altre volte pecca di sconsideratezza (e spesso viene “trattenuta” da Flora, ad esempio quando vorrebbe lanciarsi in uno scontro corpo a corpo con Malefica).

Infine, è opportuno evidenziare come le protagoniste di questo film siano tre donne che si distaccano in parte dagli stereotipi di genere: lo vediamo nell’impeto rissoso di Serenella o più semplicemente nel fatto che, senza magia, non sappiano cucire, cucinare o fare le pulizie.

In realtà, quest’ultimo dettaglio è riconducibile storicamente alla rappresentazione dei personaggi con poteri magici, in grado di porsi al di sopra delle consuetudini umane. Questo vale sia per i personaggi femminili che per quelli maschili: troviamo una scena simile nel classico Disney La spada nella roccia del 1963 (ad adempiere ai lavori domestici con la magia, in questo caso, è Mago Merlino), oppure ancora nelle celeberrima scena dell’Apprendista Stregone e la sua scopa in Fantasia (1940).

Questa caratteristica assume tuttavia un valore socialmente rilevante nel caso dei personaggi femminili.
Fin dagli albori della narrativa, fate e streghe hanno potuto godere di una maggiore libertà e di un maggior potere rispetto alla donna comune, non solo a livello di pura magia.
Estranee alle consuetudini e alle catene della condizione femminile umana, esse potevano vivere da sole, non sposarsi e non avere figli.
È chiaro quindi che, per questi personaggi, le faccende domestiche rappresentassero niente più di una sciocca consuetudine umana, a cui poter assolvere – eventualmente – con la magia.

La componente magica delle Fate “giustifica” le loro scarse doti domestiche.

In virtù della loro “scandalosa” libertà, le figure femminili con poteri magici assumevano spesso una connotazione negativa, qui “smussata” dall’istinto materno e dal buon cuore di Flora, Fauna e Serenella.

Un altro fattore connotato negativamente, in molti personaggi femminili con poteri magici, è la sensualità, che in Malefica si contrappone direttamente all’aspetto buffo delle tre Fate.

Le tre Fate, quindi, nonostante la loro inettitudine domestica, si distaccano da queste figure magiche: la loro rivoluzione non si basa tanto sul contrasto con il modello tradizionale femminile (a cui si ricollegano per mezzo del ruolo di “madrine”), quanto sul divergere nettamente dal concetto di come una protagonista femminile dovrebbe essere, sia secondo i canoni del tempo (ricordiamo che il film è del 1959), sia secondo quelli attuali.

Le Fate, infatti:

🌸 Non sono più giovanissime, appartengono a quella fase della vita in cui i personaggi femminili sono relegati al ruolo di madri e nonne. Ancora oggi è difficile trovare prodotti mediali che abbiano come protagoniste donne di mezz’età o addirittura anziane.

🌸 Non sono particolarmente avvenenti, quindi non sono sessualmente appetibili. Anche in virtù della loro età avanzata e del loro ruolo, affine a quello della Fata Madrina, esse appaiono buffe e totalmente asessuate.
La differenza fondamentale fra la Fata Madrina di Cenerentola e le Fate de La Bella Addormentata è proprio il fatto che queste ultime siano le protagoniste del film, ed è raro che una protagonista sia completamente immune da possibili connotazioni sessuali.

🌸 Non sono personaggi “forti” nel senso stereotipato del termine, sia per quanto riguarda la fisicità che la personalità.
Quello della protagonista “forte” è uno stereotipo che si è creato in tempi più recenti come risposta alla tradizionale concezione della donna intesa come “sesso debole”.
Come ogni stereotipo, fallisce nel rappresentare persone realistiche, con tutte le loro sfaccettature.
Si può essere forti in modi diversi e la forza di Flora, Fauna e Serenella non è convenzionale: le tre non esitano a mostrare le proprie vulnerabilità e, a livello fisico, i loro poteri sono più deboli di quelli di Malefica.

Povere sciocche semplicione! Pensavate di sconfiggere me.
Me, la signora di ogni male!

Malefica alle Fate dopo il compimento della sua maledizione
Le Fate reagiscono spaventate alla comparsa di Malefica.

Fare quello che si può

Quando il padre di Aurora, sconsolato, chiede se il magico “dono” di Serenella possa annullare la maledizione di Malefica, Flora spiega: “I poteri di Malefica sono troppo grandi” e Fauna (rivolta a Serenella), aggiunge: “Fa’ quel che puoi, cara”.
Questo è un concetto fondamentale: le Fate hanno meno potere di Malefica, ma faranno tutto quello che possono per salvare la piccola.

“Fa’ quel che puoi, cara”.

Le tre donne sono sempliciotte e ingenue anche nelle idee che propongono come risoluzione al problema (ad esempio trasformare Aurora in un fiore, così “non può pungersi”), ma sono intraprendenti e hanno coraggio e buona volontà: pur di proteggere Aurora sono disposte a fare dei sacrifici e a superare i propri limiti rinunciando ai propri poteri o avventurandosi nel covo di Malefica.

Abbiamo cercato di rendere le tre Fate personaggi positivi e allo stesso tempo aggressivi. Sono buoniste, ma non di vecchio stampo, non sono in stile Carrie Nation. Hanno un sacco di fegato.

Frank Thomas, animatore Disney
“Malefica ha preso il principe Filippo!”
“Alla montagna proibita…”.
“Ma noi non possiamo andarci!”.
“Possiamo e dobbiamo“.

Il Vero Amore

Il potere delle Fate, come spiega Fauna, può solo “fare del bene, portare gioia e serenità“, in contrasto con l’intento offensivo solitamente associato sia alla magia che alla forza fisica.

La magia di Flora trasforma le frecce…
… in fiori!

Se la magia delle Fate è volta all’altruismo, il potere di Malefica è fine a sé stesso, egoisticamente volto al potere, all’affermazione della propria superiorità, al soddisfacimento di capricci personali.

Come evidenziato da Silvia Siri, la magia delle Fate è “popolare”, parte dal basso e si mette al servizio degli umani, mentre quella di Malefica è una magia “d’élite”, si pone al di sopra e contro di essi.

L’unico modo per battere Malefica è quindi sfruttare armi che lei non conosce: “l’amore, la gentilezza, la gioia di aiutare il prossimo“.

Sono questi i valori che uniscono Flora, Fauna e Serenella nella loro missione.

Salvare Aurora dalla maledizione di Malefica è, fin dalle prime scene del film, l’obiettivo comune del trio, ciò che lo tiene compatto.

A guidarle nella battaglia finale è soprattutto l’amore per la loro figlioccia (che si ostinano a chiamare affettuosamente “Rosa”), un sentimento che, nel contesto dell’intero film, assume più importanza del rapporto fra Aurora e Filippo, anticipando di mezzo secolo la forza dei legami femminili di Frozen (2013) e dello stesso Maleficent (2014). È interessante notare come proprio quest’ultimo, film-riscrittura in live action de La Bella Addormentata, sminuisca la figura delle Fate nel tentativo di valorizzare un improbabile legame fra Malefica e Aurora. Quello che il film intende mettere in scena è una rielaborazione del topos del Bacio del Vero Amore: sarà infatti grazie al bacio di Malefica – e non a quello del principe – che Aurora si sveglierà.

I difetti delle Fate (imbranate, ingenue, distratte, etc), che nel classico le rendono simpatiche e “umane”, in Maleficent assumono una connotazione negativa.

Nel film d’animazione, l’amore della Fate non costituisce l’antidoto in grado di risvegliare Aurora.
Tuttavia, la forza del loro sentimento è indubbiamente il motore propulsore dietro a tutta la vicenda, nonché lo “scacco matto” che porterà alla sconfitta di Malefica.

La vittoria delle Fate dimostra che si può trionfare con i buoni sentimenti, che “bontà” non è sinonimo di “debolezza”.


La rivincita delle “contadine”

Spesso il pubblico si riferisce a Flora, Fauna e Serenella definendole “fatine”, fra il vezzeggiativo e lo sminuente, mentre Malefica, all’inizio del film, le umilia associandole alla “plebe”.

In originale, Malefica le insulta con il termine “rabble”, il cui significato può variare dalla connotazione più negativa di “popolane” a termini come “marmaglia” o “feccia” .

In effetti, pur con l’ausilio dei poteri magici, le Fate restano portatrici di valori semplici e di un’attitudine “terra a terra”, caratteristiche che le rendono più vicine alla “plebe” che al titolo di “onorate e venerate eccellenze” con cui ci vengono presentate. Più che tre Fate in missione per conto dei reali, sembrano tre donne del popolo che restano invischiate in qualcosa di molto più grande di loro, riuscendo in qualche modo a cavarsela.

In fondo non è un caso che, al fine di compiere la loro missione, esse si trasformino dapprima in semplici contadine: una condizione che, mancanza di poteri a parte, sicuramente gli si addice, così come il ruolo di “zie” della loro amata Rosaspina.

Le tre Fate si trasformano in contadine.

Le tre vengono sottovalutate – anche dal punto di vista dei poteri magici – in virtù del loro aspetto e del loro modo di essere, che si pone ancora una volta in contrasto con Malefica: lei algida, slanciata, spigolosa e irraggiungibile; loro calorose, piccole e tonde, donne che potresti incontrare in coda dal fruttivendolo.

Se, come accennato, i personaggi femminili con poteri magici hanno potuto godere di una rappresentazione divergente, ponendosi al di sopra delle donne comuni, quello che contraddistingue le tre Fate è proprio il fatto di porsi sullo stesso piano degli esseri umani.

A differenza di altre figure femminili magiche, che rifiutano del tutto le consuetudini dei mortali, Flora e Fauna tentano di assolvere a mansioni tipicamente “umane”, mostrando la loro inettitudine.

È proprio questa la loro forza: Flora, Fauna e Serenella rappresentano donne come tante – goffe, pasticcione e un po’ sempliciotte – che, guidate dall’amore e dalla buona volontà, riescono in imprese straordinarie.

Nel sottovalutare le Fate (e, indirettamente, la forza della semplicità, della quotidianità, dei buoni sentimenti), Malefica firma la propria condanna.

La storia elegge le Fate a vincitrici assolute grazie alle loro virtù, ma anche ai loro difetti, che le rendono simpatiche e “umane”, facendo sì che il pubblico si immedesimi in loro.
La loro ingenua sprovvedutezza o la giocosa immaturità delle loro baruffe permettono allo spettatore di sentirle più vicine a sé rispetto ad Aurora o a Filippo.

Questo senso di familiarità ci porta dalla definizione di “protagonista” al concetto di “eroina“, quel personaggio a cui tieni e per cui fai il tifo, che speri di veder trionfare, raggiungere i suoi obiettivi.

A testimonianza del loro fondamentale contributo nella vicenda, l’ultimo dialogo del film spetta proprio alle Fate.
La loro missione è stata portata a termine e ora ne osservano commosse i risultati: questo è prima di tutto il loro trionfo, la loro rivincita.

Diventando a tutti gli effetti le eroine della loro storia, le Fate dimostrano non solo che gli eroi possono essere donne, ma anche che queste donne non devono per forza essere giovani, belle, forti o brillanti.
L’importante è fare quello che si può con i propri mezzi.

Le Fate osservano commosse il risultato dei loro sforzi.

Dedicato a Silvia, che riesce a compiere opere straordinarie grazie alla sua “besagninità”.

Articolo di: Leone Locatelli

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