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Il video del brano è ispirato a Hotaru Tomoe di “Sailor Moon”.

Alabaster è un giovane cantautore che ha dedicato a Sailor Saturn il video del suo primo singolo, Singularity.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui sulla sua musica, sulle icone che lo hanno ispirato e sul suo amore per la dolce e triste “Hotaru dalla pelle d’alabastro”.

Ciao, Alabaster!
Prima di tutto: da cosa deriva il tuo nome d’arte?

Ho scelto questo nome perché ho sempre avuto la pelle molto chiara e, in seguito ad approfondimenti sugli antichi egizi, grandi conoscitori dell’astronomia, ho scoperto che le piramidi probabilmente erano ricoperte ab origine da uno strato di alabastro che rifletteva la luce lunare e che era presente anche al loro interno.
Poi, quando ho letto la pagina del manga di Sailor Moon in cui la pelle di Hotaru (Sailor Saturn), personaggio a me molto vicino, viene definita “d’alabastro”, ho pensato che fosse un ulteriore segno del fatto che stessi facendo la cosa giusta, con la mia musica e con la scelta del nome.


Parlaci del tuo brano Singularity e dell’inizio della tua carriera musicale.

Ho cominciato a scrivere canzoni a 14 anni e, prima di Singularity, ho scritto due EP, ma non li ho mai finalizzati e resteranno probabilmente per sempre inediti.
Quindi Singularity è a tutti gli effetti il mio debutto come artista indipendente. È un brano che ho scritto e composto il 2 novembre del 2016, ma che ha visto la luce nell’estate del 2019, quando ho incontrato il mio produttore Robin Marchetti, leader della band Carousel47.

Singularity ha un sound molto particolare. A quali sonorità ti sei ispirato?

Con Singularity ho voluto tramutare in esperienza auditiva la mia vena dark, anche mediante l’utilizzo di synth molto sinistri in sottofondo, quasi infernali.
Nell’intro strumentale ho voluto implementare il suono di Saturno che la sonda Cassini ha catturato sotto forma di onde radio durante una delle sue formidabili orbite intorno al mio pianeta preferito.

Musicalmente, le influenze principali provengono dalle produzioni più “urban” di Lana Del Rey, dalle atmosfere del recentissimo sforzo discografico di Mariah Carey e dal “dark pop” americano. Per quanto riguarda l’assetto vocale potrei citare le stesse artiste fra le contaminazioni maggiori. Credo che “alternative r&b” possa descrivere il genere al meglio.

Di Singularity ci ha colpito anche il testo.
Quali sono state le tue fonti di ispirazione?

Se si parla di cantautori, citerei la “penna quasi maledetta” di Lana Del Rey e i testi di Marina and the Diamonds (oggi solo Marina), che trattavano tematiche introspettive e archetipiche accompagnate da melodie a tratti frizzanti, a tratti malinconiche e sognanti. Per completare un’ideale triade, aggiungerei Florence Welch (Florence + the Machine) che, nonostante abbia visitato “posti” estremamente oscuri, tende alla luce e alla pace interiore. Florence mi ha aperto la mente verso l’accettazione dei propri demoni interiori per poterli esorcizzare. Tutte e tre le artiste mi hanno mostrato che il mondo ascolta chi ha tanto da dire.

Un’immagine della Sonda Cassini.

Per il resto, sono stato sicuramente ispirato dall’astronomia. Una caratteristica della mia scrittura è proprio l’uso frequente di metafore astronomiche, avendo io una smisurata curiosità per tutto ciò che riguarda lo spazio aperto, i corpi celesti e come essi funzionano…

Nel testo, ho voluto fondere elementi umani ed espressioni indicate a descrivere elementi del cosmo perché l’umanità non è altro che una breve, sorprendente, parentesi dell’universo. Credo che noi esseri umani non funzioniamo in modo assai diverso dagli astri…

Singularity racconta della mia condizione esistenziale come se fosse qualcosa di esistente nello spazio aperto, a distanze siderali: a un certo punto della mia vita, mi sono sentito come se fossi l’essenza di un buco nero che distruggeva tutto ciò con cui entrava in contatto… non a caso, il buco nero lo ritrovate anche dietro a me nella copertina del singolo.

Inutile dire che questa mia passione per l’astronomia è nata anche grazie a Sailor Moon

Arriviamo dunque a parlare di Sailor Moon e del personaggio di Hotaru Tomoe (Sailor Saturn).
Qual è stato il tuo rapporto con questo manga/anime e con questo personaggio, dall’infanzia ad oggi?

Da bambino vivevo la mia passione per Sailor Moon un po’ in segreto: quando la esternavo venivo deriso dagli altri bambini (e anche da alcuni adulti). Negli anni Novanta era ancora forte il pensiero di una divisione fra “le cose da maschi” e “le cose da femmina” e se a un bambino piacevano cose canonicamente definite adeguate per il mondo femminile era considerato un problema (ancora oggi è così, in molti casi), quindi sono stato spesso discriminato per essere un fan della paladina della legge che veste alla marinara. Mi sono riappropriato del mio rapporto con Sailor Moon nell’adolescenza, quando, in seguito a un percorso di introspezione, mi sono chiesto da cosa derivasse il mio profondo senso della giustizia e la mia tendenza ad aiutare il prossimo, a non vedere il “diverso” come un nemico. La prima risposta l’ho trovata nell’esempio di mia madre, ma sicuramente il personaggio di Sailor Moon col suo dichiararsi “paladina della giustizia” e col suo porgere una mano anche al nemico più efferato credendo nella possibilità di una redenzione ha giocato un bel ruolo nella formazione di certi miei ideali imprescindibili.

Sailor Saturn in un’illustrazione di Ikuko Itoh leggermente rielaborata per la copertina di un DVD nel 2005.

Per quanto riguarda il personaggio di Sailor Saturn, la malinconica Hotaru mi incuteva un certo timore e un senso di inquietudine ma, invece di prendere le distanze dal suo personaggio, ho capito che mi sentivo così perché in lei ritrovavo quegli stessi sentimenti che io cercavo di reprimere per tutelarmi già da bambino: entrambi abbiamo avuto un’infanzia particolare, per certi versi mutilata e sostituita disfunzionalmente da problematiche del mondo adulto. Crescendo e riguardando l’anime degli anni Novanta (e anche il più recente Sailor Moon Crystal) ho riconosciuto in Hotaru il peso di vivere divisa fra due mondi in conflitto, opposti, e di avere letteralmente due personalità contrastanti dentro di sé, il che ha portato la mia mente ad associare questa immagine al modo in cui si manifestano svariati disturbi psichici, argomento che mi sta molto a cuore per motivi personali.

Hotaru, anche dopo la sua rinascita, rimane la bambina che cresceva troppo in fretta, saltando delle tappe, la stessa cosa credo sia successa a me. Prima ancora, ha dovuto lottare contro la Mistress 9 che incarnava in un certo senso anche i suoi desideri più oscuri, fase che ho attraversato anch’io all’inizio dei miei vent’anni. Ora, a 28 anni, mi riconosco in una quasi-Sailor Saturn; “quasi” perché sto ancora lottando per le mie conquiste personali, ma aspiro a raggiungere un certo equilibrio di base, sicuramente variabile perché nulla è immutabile, ma senza forti oscillazioni, e vorrei essere più sicuro di me, quella stessa sicurezza che Sailor Saturn ha dimostrato di possedere più volte.


Sebbene il testo di Singularity non sia direttamente ispirato a Sailor Saturn, molti suoi passaggi vengono rappresentati nel video attraverso la storia di Hotaru Tomoe in Sailor Moon S.
Vuoi parlarcene?

Come sa chi ha visto l’anime o letto il manga, Hotaru vive una conflittualità interiore, poiché contiene in sé sia l’essenza dormiente di Sailor Saturn, guerriera della distruzione, che la coscienza della Mistress 9, una despota aliena intenta a portare un mondo di tenebre e regnarvi come sovrana eliminando ogni traccia del mondo preesistente. Questo conflitto fra luci e ombre fa da filo conduttore in “Singularity” in cui faccio riferimento a me stesso mediante una metafora di carattere astronomico, ovvero dipingendomi come singolarità nuda, punto infinitesimamente piccolo che teoricamente risiede al centro di un buco nero, area che, a oggi, risulta ancora inesplorata.
Tale conflitto si consuma al fine di raggiungere un equilibrio interiore, un’esperienza di pensiero nitido e nobiltà d’animo.

Fondamentale, al pari del traguardo, è il percorso stesso verso l’equilibrio, determinante nel conferire carattere permanente ad esso. Affrettarlo precipitosamente, con una certa noncuranza nel guardarsi dentro, porta alla conquista di un equilibrio effimero, come succede a Mistress 9, che vediamo intenta a raggiungere con le proprie mani (quindi – metaforicamente – con la forza, e non mediante un mite cammino di introspezione) la coppa lunare, simbolo di tutto ciò a cui lei anela.
Al contrario, l’anima di Sailor Saturn, liberatasi mediante un processo di introspezione, salverà il mondo dalla lugubre atmosfera in cui era sprofondato, proprio come in un buco nero, segnando il trionfo della luce sulle tenebre.


Il concetto di “liberazione” è fondamentale nel personaggio di Hotaru, prigioniera dell’involucro di Mistress 9.

Sì, Hotaru (simbolo di purezza e sottomissione) viene tramutata in Mistress 9 (simbolo di ipersessualizzazione) da suo padre che le impone questa personalità contro la sua volontà.
Quando Sailor Saturn prenderà il sopravvento, liberandosi di Hotaru e di Mistress 9, sarà finalmente padrona di essere se stessa, potendo così decidere in che misura esprimere il proprio essere in tutta la sua complessità.
Non più costretta a esistere in un dualismo impostole da terzi, Sailor Saturn sarà libera di condurre una nuova vita dopo essere rinata, essendo esclusivamente se stessa.

Il messaggio è anche questo: accettando e dichiarando la propria singolarità ci si riesce a liberare dalla pressione sociale imposta dai canoni di bellezza e dalle restrizioni sociali di carattere sessista al di fuori dei quali non ci sentiamo avvenenti o anche semplicemente accettati.


Nel testo ripeti più volte “naked i am”.
È un invito a mettersi a nudo, a mostrarsi per quello che si è?

Sì, è necessario mettere a nudo il proprio essere sezionandolo fino alla sua parte più piccola e invisibile (“singularity”), anche se questa ci sembra irraggiungibile (“unreachable land”).
A volte, invece, ci nascondiamo dietro maschere come, nel mio caso, quella dell’insolenza (“obnoxious queen” – rappresentata da Mistress 9), conducendo un’esistenza atroce, e ci arrocchiamo all’interno del buco nero facendone quasi una fortezza.
Il raggiungimento della stabilità e della consapevolezza avviene attraverso il superamento di certi schemi che ci ostacolano e qui fa il suo ingresso il concetto di distruzione necessaria alla rinascita, caratteristica che accompagna il personaggio di Sailor Saturn.


Oltre a Sailor Saturn, quali altri personaggi femminili ti hanno ispirato nella tua vita?

Premetto che le figure femminili mi hanno da sempre ispirato, la parte femminile è assai prominente nel gioco di equilibri che caratterizza il mio essere.

Altre eroine del piccolo schermo che mi hanno ispirato sono state sicuramente Xena (la principessa guerriera), Buffy (l’ammazzavampiri) e Willow la strega (grandissima figura LGBTQI+ della televisione), Piper e Prue Halliwell di Charmed – Streghe, Regina Mills, la “evil queen” di Once Upon A Time, e più di recente la complicatissima Jessica Jones nell’omonima serie Marvel prodotta da Netflix.

Quelle che ho citato sono tutte figure femminili con personalità estremamente complesse, a tratti danneggiate, donne capaci di compiere gesti di grande coraggio pur non avendo paura di mostrare il proprio lato più vulnerabile.
Mi rivedo molto in personaggi con queste caratteristiche.

Autoritratto di Alabaster.

Un’ultima domanda: quali sono i tuoi progetti futuri inerenti la tua carriera musicale?

Se le cose andranno per il verso giusto, presto uscirà un secondo singolo che anticiperà un EP.

Dal punto di vista del sound, non mi allontanerò dal mood dark che contraddistingue il mio primo singolo, ma ci potranno essere contaminazioni di stampo più soul, elettronico, rock e magari qualcosa di retrò.
Ci sarà spazio anche per le ballad.

Al momento, ho abbastanza materiale per due EP e sto continuando a scrivere per il mio album di debutto.
È tutto nella mia mente e sul mio fedele amico iPad Pro, grazie al quale ho anche realizzato l’artwork per Singularity: amo disegnare e l’era tecnologica mi ha aperto le porte dell’arte digitale.

Illustrazione di Sailor Saturn realizzata da Alabaster in esclusiva per heroica.

Il testo di Singularity di Alabaster:

Stuck in this prison since I can remember
Playing a power game with space-time
Here with my nemesis, my tormentor
And he looks just like me
Like me
Like me

Waiting for the night to come and finally
Release my vulnerability completely
Unknown, mysterious unreachable land
Naked I am
I am
I am

Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, singularity

Obnoxious queen, existence feels atrocious
Behind unbreakable, redoubtable walls
Here in my light-proof heavy empire
Naked I am
I am
I am

Unattractive to be the most attractive
Carrying a diamond-shaped beating machine
The brightest light wrapped up in deepest darkness but
Naked I am
I am
I am

Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, singularity

Seeking for stability
Seeking for reality
Seeking for nobility
Naked I am
I am
I am

Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, -larity, -larity
Singu-, singu-, singularity

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